Quanto è “Motivato” Ben Bernanke? - EF Report 99

Posted on Ottobre 6, 2006 
Filed Under Crisi Subprime, Oro Commodity e Peak Oil, Inflazione, Banche Centrali, Tassi e Obbligazioni

Dal 2001 la FED ha iniziato una politica di espansione monetaria
per contrastare la caduta dei mercati azionari e la crisi che
da essa si stava generando.

Se questo era l’obiettivo, bisogna ammettere che la FED ha avuto
un certo successo.

Dopo un crollo brusco, i mercati azionari si sono ripresi e gli
indici principali hanno recuperato i valori del periodo della bolla
internet (ad eccezione del Nasdaq).

Ma poichè non esistono pasti gratis, l’espansione monetaria
ha un’altra bolla, quella immobiliare, i cui nodi stanno oggi
venendo al pettine.

L’effetto sull’economia può essere ben più grave di quello
della bolla internet. Per cinque anni abbiamo vissuto in un
ambiente di inflazione monetaria.

Questo periodo non è stato altro che l’accentuazione di
decenni di espansione monetaria. Dal 2006, Ben Bernanke
ha preso il posto di Alan Greenspan.

Il messaggio di Bernanke è stato fin dall’inizio quello di
combattere l’inflazione.

E’ un messaggio di facciata? Quanto è serio Bernanke nel limitare
l’espansione monetaria e combattere l’inflazione?

La mia risposta è: MOLTO!

Se sei stato un lettore dei miei articoli per un certo tempo questa
risposta dovrebbe lasciarti un po’ sorpreso. Io non sono un grande
fan dei banchieri centrali.

Ma Bernanke ha costruito tutta la sua reputazione accademica
sull’inflation targeting, cioè quella politica monetaria che si pone
l’obiettivo di fissare un tasso di inflazione e condurre la politica monetaria
(tassi e massa monetaria) di conseguenza (in sostanza la politica che
segue la nostra BCE).

Per tutto il 2006 i principali aggregati monetari si sono
stabilizzati: M1, M2, Base Monetaria Aggiustata sono tutte
stabili o in leggera crescita rispetto all’anno scorso.

Questa è una tipica di “deflazione monetaria”, o quanto meno
una politica di “non inflazione”.

Bernanke vuol dimostrare di essere diverso da Greenspan.
Piuttosto aspira ad essere come Volker, il governatore FED
che negli anni ‘80 mandò i tassi al 20% per combattere l’inflazione.

“Bennie” vuol far dimenticare il nomignolo datogli appena insediato
di “Helicopter Ben”. Ne va della sua credibilità e soprattutto di quella
della FED.

E di certo non vuol disperdere quella credibilità accademica costruita
faticosamente in molti anni. Reputazione costrutia sull’inflation targeting.

La prova del fuoco per Bernanke sarà quando gli effetti dello
“sboom” immobiliare inizieranno a riflettersi sui dati
macroeconomici e sui bilanci delle società.

Se l’impatto sarà brusco, come è probabile che sia, dal
governo inizieranno gli appelli (leggi anche “pressioni”) per avere dalla
FED una politica accomodante che risollevi l’economia.

Sarà capace il governatore della FED di resistere a queste pressioni?

Lo scopriremo…

Per ora però non c’è nulla di tutto questo. Secondo il governo,
l’economia USA è ancora sana, i dati e le statistiche hanno appena
iniziato ad “incorporare” qualche problema. Bernanke non sta
ricevendo alcuna pressione e può andare avanti con la sua politica.

Politica che prevede di stabilizzare la massa monetaria.

Ed ora attenzione: i tassi di interesse sono un elemento importantissimo
nel definire la politica monetaria, ma non necessariamente vale
l’equivalenza tra tassi in ribasso e politica monetaria espansiva.

Una riduzione del tasso di interesse può favorire la concessione
di nuovi crediti, ma nella prima fase di recessione una parte della
massa monetaria (in senso ampio) può andare distrutta a causa
dell’impossibilità dei debitori di pagare le proprie obbligazioni.

Questo per dire che lievi riduzioni dei tassi da parte della FED
possono essere compatibili con una politica di stabilizzazione monetaria.

Esattamente come i primi dei 17 rialzi della FED non impedirono
di proseguire la vasta espansione monetaria. Questo genera molte
ripercussioni per i portafogli degli investitori. Le commodity e il petrolio
hanno già iniziato a correggere. Le azioni non mancheranno di ripiegare.

Recessione e stabilizzazione monetaria sono un mix che non è molto
favorevole per l’equity.

Persino i bond a scadenza lunga, che hanno vissuto recentemente
un buon rally anticipando la recessione, potrebbero smettere di
aumentare di prezzo se la recessione sarà realtà ma la FED continuerà
a stabilizzare la massa monetaria.

In questo possibile scenario, una buona dose di “cash” potrebbe
essere temporaneamente preferibile.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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