Troppe parole e pochi fatti in Europa

Questo e’ quanto ho scritto nell’ultima edizione del nostro
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Siamo reduci da una settimana dove l’Europa ha preso le tante
attese decisioni.

Prima di commentarle, vediamo i tre elementi portanti scaturiti
dai vari vertici:

1 – Taglio (haircut) del debito greco in mano alle banche private
di un 40% circa. Ora questo debito sarà pari al 60% del valore
originario, con un risparmio di circa 100 miliardi per la Grecia.

2 – Fondo salva stati (EFSF) potenziato, con la possibilità di
indebitarsi. Con l’uso della leva, l’EFSF potrà arrivare ad una
“potenza di fuoco” di circa 1000 miliardi.

3 – Ricapitalizzazione delle banche europee al fine di avere un
coefficiente patrimoniale del 9%.

Ognuna di queste decisione si porta dietro forse più interrogativi che
soluzioni.

In dettaglio:

decisione 1: anche dopo questo taglio è tutto da vedere che il debito
greco sia sostenibile. Infatti, il rapporto debito/PIL resterà intorno
al 120% e con le varie ondate di proteste il paese greco fa sempre più
fatica a riscuotere le imposte. Per dire, di recente è stata introdotta
una patrimoniale sugli immobili e per evitare che sia evasa viene messa
nella bolletta elettrica. Ma molti cittadini stanno togliendo gli addebiti
automatici e vanno a pagare la bolletta direttamente allo sportello, ma
solo con gli importi, appunto, del consumo elettrico e non quelli della
patrimoniale. I riscossori sono molto spesso solidali. Ma questo è solo
un esempio, ne esistono molti altri. Il deficit del paese resta alto e
non sarà facile implementare nuove imposte o nuovi tagli.

decisione 2: l’EFSF, nonostante la possibilità di indebitamento, potrebbe
essere insufficiente se dovesse intervenire per sostenere una grande
economia come Spagna o, peggio, Italia. E dovrebbe reperire le somme per
il debito presso la BCE, con conseguente vera e propria monetizzazione
del debito.

decisione 3: chi pagherà per gli aumenti di capitale necessari alle
banche? Il mercato potrebbe essersi stancato di finanziare gli istituti,
che ormai è dal 2008 che chiedono soldi ai loro soci senza erogare poi
adeguati dividendi (al più vengono erogati bonus agli amministratori).

I mercati hanno accolto comunque gli accordi in modo euforico, ma dopo
il “dire” è necessario che venga fuori anche il “fare” e questo sarà
il banco di prova per l’Europa.

In particolare, l’ultima frase è particolarmente importante.

Se in precedenza l’Europa si era mostrata scarsa anche nelle parole, negli
ultimi tempi almeno da questo punto di vista c’e’ stato qualche miglioramento.

Ma i mercati ormai chiedono anche fatti, non solo parole, e qui iniziano
i dolori.

Proprio ripercorrendo quando ho scritto nell’ambito della decisione 1, e’
subito arrivato il primo intoppo.

Il Primo Ministro greco ha infatti annunciato, ad inizio settimana, la
possibilita’ di mettere a referendum le richieste dell’Europa in cambio
dell’haircut.

E la cosa ha mandato i mercati a fondo.

In seguito, abbiamo avuto la smentita, ma la situazione resta tremendamente
fragile.

Personalmente, resto convinto che sara’ estremamente difficile per l’Europa
far seguire i fatti.

Di conseguenza, credo che dovremo prepararci al persistere della volatilita’
di questi giorni.

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