Un nuovo mercato toro sulle azioni. Ma non qui - EF Report 67

Posted on Febbraio 10, 2006 
Filed Under Mercati Emergenti, Mercati Azionari

Durante la prima parte degli anni ‘90 gli investitori di tutto il mondo erano
praticamente innamorati dei mercati emergenti.

Sembrava che non esistesse più rischio e che gli squilibri macroeconomici non
fossero più importanti. Nessuno poteva fare a meno dei mercati emergenti,
in particolare di quelli asiatici.

Ovviamente, alla fine degli anni ‘90, l’Asia crollò. Da allora, molti mercati hanno
recuperato, favoriti anche dall’esplosione di Cina ed India.

Tuttavia, la maggior parte di essi conservano ancora basse valutazioni e ottime
prospettive.

Margine di sicurezza.

Se l’investimento che acquistiamo quota multipli bassi rispetto ad utili e dividendi,
siamo maggiormente protetti rispetto ad eventuali “cadute”.

Prendi il Brasile ad esempio.

E’ cresciuto moltissimo negli ultimi anni, ma quota ancora un multiplo di poco
superiore a 9. Hai letto bene, un multiplo ad una cifra. E le azioni che compongono
l’indice generale pagano un dividendo quasi del 4%. Lo stesso vale per la Corea
del Sud (che ai tassi di crescita economica attuali presto supererà per reddito
pro-capite l’Italia).

Ma anche Indonesia, Cina, Sud Africa e la “pericolosissima” Argentina quotano
multipli degli utili compresi tra 10 e 14.

Gli USA, per contro, hanno multipli vicini a 18.

Rischio macroeconomico? Non così elevato.

Il “margine di sicurezza” è essenziale per minimizzare il rischio. Ma in questo
caso anche la situazione macroeconomica è favorevole ai mercati emergenti.

Quasi tutti questi paesi godono di elevati tassi di risparmio, bilancia dei pagamenti
in attivo, conti pubblici in ordine (ok, riguardo ai conti pubblici escludiamo
l’Argentina che non ripagherà il suo debito) e popolazione giovane.

Per contro, gli USA hanno un deficit permanente dei conti con l’estero,
disavanzi pubblici superiori al 6% e un tasso di risparmio negativo.

Personalmente, considero questa situazione molto più rischiosa.

Molti paesi emergenti sono poi esportatori di materie prime e risorse energetiche
che sono in fase di “bull market” e che senz’altro contribuiranno allo sviluppo e
al miglioramento dei conti pubblici.

Sviluppo atteso molto superiore.

Ho già parlato dell’impatto che possono avere le materie prime. Bisogna poi ricordare
che la Cina sta diventando il primo esportatore di prodotti tecnologici, superando gli
USA, e che nei paesi emergenti si sta concentrando la maggior parte della capacità
manifatturiera del mondo, dopo che USA in primis ma anche l’Europa stanno
progressivamente smantellando la loro capacità produttiva.

Ishares e Lyxor quotano negli USA, a Londra, ad Amsterdam e in Italia, ETF che
hanno come sottostante Brasile, Cina, Europa dell’Est e paesi emergenti.

Una proporzione adeguata tra questi quattro paesi/aree vi consentirà di
cavalcare questo bull-market.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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