fbpx

Differenza tra tasso di interesse nominale e reale: facciamo chiarezza!

tasso-dinteresse-reale-1

Quando valuti un investimento, sicuramente la tua attenzione va al tasso d’interesse e quindi al rendimento!

Per conoscere il rendimento “effettivo” di un investimento non è sufficiente limitarsi a guardare il tasso d’interesse pubblicizzato.
Il tasso di interesse di un’attività finanziaria è espresso in termini nominali ed esprime semplicemente il rendimento monetario in termini percentuali di un investimento.

Se, ad esempio, su un foglio informativo di un’obbligazione c’è scritto “rendimento annuo 3%”, sappiamo che se investiamo oggi un capitale di 1.000 euro tra un anno riceveremo oltre al capitale investito (i 1.000 euro) anche 30 euro in più. Il rendimento monetario del nostro investimento è stato di 30 euro!

Il sacrificio di privarti di un ammontare di denaro oggi ti viene ripagato con una somma maggiore domani. Mi sembra giusto!

Il tuo risparmio ha consentito oggi ad un altro soggetto di utilizzare delle somme di denaro di cui non disponeva. Per questo, alla scadenza pattuita, ricambierà il tuo favore ridandoti più di quanto gli hai prestato!

Il tuo sacrificio è stato valido?

Se riprendi l’esempio di prima, istintivamente risponderai di sì! Tra un anno riceverai effettivamente più di quanto avevi oggi. Ricordi? 1.000 euro di oggi contro i 1.030 di domani!

In realtà non è sufficiente sapere che domani riceverai più di quanto hai investito oggi per dire che hai fatto un buon affare!

Può succedere infatti che domani, nonostante una somma maggiore di cui disporre, non riuscirai a compare la stessa quantità di beni e servizi a cui hai accesso oggi con i 1.000 euro!

Se così fosse hai fatto un pessimo affare, non credi?!

Il rendimento di un investimento deve essere almeno tale da consentirti di comparare domani le stesse cose che puoi acquistare oggi con un somma minore.

A di là di qualsiasi altra considerazione sul giusto rapporto tra rischio e rendimento, un investimento deve garantirti come “minimo sindacale” almeno lo stesso potere d’acquisto della moneta!

Qualora ciò non si verificasse, non ha nessun senso realizzare quella forma d’investimento.

Perchè?

Semplicemente perchè è un investimento a perdere!

Come faccio a capire se l’investimento mi riconosce almeno il “minimo sindacale”?

Il tasso di interesse reale: ecco come calcolarlo

Per capire se l’investimento che stai considerando “protegge” il potere d’acquisto del tuo capitale devi calcolare il tasso d’interesse reale.

Il tasso d’interesse reale ti dice di quanto in termini di beni e servizi (da cui il termine reale) è cresciuto il tuo capitale.

A livello intuitivo, possiamo dire che il capitale è protetto dal potere erosivo dell’inflazione se l’investimento cresce almeno alla stessa velocità dei prezzi dei beni e servizi.

In altri termini, se il tasso d’interesse nominale è pari al tasso d’inflazione.

Ne deriva quindi che il tasso d’interesse reale si calcola molto semplicemente come differenza tra tasso d’interesse nominale e tasso d’inflazione.

Tasso d’interesse reale = tasso d’interesse nominale – tasso d’inflazione 

 Tasso d’interesse reale: ecco un’altra formula

Mi è capitato più di una volta di ricevere mail da parte di lettori e/o clienti in cui mi dicono che più volte hanno letto in giro che esiste un’altra formula per calcolare il tasso d’interesse reale e giustamente mi hanno chiesto quale sia quella corretta.

La formula di cui parlano è la seguente:

 

tasso-dinteresse-reale-composto

Questa formula è meno intuitiva di quella precedente ma in realtà è più corretta quando l’investimento che realizzi  prevede la capitalizzazione degli interessi

Capitalizzare gli interessi significa semplicemente una volta “maturati”, gli interessi vengono reinvestiti nella stessa forma d’investimento andando ad accrescere il capitale investito.

Quello calcolato in questa formula è quindi il tasso d’interesse reale composto. Il tasso d’interesse reale composto è sempre minore del tasso d’interesse reale semplice ottenuto con la formula precedente.

Esattamente come avviene per il tasso d’interesse nominale semplice e composto. Il primo è sempre maggiore del secondo.

Facciamo un esempio: Tasso d’interesse nominale 3%; inflazione attesa 2,5%

Formula 1)

Tasso d’interesse reale: 3% – 2,5% = 0,5%

Formula 2)

tasso-interesse-reale-semplice

Se hai un pò di confusione in testa non preoccuparti perché nei prossimi giorni farò un articolo proprio sulla differenza tra tasso d’interesse semplice e composto e a quel punto anche questo concetto di sarà più chiaro!

Tasso d’interesse reale e nominale: conclusioni

Per valutare la bontà di un investimento:

  • calcola il tasso d’interesse reale.
  • Il tasso d’interesse reale deve essere almeno pari a “zero” per avere un investimento che protegga almeno il potere d’acquisto del tuo capitale. In caso contrario è un investimento da evitare!
  • il tasso di interesse reale può essere calcolato con due formule. Quella più “complessa” è da utilizzare in caso di investimenti che prevedono la capitalizzazione dei rendimenti

Se sei stanco di ottenere rendimenti reali bassissimi prova il nostro servizio “Trend & Strategie premium“!

Buon investimento!

10 pensieri riguardo “Differenza tra tasso di interesse nominale e reale: facciamo chiarezza!

  • 21 novembre 2018 in 13:24
    Permalink

    Salve,
    quindi se ho capito bene, il tasso di interesse reale può essere paragonato al tasso di attualizzazione che viene impiegato per calcolare i flussi di cassa attualizzati e quindi per calcolare l’indicatore VAN – Valore Attuale Netto?
    In caso contrario, è possibile avere indicazioni su come calcolare tale tasso?
    Grazie

  • 22 novembre 2018 in 18:43
    Permalink

    Virginia, sì e no. Per il calcolo del VAN si può usare l’interesse reale, ma in questo caso non si deve considerare l’inflazione nella previsione dei flussi. Se, invece, si incorpora nei flussi anche l’inflazione, allora si dovrebbe considerare l’interesse nominale.

  • 10 marzo 2020 in 15:27
    Permalink

    “Quello calcolato in questa formula è quindi il tasso d’interesse reale composto. Il tasso d’interesse reale composto è sempre minore del tasso d’interesse reale semplice ottenuto con la formula precedente.
    Esattamente come avviene per il tasso d’interesse nominale semplice e composto. Il primo è sempre maggiore del secondo”.
    Vero se la periodicità di capitalizzazione corrisponde all’anno; se però la periodicità di capitalizzazione degli interessi è infrannuale (semestrale, trimestrale, mensile, ecc.) in questo caso:
    tasso di interesse reale capitaliz. composta > tasso di interesse reale capitaliz. semplice

    Conferma ? grazie per l’attenzione. Riccardo

  • 10 marzo 2020 in 16:36
    Permalink

    No anche su periodicità infrannuale il composto è comunque inferiore al tasso semplice

  • 11 marzo 2020 in 10:17
    Permalink

    Facciamo un esempio: Tasso d’interesse nominale annuo 10%, inflazione annua attesa 6%, periodicità di pagamento degli interessi semestrale (2).
    TAN 10,00%
    TAN/2 5,00%
    conversione tasso annuo => capitalizzazione composta 10,25% maggiore di 10 perché c’è la cap. degli interessi durante l’anno.
    tasso di interesse reale capitaliz. semplice 10% – 6% = 4,000%
    tasso di interesse reale capitaliz. composta ((1+10,25%) / (1+6%)) -1 = 4,009%
    E più ci sono capitalizzazioni durante l’anno più il tasso aumenta ovviamente perché gli interessi maturati vengono a loro volta investiti.
    Es. vogliamo investire 500,00 euro per un anno:
    regime di capitalizzazione semplice degli interessi = 500 * (1+(5,00%*2)) = 550,00€ nominale
    regime di capitalizzazione semplice degli interessi = 500 * (1+4,00%) = 520,00€ reale
    regime di capitalizzazione composta degli interessi = 500 * (1+5,00%)^2 = 551,25 nominale
    regime di capitalizzazione composta degli interessi = 500 * (1+4,009%) = 520,05 reale
    i valori in regime composto sono più alti perché gli interessi maturati dopo 6 mesi vengono re investiti allo stesso tasso.
    Cosa ne pensa ?

  • 11 marzo 2020 in 10:23
    Permalink

    Ecco ho trovato il punto: se bisogna convertire anche il tasso di inflazione così come il tasso di interesse nominale allora sì, anche su periodicità infrannuale il composto è comunque inferiore al tasso semplice. Qualora il tasso di inflazione non dovesse essere convertito, allora vale quanto ho scritto.

  • 11 marzo 2020 in 11:23
    Permalink

    In realtà c’è un errore di fondo e cioè che si deve partire dallo stesso risultato finale per determinare il tasso ( e non partire dal tasso). Esempio 10.000 investiti semestralmente per due volte e diventano alla fine 11.025 euro. Quali sono i tassi semplice e composto?

    Il tasso semplice annuale è il 10,25%, o 5,125% semestrale.

    Il tasso composto, invece è il 5% semestrale

    Tasso semplice sempre maggiore del composto.

  • 11 marzo 2020 in 12:13
    Permalink

    NO, NELLA CAPITALIZZAZIONE COMPOSTA GLI INTERESSI GENERANO INTERESSI QUINDI AL DI LA DELL’ESERCIZIO SUI TASSI REALI, IL MONTANTE E’ SEMPRE PIU’ ALTO.
    Il 10% sarebbe il TAN, o se vuole, il tasso annuo nominale convertibile n volte l’anno.
    Il tasso semestrale è semplicemente 10/2 = 5%.
    Se il regime è di interesse semplice non cambia un cazzo perché io investitore sì percepisco due volte l’anno l’interesse ma non genera altri interessi perché non li reinvesto allo stesso tasso ma ad esempio li prelevo o li tengo in c/c.
    Invece se il regime è di interesse composto l’equivalente annuo è più del 10, ovvero il 10,25%.
    Per cui, interesse semplice: 10.000+10.000*(0,05*2) = 11.000 (500 euro a semestre di interessi).
    Int. composto: (1+0,1/2)^2 =10,25% –> 11.025 euro.
    ERGO, 10,00% < 10,25%
    Si fidi è così, al di la del discorso della formula del tasso reale.

  • 11 marzo 2020 in 13:03
    Permalink

    Non è come dice lei. E lo si capisce in modo molto semplice. A parità di montante finale, se capitalizzo gli interessi il tasso sarà più basso rispetto al caso in cui non li capitalizzo.
    Ma è solo una questione concettuale senza riflessi pratici. Ognuno può tranquillamente restare della propria opinione.

  • 11 marzo 2020 in 16:03
    Permalink

    Ah ok a parità di Montante sì e di capitale da investire (present value) aggiungerei, ma appunto è una questione “teorica”.
    Lei per ottenere la massima redditività dal suo investimento preferirebbe un regime di cap. composta no ? Il TAEG o TAE dei finanziamenti si basa sullo stesso concetto.
    Secondo me stiamo dicendo la stessa cosa da angolature diverse.
    Ora chiudo, grazie per l’attenzione.
    Riccardo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.