Fiscalità ETF, quali sono le imposte su questo strumento finanziario?

fiscalità ETF

La fiscalità ETF è sempre una cosa che crea qualche problema agli investitori. Infatti, rispetto ad una normale azione, il meccanismo di calcolo è leggermente più complicato.

Già in passato ti ho parlato parzialmente di alcuni aspetti del regime fiscale ETF. Ad esempio, nell’ambito della compensazione delle minusvalenze, oppure parlando più in generale di plusvalenze e minusvalenze.

Oggi, però, ti parlerò in modo più organico e specifico della fiscalità ETF. E vedrai che, alla fine, sarà tutto piuttosto semplice.

Iniziamo!

Fiscalità ETF: redditi da capitale e redditi diversi

Un tempo la fiscalità ETF era davvero piuttosto complicata e non certo immediata.

Infatti, occorreva separare le differenze di NAV che si generavano durante la detenzione di un ETF dalle differenze di negoziazione. Le prime erano redditi da capitale (se positive), le seconde erano redditi diversi.

Dal 2014 questa differenza è venuta meno.

Oggi, infatti, da un punto di vista fiscale le differenze di NAV sono del tutto irrilevanti.

Ora l’aspetto fiscale è molto semplice:

  1. Tutti i guadagni, cioè quando si vende ad un prezzo superiore a quello di acquisto, sono redditi di capitale
  2. Tutte le perdite, cioè quando si vende ad un prezzo inferiore a quello di acquisto, sono redditi diversi.

Il corollario di questo è che le plusvalenze, in quanto redditi di capitale, non possono essere compensate con le minusvalenze di altri strumenti finanziari.

Al contrario, invece, le minusvalenze possono sempre essere usate per compensare plusvalenze su altri strumenti realizzate successivamente.

Infatti, bisogna ricordare che nella nostra legislazione fiscale, in tema di redditi finanziari solo i redditi diversi sono compensabili tra loro.

Naturalmente, sono redditi di capitale anche tutti i proventi distribuiti dagli ETF come dividendi.

Regime fiscale ETF: le aliquote

Per quanto riguarda le aliquote, tutto è molto semplice.

Infatti, plusvalenze e dividendi incassati sono tassati con l’aliquota al 26%.

A questo fanno eccezione i guadagni e proventi realizzati/incassati su ETF che investono in titoli di stato italiani, di Paesi “White List” o emessi da enti sovranazionali.

ETF armonizzati ed ETF non armonizzati

Un aspetto da tenere in considerazione è la differenza tra ETF armonizzati ed ETF non armonizzati.

Questo perché per gli ETF armonizzati è la banca che effettua una ritenuta a titolo di imposta del 26% o 12,50%. A quel punto, ogni obbligo dell’investitore/contribuente si esaurisce qui.

Nel caso degli ETF non armonizzati, invece, la banca non applica nulla. Sarà l’investitore a dover tener traccia dei suoi guadagni (e perdite) e inserirli poi in dichiarazione dei redditi. In tal caso, i profitti parteciperanno alla formazione del reddito complessivo e la tassazione sarà quella progressiva IRPEF.

Anche per questo, nei miei servizi premium suggerisco sempre ETF armonizzati.

Concludendo, dopo il 2014 la fiscalità ETF è notevolmente semplificata. Questo non vuol dire che tutte le problematiche siano risolte. L’ideale, infatti, sarebbe che plusvalenze e minusvalenze si possano compensare tra loro come per le normali azioni. Mi auguro che prima o poi i nostri legislatori arrivino a questa conclusione.

Buon investimento.

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