Quando vendere le azioni: una delle cose più importanti in Borsa

quando vendere le azioni

Libri, internet ed esperti parlano spesso di quando comprare le azioni. Comprare dopo un ribasso, comprare quando il trend è favorevole, comprare quando il P/E è sotto la media storica, ecc…

Pochi, però, parlano di quando vendere le azioni.

Eppure questa è una cosa importantissima, addirittura più importante di quando comprare.

Per questo oggi è il momento di affrontare insieme questo aspetto.

Perchè è importante decidere quando vendere le azioni

Se non sei convinto del fatto che decidere quando vendere le azioni sia importante, ti racconto un’evidenza pratica.

Un gruppo di trading americano una volta fece un’analisi simulando delle aperture su posizioni totalmente casuali. Niente analisi tecnica, fondamentale, ecc… Apertura di posizioni a caso, quindi, più o meno decise con il lancio di una monetina.

A questo punto, però, alle posizioni aperte vennero applicate regole molto rigide sulla vendita, oltre che regole ugualmente rigorose sulla dimensione della singola posizione.

Il risultato fu che il portafoglio, nel complesso, portò ad un risultato positivo.

La conclusione è che per guadagnare è molto più importante applicare regole rigide sulla vendita piuttosto che sprecare troppo tempo a prendere decisioni sull’acquisto.

Fatta questa premessa, oggi ti dirò come io decido quando vendere le azioni. Regole che magari non sono perfette e nemmeno le migliori, ma per me hanno funzionato molto bene nell’arco di circa 20 anni. E in questi 20 anni ci sono stati ribassi e rialzi davvero notevoli.

Quando vendere le azioni: regole diverse per obiettivi diversi

Per prima cosa il mio portafoglio è diviso in due parti, ognuna delle quali ha regole diverse di vendita delle azioni:

  1. Portafoglio di lungo termine, destinato alla mia pensione/vecchiaia, composto da ETF diversificati
  2. Portafoglio di trading sempre di medio/lungo termine, composto da singole azioni

Per il primo portafoglio, la mia regola è che, in generale, semplicemente non vendo.

Essendo il portafoglio destinato alla pensione, utilizzo ETF molto diversificati (come ETF su MSCI World o MSCI Emerging Markets o ETF su small cap composti da centinaia di azioni). Su questi ETF ogni anno metto dei soldi accumulando progressivamente quote.

La vendita in linea generale non è contemplata e sarà effettuata solo molto in avanti, quando appunto sarò in pensione, prelevando anno dopo anno una quota totale del portafoglio tra il 3% e il 4%.

Annualmente, la vendita può esserci solo in 2 casi:

  1. Se una classe di investimento arriva ad avere un peso troppo alto rispetto all’asset allocation target, ne vendo la parte in eccesso, investendola subito su un ETF che invece è al di sotto del peso-obiettivo.
  2. In casi estremamente eccezionali, se ho un giudizio negativo sul mercato, posso ridurre il peso azionario complessivo (che nel mio caso si avvicina al 100%) riducendo un po’ di azioni e investendo temporaneamente in liquidità/obbligazioni. In questo caso riduco l’esposizione azionaria su ogni ETF di un 20-25% circa. Ma sono appunto casi eccezionali. In 20 anni è successo un paio di volte in tutto.

Mi raccomando, queste regole si applicano solo ad ETF molto diversificati.

Quando vendere le azioni destinate al trading

Veniamo quindi alle azioni/ETF destinate al trading, su cui le regole di vendita sono molto importanti.

Intanto, come sai io non faccio trading giornaliero, ma sempre di medio/lungo termine. Queste azioni le tengo mediamente 1-2 anni, ma qualche titolo è in portafoglio anche da oltre 5 anni.

Su queste azioni applico semplicemente una stop-loss dinamica, o trailing stop-loss. In pratica, fisso uno stop sul prezzo di acquisto e poi lo aggiorno verso l’alto man mano che il titolo fa nuovi massimi.

Io uso una stop-loss dinamica del 25%, ma se vuoi puoi usare stop più strette.

Ecco in breve come funziona. Immagina di comprare un titolo a 10 euro, il primo stop sarà a -25%, quindi 7,5 euro. Se il giorno dopo il titolo passa a 10,50 euro, il nuovo stop sarà 7,875 euro (10,50 – 25% di 10,50). Se il titolo arriverà a 25 euro senza mai toccare alcuno stop, il nuovo livello di stop sarà 18,75 euro.

Altre regole per vendere le azioni

La stop-loss dinamica rappresenta il mio punto di non ritorno. Se si scende sotto questo livello, vendo senza se e senza ma. Molto raramente faccio eccezione a questa regola (e sarebbe bene non fae proprio eccezione)

Tuttavia, a volte ho motivo di vendere anche prima di questo livello. Ad esempio se il business inizia a piacermi meno, i dati economici peggiorano o, molto importante, se il titolo scende sotto la media a 200 giorni. Queste sono comunque motivazioni soggettive, mentre le stop-loss definite in modo dinamico andrebbero considerati livelli oggettivi sotto i quali vendere.

In questo modo a volte si può perdere qualche buon guadagno, ma sicuramente si evitano perdite eccessive.

Oggi ti ho quindi spiegato come io personalmente decido quando vendere le azioni su diverse parti del mio portafoglio.

In questi anni tali metodi mi hanno dato ottimi risultati e sono sicuro che potranno darli anche a te.

Buon investimento.

P.S.: le stop dnamiche sono anche un metodo di gestione che uso nel mio servizio esclusivamente azionario Crescita & Rendimento, che anche nel 2018 ha dato ai suoi abbonati un rendimento positivo. Il servizio, che normalmente è chiuso a nuovi abbonati, prestissimo riaprirà le porte. Se sei interessato, mettiti subito nella lista d’attesa: https://www.educazionefinanziaria.com/migliori-azioni-in-cui-investire/

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