Richard Russell sul futuro dell’economia.

Posted on Giugno 22, 2010 
Filed Under Investire intelligentemente, Economia globale, Crisi Internazionali, Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato, Mercati Azionari

Verso la fine di maggio, nel pieno della crisi europea
e della correzione delle Borse, il “veterano” tra i
“newsletter writers” Richard Russell usci’ con un articolo
il cui titolo, tradotto, recitava cosi’: “Vendete tutto e
raccogliete quanta più liquidità possibile. Entro la
fine dell’anno, non sarete in grado di riconoscere il
vostro paese
“.

Il paese a cui si riferiva nell’articolo era ovviamente l’America,
ma di riflesso se ci dovesse essere un cambiamento cosi’
rilevante negli USA, di sicuro il resto del mondo non ne
sarebbe immune.

Russell andava avanti a spiegare la sua idea riportando, a grandi
linee, le seguenti parole: “Se, come stiamo assistendo, i dati
economici che stanno uscendo sono sempre relativamente
positivi e segnalano un miglioramento nell’economia, come
mai gli indici sono ormai più bassi rispetto ai massimi di fine
aprile? Come mai ormai da quasi un mese stiamo assistendo
ad un progressivo deterioramento sui mercati? Se leggo
bene i mercati, questo deterioramento anticipa un reversal
dell’economia, oltre che altri notevoli problemi
“.

Russell basava la sua analisi sui segnali che gli arrivavano dai
mercati. Il Dow Jones Industrial e Dow Jones Transportation
avevano dato il segnale ribassista sull’azionario, quindi a suo avviso
il trend primario è ora ribassista e quindi, poiché i mercati anticipano
l’economia reale, qualche peggioramento importante non è affatto
escluso.

Nell’edizione del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
del 31 maggio, commentavo l’articolo di Russell.

Scrivevo allora che quanto riportava Russell è in linea di massima vero. I
mercati tendono sempre ad anticipare l’economia reale e, quindi, se i mercati
hanno dato un segnale ribassista, allora effettivamente potrebbe essere che
ci aspettano tempi duri piu’ avanti. Scrivevo anche che ritengo Russell uno
dei migliori analisti e sicuramente quello con maggiore esperienza, quindi
quanto scrive va sempre tenuto in considerazione.

Tuttavia, scrivevo anche che, a mio avviso, il suo tono poteva essere troppo
allarmistico.

Certo, non e’ da escludere che un deterioramento veramente grave possa
colpire l’economia. Non e’ poi da escludere un’implosione dell’euro e
non sono da escludere anche tante altre cose negative.

Tuttavia, spesso i segnali ribassisti sui mercati si sono poi rivelati falsi
segnali, oppure sono stati segnali di breve durata. Di conseguenza, a mio
avviso ritenevo che uscire completamente dall’azionario possa essere un
errore.

Per la precisione, riportavo che: “Certo, se dovessero accadere eventi
che porteranno ad un grande deterioramento della situazione economica
le azioni ne risentiranno più di tutti. Ma a meno che non venga azzerato
il sistema capitalistico con conseguente eliminazione della proprietà privata
dei mezzi di produzione, come accadde in Russia dopo la rivoluzione
bolscevica, la classe di investimento delle azioni ha sempre mostrato
anche una notevole capacità di “recovery” dopo un calo.
Basti pensare che un investimento fatto sulla Borsa tedesca o giapponese
a fine anni ‘30, prima dello scoppio della WWII, sarebbe stato quasi
azzerato alla fine della guerra, ma nei 20-30 anni successivi, con
Germania e Giappone che furono i “best performer”, l’investimento iniziale
avrebbe prima recuperato tutte le perdite, quindi fornito un rendimento del
tutto simile a quello di altri paesi come gli USA e persino meglio dell’UK
.

Quindi, non bisogna rinunciare alle azioni all’interno del proprio portafoglio,
se non si vuole perdere la performance fornita da questa classe di
investimento
“.

In conclusione, la base del rendimento del proprio portafoglio e’ dato, in primo
luogo, dall’asset allocation. E’ quindi necessaria un’allocazione sulle azioni per
trarre profitto dalle ottime performance di questa classe di investimento nei
periodi positivi o di miglioramento, ma e’ anche necessario tenere una quota
di obbligazioni di vario tipo e di liquidita’ per stabilizzare il proprio portafoglio
e abbassarne la volatilita’.

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