VAR (value at risk) o valore a rischio cos’è, cosa significa e a cosa serve?

var-in-finanzaIl VAR, acronimo in inglese di value at risk, in italiano significa letteralmente “valore a rischio“.  Il VAR è un dato statistico, spesso espresso in termini percentuali, che misura il livello di rischio di un investimento finanziario.

In termini più pratici, con il VAR puoi conoscere il rischio massimo cui è sottoposto il tuo capitale una volta investito in una determinata attività finanziaria, o un insieme di esse. In quest’ultimo caso il VAR si riferisce all’intero portafoglio d’investimento.

Grazie al VAR puoi sapere con un certo grado di accuratezza qual è il rischio massimo, quindi la perdita massima, che potrebbe subire il tuo capitale in un dato frangente di tempo.

Finalmente da oggi in poi quando leggerai su di un prospetto informativo: “il VAR 95% ad un anno del portafoglio “che Dio me la mandi buona” è pari al 7,75%” non resterai basito!

Comprenderai immediatamente che questa informazione, se fino a ieri fosse stata scritta in aramaico antico non avrebbe fatto alcuna differenza, significa molto semplicemente che: quel portafoglio in un anno ha una probabilità del 95% di non subire una perdita maggiore al 7,75%.

Gli elementi su cui si fonda il VAR sono quindi due:

  1. l’arco temporale di riferimento: ovvero il periodo di tempo entro cui è possibile che tu subisca quella data perdita.  L’arco di tempo più lungo utilizzato di solito è  un anno. Quello più breve è un giorno.
  2. la percentuale di confidenza: ovvero la probabilità statistica che il VaR copra la volatilità massima di un portafoglio (i due intervalli di confidenza più usati sono 95% e 99%).

Value at risk: ecco i suoi limiti

Benché sia un dato molto diffuso sui prospetti informativi dei portafogli di investimento, soffre di diverse lacune.

Il primo limite è riscontrabile nella logica di costruzione dell’indicatore. Il VAR ti informa sulla perdita massima che potrebbe subire il tuo portafoglio, ma non ti dà nessuna certezza matematica che nell’intervallo considerato tu non vada oltre tale perdita.

Il VAR più accurato è pari al 99%. Sebbene esista solo l’1% di probabilità che le cose vadano diversamente da quanto ipotizzato, non hai nessuna informazione su cosa potrebbe succedere al tuo portafoglio in tali rare circostanze!

Il secondo aspetto da considerare è che il VAR si regge su un’ipotesi molto forte: nella stima del VAR la distribuzione dei rendimenti viene supposta “normale” ovvero di tipo gaussiana.
Ora non vogliamo entrare nei dettagli statistici, ma è sufficiente che tu sappia che è un’ipotesi troppo semplicistica che difficilmente trova risconto nella realtà.

Nel tempo si sono sviluppate diverse metodologie per il calcolo del VAR, ognuna con lo scopo di eliminare i limiti di quelle precedenti. Attualmente non esiste nessuna metodologia considerata “perfetta”.

Oltre al metodo basato sulla “normale”, due sono le metodologie più diffuse:

  • Metodo della simulazione storica
  • Metodo della simulazione Monte Carlo

Nel primo caso non si fa nessuna ipotesi sulla distribuzione dei rendimenti in quanto questa si basa sui dati passati. La critica maggiormente mossa è che il VAR così calcolato è sicuramente più oggettivo, ma perderebbe qualsiasi capacità predittiva.

Il modo più complesso di calcolare il VAR è certamente con il metodo Monte Carlo. Con tale metodo l’analista ha la possibilità di intervenire su molti parametri. Può ad esempio intervenire sulle ipotesi di distribuzione dei rendimenti. La possibilità di riconoscere all’operatore ampi margini di manovra per molti è il vero tallone d’Achille di questa metodologia.

Valore al rischio: è un dato indispensabile?

Come hai potuto vedere benché sia un’informazione di immediata comprensione, non ti fornisce nessuna garanzia che il tuo investimento supporti quel rischio.

Proprio per questo motivo è un dato che non forniamo rispetto ai nostri portafogli modello.

Attenzione: questo non significa che non puoi conoscere il rischio dei nostri portafogli: ci mancherebbe!

Per ogni portafoglio presente nei vari servizi forniamo annualmente il valore della “volatilità” (statisticamente “deviazione standard“). La volatilità del portafoglio ti permette di capire come i rendimenti si sono comportati nel tempo. 
Un portafoglio che dopo 5 anni ha prodotto un rendimento ad esempio del 5% medio annuo non significa assolutamente che in questi anni il rendimento è stato sempre positivo!

Un portafoglio che presenta una elevata volatilità è un portafoglio che nei periodi di crisi ti farà penare un bel pò. Evidentemente nelle fasi di turbolenza del mercato, un siffatto portafoglio, registrerà forti contrazioni e con ogni probabilità il rendimento potrebbe diventare negativo prima di stabilizzarsi nuovamente nei periodi successivi.

La volatilità benché sia un dato molto semplice anche da calcolare, lo riteniamo molto utile ed affidabile in quanto ti dà concretamente una misura del rischio di portafoglio.

Il punto di forza di questo indicatore è la sua oggettività. Basandosi su dati passati e quindi reali, non lascia spazio ad “ipotesi” e quindi a “manipolazioni” della formula, cosa che invece è possibile fare con il VAR.

La volatilità in quanto “dato storico” non ti dà nessuna certezza che la stessa si ripeta con tale intensità anche in futuro. Tuttavia quando più la serie storica su cui viene calcolato il dato è lunga, maggiore è l’affidabilità di questa informazione.

I portafogli modello presenti nei vari servizi offerti su questo sito sono abbastanza anziani. Alcuni portafogli hanno addirittura 12 anni. Lasciamo a te le conclusioni! 😉

Buon investimento!

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