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Indicizzazione vs. Gestione Attiva

Come ripeto spesso, la decisione fondamentale nella gestione del proprio portafoglio è l’asset allocation, cioè come ripartire le proprie finanze tra azioni, obbligazioni, oro/commodity e liquidità.

L’asset allocation, comunque, sebbene sia il più importante è solo il primo step nelle decisioni di investimento.

Infatti, una volta determinata la propria asset allocation, una delle scelte che deve compiere ogni investitore è se operare tramite una gestione attiva del portafoglio con la selezione di titoli, oppure se orientarsi verso l’indicizzazione (gestione passiva), cioè se operare tramite ETF che replicano fedelmente singoli indici.

Con la selezione titoli, si cerca di detenere in portafoglio titoli con caratteristiche superiori rispetto alla media dell’indice generale e di tenere fuori, invece, quei titoli che sembrano avere scarse prospettive o che sono eccessivamente sopravvalutati.

Gestione attiva e mercato non efficiente

Il punto di vista di chi fa selezione titoli è che il mercato non è efficiente, che si creano presso gli operatori eccessi di ottimismo o pessimismo sul mercato in genere e, soprattutto, su singoli titoli, così che è possibile sfruttare a proprio vantaggio queste inefficienze, queste percezioni sbagliate degli operatori.

L’obiettivo che si cerca di raggiungere in questo modo è quello di avere in portafoglio solo buoni titoli.

L’esperienza pratica mostra che in alcuni casi delle buone selezioni titoli sulla base di determinati parametri riesce effettivamente a battere il mercato.

Ad esempio, la strategia “value” che mira a selezionare titoli con bassi P/E, P/BV, P/Vendite o altri multipli, mostra storicamente una performance superiore rispetto alla media del mercato.

Il rovescio della medaglia della selezione titoli è che solo in pochi riescono a farla bene. Anche i gestori “value”, a fronte di alcuni che ottengono buoni risultati, ce ne sono altri che invece fanno peggio del benchmark. Moltissime statistiche che vanno molto indietro nel tempo mostrano che la maggior parte dei fondi di investimento fanno peggio di un normale “Buy and Hold” sull’indice.

Gestione attiva, mercato non efficiente

Ci sono diverse “sfumature” in proposito, nel senso che alcuni sostengono che in realtà la media dei fondi è in linea con il rendimento dell’indice o perfino leggermente meglio e le minori performance si hanno solo dopo aver detratto i costi e le commissioni.

In ogni caso, poiché all’investitore comune interessa il rendimento netto, questo è abbastanza superfluo, nel senso che in definitiva se i fondi non riescono a fornire un extra-rendimento superiore ai maggiori costi in termini di commissioni che essi presentano, è comunque sempre preferibile detenere l’indice tramite un ETF.

L’indicizzazione, ovvero la gestione passiva: un modo semplice per guadagnare in borsa!

Con l’indicizzazione, come in parte abbiamo anticipato, si cerca di replicare semplicemente il rendimento di un indice. Lo si puo’ fare tramite un ETF (negli USA ci sono anche gli “index-fund”, cioè fondi comuni in tutto e per tutto che però non fanno gestione attiva, ma appunto replicano un indice) e poiché non c’è un gestore che analizza il mercato, i grafici, le aziende e che fa gestione attiva, il costo dell’ETF è molto basso.

Alcuni ETF sugli indici principali (S&P500, Dow Jones, DAX, Eurostoxx50, ecc…) hanno costi veramente molto bassi, pari allo 0,2% – 0,3%.

Con l’indicizzazione, si rinuncia a priori a battere il mercato e ci si accontenta semplicemente di seguirlo. Tuttavia, si ha anche la certezza di non sotto-performarlo, di non perdere le occasioni. Non c’è nulla di peggio che investire al momento giusto e non cogliere il rialzo perché i titoli scelti non seguono l’indice e fanno peggio.

Dal punto di vista statistico, l’indicizzazione mostra risultati migliori rispetto alla selezione titoli e alla gestione attiva. Come dicevamo, la maggior parte dei fondi non riesce a battere l’indice e i singoli privati che fanno selezione titoli per conto loro ugualmente fanno peggio della media.

Nel libro di Burton Malkiel “A Random Walk Down Wall Street”, una lettura molto interessante, viene discussa ampiamente la tesi per cui la media dei fondi non riesce a battere il mercato e che quindi, per l’investitore medio, è preferibile indicizzare.

L’indicizzazione è tipicamente l’approccio di chi sposa la Teoria dei Mercati Efficienti, secondo cui il mercato è perfettamente efficiente e quindi incorpora al suo interno (nelle valutazioni) tutte le informazioni già conosciute.

In conclusione, quindi, è meglio indicizzare o selezionare i titoli?

Personalmente, la mia opinione (e la strategia che usiamo anche nel nostro portafoglio generale del servizio premium Trend e Strategie) è che i mercati non sono perfettamente efficienti, tuttavia sono molto efficienti e per l’investitore medio non è facile individuare con efficacia le eventuali inefficienze. Inoltre, la mole di lavoro potrebbe
essere notevole a fronte dei pochi punti percentuali in più che si riesce a spuntare e dei maggiori rischi che si corrono.

Pertanto, la parte “core” di ogni portafoglio dovrebbe essere dedicata all’indicizzazione. Una volta che la parte fondamentale del portafoglio è indicizzata, si puo’ dedicare il residuo ad un po’ di selezione titoli senza grossi patemi d’animo, sapendo che comunque coglieremo i movimenti dell’intera classe di investimento con la parte indicizzata.

Se l’investitore medio non ha le competenze per selezionare i migliori titoli, è pur vero, come abbiamo prima accennato, che il mercato non è perfettamente efficiente, per cui qualche titolo che potrebbe battere il mercato c’è!

Negli anni abbiamo sviluppato una strategia che ci ha permesso, con dati alla mano, di investire nelle migliori azioni internazionali del momento! I risultati sono stati STREPITOSI! Non ci credi? Dai subito un’occhiata qui! 😉

Buon investimento!

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