Quanto pesa il nuovo bollo sul deposito titoli?

La manovra è ormai ufficiale e sicuramente per i risparmiatori/investitori
il colpo più pesante, oltre alla ritenuta sui guadagni che passa dal
12,50% al 20%, è il bollo sui depositi titoli.

Attualmente il bollo e’ di 34,20 euro l’anno e con la manovra tale
bollo passerà a 120 euro l’anno per depositi inferiori a 50.000
euro e addirittura a 380 euro se si supera questa soglia.

Non e’ certo poco!

Riguardo a questo punto della manovra, sembra esserci un “buco”
normativo circa i depositi titoli presso le SIM (anziché presso le
banche), che sarebbero immuni da questo provvedimento.
Bene così, ma credo sia sostanzialmente una “svista” che presto
sarà “sanata”.

Resta invece fuori il risparmio gestito, che non avendo bisogno
di un deposito titoli ma solo di una banca depositaria (che per
i fondi è spesso estera), non ha il presupposto per il bollo.

Subito su internet enei blog sono emersi idee e consigli per
sfuggire al nuovo bollo. La maggior parte di questi sono
riassunti in due punti:

1 – Risparmio gestito
2 – Uso di conti/broker esteri

Vediamo però di considerare bene le cose.

PUNTO 1

Come detto, l’uso del gestito, soprattutto se tramite dei “supermercati”
di fondi come Fundstore e simili che non prevedono un deposito titoli
permette di scamparla.

Da questo punto di vista, quindi, il risparmio gestito diventa
più conveniente.

Attenzione pero’ a far bene i conti.

Su 10.000 euro di deposito, il bollo di 120 euro pesa per l’1,2%
Su 20.000 euro di deposito, il bollo di 120 euro pesa per lo 0,6%
Su 30.000 euro di deposito, il bollo di 120 euro pesa per lo 0,4%
Su 50.000 euro di deposito, il bollo di 380 euro pesa per lo 0,76%
Su 100.000 euro di deposito, il bollo di 380 euro pesa per lo 0,38%

Più si sale come somme investite, minore è il peso (ma non si dovevano
tassare i ricchi speculatori?)

Considerate che un ETF ha commissioni che possono essere dallo 0,1%
fino ad un 1%. I fondi gestiti raramente hanno commissioni inferiori
all’1-1,5% sugli azionari. E sugli emergenti si arriva anche a 2-3 punti.
Le singole azioni, poi, non hanno proprio commissioni di gestione.

Pertanto, se su somme intorno a 10.000 euro o inferiori il gestito puo’
avere una certa convenienza, già da 20.000 euro in su i costi rispetto
agli ETF restano comunque più alti.

Attenzione, quindi, a considerare bene queste cose.

PUNTO 2

Molti, soprattutto i trader o gli investitori più attivi, guardano i broker
esteri come alternative (che oltre al bollo farebbero risparmiare anche
a livello di commissioni).

Il broker estero non è certo un’opzione da sottovalutare, soprattutto
per quei trader che vogliono tradare opzioni o future di tutti i generi
e che molti broker italiani non hanno nella loro offerta.

Anche in questo caso, però, considerate bene tutto.

In particolare, non dimenticate che i guadagni andranno riportati
in dichiarazione e quindi occorrerà tenere una contabilità precisa
del vostro dossier titoli estero.

Che io sappia, il fisco non ha mai accertato i trader e investitori
casalinghi, ma con i controlli ed accertamenti che diventano
sempre più stringenti è bene tenere tutto ordinato.
Concludendo, una considerazione pratica ed una politica.

Prima quella pratica: non fatevi prendere dalla foga e fatevi bene i conti.
Il bravo investitore/trader, così come il bravo imprenditore, di fronte
all’evoluzione normativa si adatta. E lo fa considerando bene tutto.
Quindi carta e penna (o foglio excel) per considerare tutti i costi delle
varie opzioni (e il tempo per gestire tutto).

Ora quella politica: ho la sensazione (eufemismo per non dire certezza) che
questo provvedimento penalizzi molto di più i “piccoli” risparmiatori che
non i grandi (i grandissimi sono già da tempo in Lussemburgo o Svizzera).
Non si voleva fare il contrario?

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