Un Nuovo Strumento per Diversificare - EF Report 112
Posted on Gennaio 12, 2007
Filed Under Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio
Esistono da un po’ di tempo (c’erano prima ancora degli ETF),
ma solo ultimamente sono saliti alla ribalta.
Non sto parlando di chissà quale diavoleria finanziaria, ma dei
certificate.
I Certificate sono strumenti finanziari derivati emessi
generalmente da primari istituti finanziari (particolarmente attiva
nel comparto certificate è ABN Amro).
Il loro andamento è legato al sottostante, che può essere un indice
di borsa, tassi di interesse, commodity o persino altri strumenti
finanziari derivati, come i futures. L’aspetto interessante è che
la maggior parte dei certificate non ha commissioni, neanche le
bassissime commissioni degli ETF.
L’unico costo dell’investitore è la differenza tra bid ed ask, cioè
il prezzo a cui il market maker (spesso lo stesso emittente) è
rispettivamente disposto a comprare e a vendere.
Il prezzo a cui esso è disposto a comprare è più basso
rispetto a quello a cui vende. La differenza, nei certificate
con pochi scambi, può essere abbastanza elevata.
Alla Borsa di Milano sono quotati un numero impressionante
di certificate, i quali complessivamente offrono opportunità di
diversificazione persino superiori agli ETF.
Con i certificate è possibile, ad esempio, investire in sottostanti
particolari come il gas naturale, alcune materie agricole, le borse
di mezzo mondo come l’indice brasiliano, tailandese, russo, ecc…
Il miglior modo per selezionare il certificate adatto alle vostre
necessità è usare il motore di ricerca di Borsa Italiana. Sulla destra
del mio sito, nella sezione “link utili”, c’è una sezione “certificate quotati
in Italia”. Cliccandolo, vi collegherete al motore di ricerca di Borsa
Italiana. Esistono due tipi di certificate: gli “investment certificate” e
i “certificati con leva”
I miei certificate preferiti sono gli investment certificate, i quali
replicano fedelmente il sottostante scelto, mentre i lcertificati con
leva offrono anche un effetto leva sul sottostante.
Prima di catapultarvi a selezionare i sottostanti più esotici però,
prestate attenzione e leggete bene i prospetti informativi di ogni
strumento a cui siete interessati.
Mentre la maggior parte dei certificati sono molto efficienti, alcuni
hanno dei costi ulteriori rispetto al semplice spread. E il caso di alcuni
certificati collegati a futures, dove l’emittente deve, alla scadenza di
ogni futures, rinnovarlo. Il tutto con i relativi costi che vengono poi
addebitati sullo strumento.
Inoltre, vale la pena ancora ricordare che quando gli scambi sullo
strumento sono bassi, la differenza bid ed ask aumenta e può
incidere molto sul prezzo dello strumento.
Uno degli aspetti più interessanti del certificate è che è uno
strumento interessante dal punto di vista fiscale per che ha
delle minusvalenze pregresse su azioni, ETF o fondi.
Infatti, queste minusvalenze sono considerate redditi diversi
(o meglio, in questo caso “perdite” diverse). Se si investe in fondi
o ETF e si realizzano utili, questi saranno redditi da capitale nel
caso dei fondi ed un misto tra redditi di capitale e redditi diversi
nel caso degli ETF.
Relativamente agli ETF, la componente redditi da capitale è
prevalente in caso di risultato positivo, mentre i redditi diversi
sono generalmente piuttosto bassi.
Questo significa che le minusvalenze pregresse non potranno
essere compensate con gli utili che sono redditi da capitale.
Si pagheranno quindi le tasse sugli utili, mentre non saranno
utilizzabili le plusvalenze. Ciò non accade con i certificate. Essi
producono sempre e solo redditi diversi al pari delle azioni.
Le minusvalenze pregresse saranno quindi sempre utilizzabili
per abbattere gli utili realizzati sui certificate e pagare quindi meno
imposte.
Lo strumento ovviamente non è perfetto, ma è un’interessante
opportunità di ulteriore diversificazione fornito dal nostro mercato
finanziario.
Usatelo con “saggezza”.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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