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Le difficoltà dell’azionario Europa; siamo vicini ad un cambio?

azionario Europa

L’azionario Europa non ha avuto vita facile negli ultimi anni.

Gli USA e la Cina sono stati in prima linea nelle tendenze chiave di questo secolo. Guerre commerciali, frontiere tecnologiche, crescita economica e molto altro hanno visto queste due aree al centro dell’attenzione.

Nel frattempo, l’Europa ha trascorso gli ultimi 20 anni sotto tono e relativamente poco amata dagli investitori.

Il prodotto interno lordo globale è cresciuto del 160% in due decenni, mentre il Vecchio Continente ha registrato una crescita più debole, con un aumento del PIL solo del 90%. Pertanto, la quota dell’Europa nel valore dei mercati azionari globali si è quasi dimezzata negli ultimi 20 anni.

I motivi delle scarse performance dell’azionario Europa

Parte di questo declino è derivato da una sovraesposizione a industrie tradizionali, come le banche e l’energia, poiché gli investitori si sono allontanati sempre più dall’allocazione settoriale tradizionale. Per contro, si sono concentrati maggiormente sulla tecnologia, gli investimenti tematici e le questioni relative alla governance ambientale, sociale e aziendale.

Questi aspetti si sono riversati naturalmente anche sui mercati finanziari.

Possiamo vedere come, dagli anni 2000, l’Europa sia stata evidentemente il continente più debole se confrontata con Stati Uniti e mercati emergenti.

Gli indici azionari europei hanno sofferto una crisi economica che si è protratta per molto più tempo rispetto agli USA. L’Italia, poi, ha sofferto la crisi più degli altri.

Tutto ciò è riscontrabile anche nell’inflazione. Questa è rimasta da tempo su livelli bassissimi e i tassi sono da tempo negativi.

Azionario Europa, composizione settoriale, ma anche problemi macroeconomici

La governance europea non ha certo aiutato l’economia e le azioni europee.

La divisione sulle politiche fiscali rendono più difficile creare dinamiche comuni di crescita. I debiti dei vari paesi dell’eurozona non hanno aiutato ad attirare investimenti.

L’Europa è divisa tra i paesi con elevatissimo debito pubblico e paesi con una situazione economica sostenibile (vedi la Germania). La burocrazia e la macchina governativa europea presentano notevoli limiti dal punto di vista della celerità con cui si avallano riforme e si prendono decisioni. Non è semplice doversi accordare tra paesi molto diversi su parecchi fronti. Queste difficoltà sono evidenti e ci vorrà ancora del tempo prima di riuscire a superarle.  Questi problemi oggi non consentono all’Europa di muoversi al pari delle altre grandi potenze mondiali.

 

Azionario Europa, uno sguardo al futuro

Guardando al futuro, tre fattori determineranno se l’Europa sarà nuovamente relegata al terzo posto dietro Stati Uniti e Cina: persone, tecnologia e azione per il clima.

L’Europa è il primo ed unico continente ad avere un’età media molto alta e ha il più basso tasso di fertilità globale con 1,6 figli per donna. Siamo ben al di sotto della soglia di sostituzione, che per i Paesi sviluppati è 2,1.

Sul secondo fattore, la tecnologia, l’Europa non sta andando molto meglio. La sua stagnazione cronica è stata ostacolata da investimenti insufficienti in ricerca e sviluppo.

Nel 2000 l’UE investiva quasi l’1,7% del suo PIL in ricerca e sviluppo tecnologico, mentre la Cina ne investiva circa la metà, lo 0,9%. Da allora, la Cina ha quasi triplicato i suoi investimenti, mentre quelli dell’UE sono aumentati solo al 2% circa nel 2019.

Sul clima, l’Europa ha un chiaro vantaggio sugli Stati Uniti. Tuttavia, anche gli Usa con l’amministrazione Biden potrebbero dare una svolta in tale direzione.

Una cosa è certa: sui listini si nota questo divario cresciuto in questi anni.

I settori più colpiti dell’azionario Europa

Particolarmente evidente è stata la caduta del settore finanziario europeo. L’aumento delle piattaforme di pagamento globali, gli oneri normativi e il calo dei tassi di interesse hanno contribuito a quasi dimezzare il loro peso negli indici di mercato in cinque anni, portandoli ad appena il 7,1% dei mercati azionari alla fine del 2020.

La mossa è stata così radicale che nel 2020 tre società di pagamenti elettronici, PayPal, Square e Adyen, avevano insieme una capitalizzazione di mercato maggiore dell’intero settore bancario dell’UE nell’indice Stoxx 600.

Gli esempi della diminuzione dell’influenza delle industrie europee tradizionali sono numerosi. Uno è che la capitalizzazione di mercato di Cisco ha superato quella dei principali fornitori di servizi di telecomunicazioni nel Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Svizzera messi insieme.

Azionario Europa penalizzato anche dall’investiento su indici?

L’Europa vanta poi dei brand di un’importanza assoluta a livello mondiale (alcuni anche in Italia, vedi Ferrari). Ci sono delle valide società, il cui valore è chiaramente apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo e che in Borsa riescono a fare molto bene. Pensiamo ad esempio a LVMH nel lusso, o Essilor-Luxottica negli occhiali.

Il problema è che vanno sempre prese singolarmente, non c’è molta forza a livello di insieme, a livello di indice. Eccellenze totali, ma numericamente ridotte se messe a confronto con le grandi multinazionali presenti per esempio sui listini americani.

Nel periodo d’oro degli ETF, questo aspetto è mollto importante, perché in una logica di insieme le aziende americane riescono a catturare flussi molto maggiori, in un meccanismo che si autoalimenta.

Infatti, l’arrivo di somme di denaro sui fondi passivi fanno poi volare le quotazioni delle singole società. E’ il caso, ad esempio, di Tesla quando è entrata nell’S&P 500.

Può cambiare qualcosa?

C’è da dire che se da un lato tutte queste problematiche sono assodate, dall’altro abbiamo alcuni indici internazionali su livelli molto alti. Per contro, l’azionario Europa è molto più economico.

Questo potrebbe giovare almeno in parte, grazie alla rotazione verso aziende di tipo value già in essere.

L’Europa potrebbe quindi ricevere un po’ di flussi da un’eventuale rotazione settoriale che riporterebbe su valori più “realistici” le numerose società tecnologiche che oggi presentano valori di mercato forse un po’ troppo alti.

Vi sono infatti anche alcune tematiche di forte interesse in Europa, che sono invece state snobbate dagli altri grandi players di mercato.

Dal punto di vista dell’attenzione al problema climatico invece l’Europa è in testa. Nel 2020, l’Europa è diventata il primo grande blocco economico ad adottare obiettivi per emissioni nette di carbonio zero e con tali obiettivi sono seguiti finanziamenti, aziende, tecnologia e regolamentazione.

L’Europa rappresenta quasi il 70% di tutti gli asset dei fondi comuni di investimento ESG, ha già ricavato il 57% della sua energia da fonti rinnovabili nel 2020 e otto delle prime 10 società di energia pulita per capitalizzazione di mercato si trovano nel continente.

Su queste tematiche l’Europa è forte; tale comparto potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per riportare l’Europa ad avere un ruolo importante nella crescita globale, portando anche maggiori investitori ad interessarsi alle proprie aziende quotate. Su certe tematiche ci siamo mossi in anticipo e questo può rappresentare un’ancora di salvataggio.

Qualcosa si muove sull’azionario Europa

Negli ultimi mesi l’azionario Europa ha ricevuto flussi monetari che hanno  fatto crescere gli indici. Ma siamo ancora lontani da quanto visto sulle azioni USA.

Probabilmente il Value potrebbe tornare ad attirare investitori se vi fosse un rialzo dei tassi. Su eventuali storni azionari, certi multipli potrebbero diventare maggiormente appetibili.

Tuttavia, i vari problemi sopra menzionati lasciano pensare ad un futuro non facile per il Vecchio Continente.

Per questo, non si può investire in modo patriottico e/o senza tenere conto dei trend mondiali. Un portafoglio diversificato deve contenere l’Europa, ma non può prescindere da quello che è il suo peso effettivo al mondo.

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Buon investimento.

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