Quello che gli “Orsi” non considerano. - EF Report 140
Posted on Maggio 15, 2007
Filed Under Bolle speculative, Investire intelligentemente, Banche Centrali, Tassi e Obbligazioni, Mercati Azionari
Dalla seconda parte del 2006 e per buona parte del 2007,
un numero sempre più elevato di analisti è diventato particolarmente
“pessimista” sui mercati azionari.
Ci sono, effettivamente, numerosi elementi che lasciano pensare
che il mercato azionario prima o poi dovrà correggere o, peggio,
intraprendere una direzione ribassista.
Il primo trimestre ha visto i profitti societari tutto sommato buoni,
ma il tasso di crescita è più basso rispetto ai trimestri passati. I debiti
sub-prime negli USA sono sempre più un pericolo e il numero delle
società del settore che sono fallite è molto elevato. La crescita
americana è ora piuttosto lenta. L’immobiliare sta diventando un serio
problema.
Insomma, ci sono senza dubbio molti rischi. E su molti di essi ho
scritto più volte in questo blog.
Nonostante tutto, dalla fine del 2006 sono diventato moderatamente
ottimista sul mercato azionario e questo essenzialmente perchè
c’è un aspetto che molti non considerano.
Quello che gli “Orsi” ignorano.
O, sarebbe meglio dire, quello che gli “Orsi” sembrano non voler
considerare.
Nel corso del 2006, anche io sono stato particolarmente cauto sul
mercato azionario. Questo perchè la FED nella prima parte dell’anno
aveva continuato ad alzare i tassi e nella seconda parte aveva ridotto
il tasso di crescita della massa monetaria ad un “misero” 4% anno su
anno, mentre in passato questo tasso di crescita è stato ampiamente
sopra il 7%. Inoltre, la Banca del Giappone sembrava intenzionata a
terminare la sua politica di tassi zero, iniziando ad alzare i tassi.
Questo era (ed è) una grave minaccia per il fenomeno del carry trade,
che negli ultimi anni ha sostenuto e continua a sostenere non poco
gli investimenti più rischiosi, non ultimi quelli azionari. Entrambe queste
politiche sono state di breve durata.
La FED ora è tornata a non ostacolare la crescita della massa
monetaria, crescita che è tornata ad essere superiore al 7%.
E la Banca del Giappone alle intenzioni non ha lasciato seguire
i fatti. Dopo il rialzo dello scorso anno, ne abbiamo visto solo
un altro a febbraio 2007 (a cui, guarda caso, è seguito un piccolo
storno dei mercati). In area euro, poi, nonostante i continui rialzi dei
tassi della BCE, la massa monetaria cresce ormai da tempo ad un ritmo
dell’8% anno su anno, soprattutto a causa dell’espansione del credito.
E’ inevitabile che tutta questa massa monetaria continuamente immessa
nel sistema deve andare a riversarsi da qualche. Generalmente e
storicamente, quando la massa monetaria ed il credito si espande
ad un ritmo elevato, aumentano i prezzi dei beni e servizi, prima
quelli di investimento, poi quelli di consumo.
Tuttavia, in questa fase storica, ci sono alcuni elementi che portano
i prezzi dei beni di consumo a non crescere eccessivamente.
Questo è dovuto alla globalizzazione spesso demonizzata. La nuova
produzione di ingenti quantità di beni da parte della Cina, del Brasile,
della Russia e di molti altri paesi in via di sviluppo è riuscita a fronteggiare
bene l’aumento di domanda dovuta alla maggior quantità di moneta
nel sistema. E di conseguenza, tutto quello che può essere prodotto
in Asia o in altri paesi a bassi salari non è aumentato di prezzo.
Diverso il caso dei servizi locali (idraulici, meccanici, ristoranti,
carrozzieri, ecc…), che non potendo essere prodotti in Asia sono
aumentati di prezzo a seguito dell’aumento della domanda.
Ma la massa dei consumatori sono solo gli ultimi “prenditori” della
nuova moneta. La maggior parte del nuovo denaro resta infatti
ai primi “prenditori”, che sono per lo più banche ed altri soggetti
finanziari. In seconda battuta, ci sono anche le grandi corporations
sia perchè possono ricorrere al mercato finanziario (e quindi al
capitale dei primi prenditori del nuovo denaro), sia perchè possono
ricorrere con grande facilità al credito (e quindi, ancora una volta,
ai capitali dei primi prenditori).
Infatti, non è un caso che negli ultimi anni il private equity,
le fusioni e i riacquisti di azioni proprie sostituiti dal debito
sono stati ai massimi livelli. E tutto questo, finisce col gonfiare
le quotazioni azionarie.
Finché questo circo continuerà difficilmente assisteremo
ad un trend decisamente ribassista.
Quando lo scorso anno Bernanke si mostrò deciso sul fronte
inflazione e la Banca del Giappone si sintonizzò, a parole, sulla
stessa lunghezza d’onda, per un po’ ho pensato che almeno
momentaneamente ci potesse essere un rallentamento delle quotazioni
azionarie.
La cosa però è stata di breve durata. Molto più breve di quanto pensassi.
Conclusioni.
Siamo ormai entrati in maggio. Questo mese non è positivo per le azioni,
come non lo è tutto il periodo che arriva fino ad ottobre. Questo significa
che potremo sicuramente vedere delle correzioni. Tuttavia, finché
l’espansione monetaria continuerà, queste correzioni dovrebbero essere
presto riassorbite, proprio come quella dello scorso anno o quella
di febbraio.
E per ora, l’espansione monetaria globale non sembra affatto ridursi.
Non c’è motivo di essere pessimisti sulle azioni. Solo un po’ cauti.
Fare attenzione a non entrare sul mercato in un colpo solo, esponendosi
eccessivamente al timing.
Il tuo educatore
Roberto.
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
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