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Il momentum sta aumentando il rischio sui mercati?

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Il leggendario investitore di valore Benjamin Graham una volta disse: “L’abitudine di mettere in relazione ciò che viene pagato con ciò che viene offerto è un tratto fondamentale negli investimenti”.

Una cosa, però, spesso dimenticata nella storia delle Borse. E anche ultimamente le cose non sono state molto diverse. Gli investitori stanno seguendo maggiormente logiche momentum, senza prestare molta attenzione al valore che si compra.

Gli investitori stanno comprando momentum, non valore.

Numerose misure di valutazione del mercato azionario sono oggi sui massimi. Questi massimi non sono sempre del tutto giustificati.

Tra gli elementi più forti che sostengono le valutazioni record c’è l’idea che la liquidità delle banche centrali abbia la capacità di supportare alti prezzi a tempo indeterminato.

Questo anche perché tale intervento ha spinto ai minimi i tassi di interesse. Come raramente successo nella storia, abbiamo sperimentato anche i tassi negativi.

Un’affermazione che si sente ovunque è quindi che le valutazioni record nei mercati azionari sono giustificate da tassi di interesse bassi. Ma cosa si intende per “giustificato”?

E’ chiaro che maggiore è il prezzo che si paga oggi per una serie di flussi di cassa futuri, minore è il rendimento a lungo termine che ci si può aspettare.

Le elevate valutazioni del mercato azionario riducono i rendimenti futuri del mercato azionario. I tassi di interesse bassi record possono “giustificare” valutazioni di titoli record, ma non possono giustificare una crescita costante e smodata degli asset azionari per sempre.

Diciamo che si inizia ad abusare di questa “giustificazione” dei prezzi azionari.

Tassi bassi e prezzi alti, è tutto giustificato? Il ruolo delle Banche Centrali.

La situazione è peggiore se, come negli ultimi decenni, i tassi di interesse depressi sono accompagnati da una crescita inferiore alla media del PIL e dei ricavi delle imprese.

Questo significa che i tassi di crescita dei profitti di lungo termine potrebbero non essere alti come in passato. Sto parlando ovviamente della crescita dei prossimi 10-15 anni, perché nell’immediato sappiamo che i profitti saliranno molto dopo l’anno nero del Covid. Ma esaurito il rimbalzo cosa succederà?

Un altro aspetto da considerare è esaminare criticamente la convinzione che la “liquidità” della banca centrale sia un meccanismo affidabile per supportare le valutazioni di mercato.

La Banca Centrale emette liquidità nel sistema intervenendo con acquisto titoli sul mercato aperto.

Gli acquisti di attività della banca centrale operano rimuovendo i titoli fruttiferi dalle mani dei privati ​​e sostituendoli con una base monetaria a interessi zero (riserve bancarie e valuta). Una volta creata la base monetaria, questa deve essere detenuta da qualcuno in ogni momento fino a quando non sarà ritirata dalla stessa Banca Centrale tramite una manovra monetaria restrittiva.

Se la liquidità immessa nel sistema arriva nelle tasche delle persone ed organizzazioni in un momento di fermo dell’economia, l’unica cosa che si può fare per generare dei guadagni è riversarsi sui mercati. Questo provocherà un aumento delle quotazioni anche di fronte ad immutati se non peggiorati indicatori economici fondamentali.

Momentum investing, dal 1929 ad oggi i rischi sono gli stessi

Nel 1934, Benjamin Graham e David Dodd descrissero gli errori che contribuirono all’estremo del 1929 e il crollo che ne seguì.

Osservarono che gli investitori avevano abbandonato l’attenzione alle valutazioni a favore delle tendenze prevalenti. Il momentum di Borsa era più importante del valore dei titoli e dell’intero mercato.

Graham e Dodd affermarono: “Era solo necessario acquistare azioni buone “, indipendentemente dal prezzo. Poi, si lasciava che i prezzi continuassero verso l’alto come sempre successo nell’immediato passato..

I risultati di una tale dottrina non potevano non essere tragici e arrivò la crisi del ’29.

Oggi succede qualcosa di simile con gli investimenti indicizzati in ETF. Come sai, io sono un sostenitore degli ETF. Ma non c’è dubbio che questi possano portare a dei problemi a livello di psicologia dell’investimento.

Infatti, quando si compra un’azione ci si domanda delle prospettive e dei fondamentali dell’azienda che si compra. L’analisi finisce quasi sempre per essere errata, perché gli investitori non hanno competenze per fare le valutazioni o sono vittime di bias psicologici. Ma comunque qualche domanda ce la si pone.

Quando si investe su indici, invece, spesso questi fondamentali non vengono guardati troppo. Semplicemente si vuole essere presenti su un mercato, si rileva che nel recente passato le cose sono andate bene, quindi si corre a comprare.

Trovi delle similitudini con quello che osservarono Graham e Dodd? Anche oggi, il momentum prevale sulle valutazioni.

Investire con fiducia, ma anche con criterio

Naturalmente questo non vuol dire che non si debba investire in ETF. E nemmeno che la prevalenza di momentum debba farti desistere. Anche in queste fasi ci sono buone opportunità.

L’importante è investire con criterio, sfruttando il momentum investing ma con un occhio sempre molto attento alle valutazioni. Senza dimenticarci dell’asset allocation complessiva.

Ad esempio, come facciamo regolarmente all’interno del nostro prodotto ETF Trend e Strategie di Investimento.

Oppure, selezionando direttamente i titoli con le migliori prospettive in rapporto alle valutazioni come facciamo all’interno di Crescita & Rendimento, che resterà aperto ai nuovi abbonati ancora per pochissimo tempo.

Buon investimento.

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