tasso di cambio nominale e tasso di cambio reale che differenza c’è?

tasso-di-cambio-realeIn un recente articolo hai compreso finalmente cos’è il tasso di cambio. Se non lo hai ancora fatto ti invito a leggere prima quell’articolo per poi ritornare qui.

Per poter comprendere la differenza tra tasso di cambio nominale e tasso di cambio reale è necessario che tu non abbia nessun dubbio sulla definizione e significato di tasso di cambio, del metodo di calcolo e soprattutto della sua interpretazione.

Tassi di cambio nominale

In generale quando si parla di tasso di cambio, si sottintende il tasso di cambio nominale. Per cui se hai letto e compreso l’articolo che ti ho segnalato in apertura di questo post, hai già chiaro cos’è il tasso di cambio nominale.

Qui, mi limito a ricordarti che il tasso di cambio (nominale) non è altro che il prezzo di una valuta rispetto ad un’altra.

Come vedi la definizione è molto generica. Non è raro leggere che il “tasso di cambio è il prezzo della valuta nazionale rispetto ad una valuta estera”. 

Questa definizione di tasso di cambio è più puntuale in quanto specifica che si tratta del prezzo della valuta nazionale rispetto a quella estera.

In realtà se il tasso di cambio è espresso secondo la logica “certo per incerto“, come è l’euro rispetto alle altre valute, questa definizione non è corretta. Il motivo? Lo scopri leggendo sempre l’articolo che ti ho richiamato all’inizio di questo!

Tasso di cambio reale

Definizioni e puntualizzazioni a parte, il tasso di cambio nominale è semplicemente il rapporto tra due valute!

Il tasso di cambio reale invece è qualcosa di un pochino più complicato.

Se il cambio euro/dollaro si rafforza (quindi il dollaro rispetto all’euro si sta svalutando) per noi comprare prodotti americani è più conveniente? 

In teoria sì.

In presenza di una svalutazione del dollaro, avremo bisogno di meno euro per comprare lo stesso prodotto.  Il nostro potere di acquisto rispetto al mercato americano sta aumentando.

In realtà non è sempre detto che una svalutazione della valuta domestica generi una maggiore convenienza all’acquisto dei nostri prodotti da parte dei mercati esteri.

C’è da considerare infatti il prezzo reale del bene oltre che quello nominale. E’ proprio in questa fase che entra in gioco il tasso di cambio reale.

Il tasso di cambio reale è il prezzo relativo tra due beni di diverse nazioni. 

Supponiamo che tu voglia comprare un auto e ti stai chiedendo se conviene acquistarla in Italia o negli USA.

Il dollaro si sta svalutando e quindi il tuo potere di acquisto sul mercato americano sta aumentando.

C’è reale convenienza a comprare la macchina negli USA? 

Per saperlo hai bisogno di conoscere il tasso di cambio reale la cui formula è la seguente:

Er = e (P/P*)

dove Er = tasso di cambio reale

e = tasso di cambio nominale

P = prezzo del bene nazionale

P =  prezzo del bene estero

Supponiamo che il cambio euro/dollaro sia passato da 1,05 a 1,16 e che la stessa macchina costi in Italia 8.620 euro e negli USA 10.000 dollari.

L’euro si è svalutato, ma quanto mi costa realmente la macchina negli USA rispetto a quella Italiana? 

E= 1,16(8.620/10.000) = 1

Il tasso di cambio reale è pari ad 1. Questo significa che nonostante la svalutazione dell’euro, oggi per me è indifferente comprare la stessa auto in Italia o in America.

Se il tasso di cambio reale è maggiore di 1, allora c’è convenienza a comprare sul mercato estero.

Se il tasso di cambio reale è minore di 1, allora non c’è convenienza a comprare all’estero.

Tasso di cambio nominale  e reale: conclusioni

Se sei giunto fino a qui dovrebbe esserti chiaro finalmente che una svalutazione della propria moneta non genera automaticamente un aumento delle esportazioni. L’interesse per i paesi esteri a comprare dipende più che dal tasso di cambio nominale da quello reale.

Certo, chi già comprava prima, con la svalutazione ha un maggior interesse.

Tuttavia c’è da considerare anche il fatto che una svalutazione della moneta può comportare un aumento dell’inflazione interna.

Con una moneta svalutata comprare materie prime estere è più costoso. Questo maggior costo può impattare sui livelli dei prezzi nazionali neutralizzando di fatto l’effetto positivo della svalutazione.

Questa, ad esempio, è una delle tesi maggiormente sostenute da chi ritiene che un ritorno alla lira sia molto pericoloso per il nostro paese. L’Italia infatti è un grande importatore di materie prime!

Investire sui mercati richiede una approfondita conoscenza non solo dei mercati finanziari, ma anche delle dinamiche macroeconomiche.

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Buon investimento!

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