Quanto è difficile diversificare? - EF Report 132
Posted on Aprile 17, 2007
Filed Under Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato, Mercati Emergenti, Mercati Azionari
La diversificazione è uno dei concetti di cui maggiormente si
parla in campo finanziario.
Dagli accademici ai promotori di prodotti finanziari, un’adeguata
diversificazione viene “venduta” come fondamentale per ridurre il
rischio ed ottenere adeguati rendimenti.
E fondamentalmente, questo è vero.
Se un investitore non ha sufficiente coraggio per tenere un
titolo in cui crede anche quando perde il 20%, allora dividere
adeguatamente il proprio capitale tra azioni, obbligazioni, liquidità
e risorse naturali è molto utile per minimizzare la volatilità e cogliere
le opportunità che ogni classe di investimento offre in diverse situazioni.
Il passo successivo per molti che vendono il concetto di diversificazione
è di detenere titoli diversi all’interno di ogni classe di investimento.
Ad esempio, all’interno della classe azionaria, si può ripartire il proprio
capitale tra titoli europei, americani, giapponesi, dei mercati emergenti.
Un altro modo per diversificare è tramite l’allocazione settoriale.
Ma la diversificazione permette veramente di raggiungere questo
obiettivo di stabilizzare rischio e volatilità?
Possiamo aiutarci con alcuni dati storici.
Ad esempio, a metà settembre del 1997, il mercato azionario
tedesco perse oltre l’8% in cinque giorni. Negli stessi cinque
giorni, le azioni americane restarono sostanzialmente invariate,
perdendo solo lo 0,6%. A marzo 2004, il mercato tedesco
subì una nuova forte correzione, circa il 7% in una settimana.
Nella stessa settimana, l’indice americano perse il 3,73%.
In entrambe le situazioni, una diversificazione avrebbe consentito
di ridurre la volatilità del portafoglio. Tuttavia, l’esempio mostra
un trend che oggi è ben più definito: la correlazione tra i due mercati
è andata progressivamente aumentando.
Oggi, le differenze sono molto inferiori e la correlazione è alta
come non è mai stata negli ultimi dieci anni. Uno studio fatto
in America offre, in proposito, spunti interessanti.
Intanto, iniziamo definendo il coefficiente di correlazione.
Esso può essere misurata su una scala che va da -1 a +1. Se il
coefficiente di correlazione è -1, due investimenti sono inversamente
correlati (se uno scende del 10%, l’altro sale del 10%).
Un coefficiente di +1 indica invece una correlazione perfetta
(i due investimenti si muovono nella stessa direzione e con la
stessa ampiezza).
La situazione ideale per diversificare è quando il coefficiente
è vicino a 0. A questo livello, si dice che non esiste correlazione
ne diretta ne inversa. In pratica, i due investimenti si muovono
tra loro in modo del tutto casuale.
Vediamo ora un po’ di risultati.
Mercati Sviluppati.
Nel 1997, la correlazione del mercato azionario USA con gli
altri mercati azionari sviluppati (Europa e Giappone) era pari a
0,25. Una correlazione molto bassa, vicina a quello 0 che
dicevamo essere condizione ideale per la diversificazione.
Ma negli anni recenti, il coefficiente ha raggiunto quota 0,72.
La correlazione, in pratica, è diventata molto forte. In particolare,
le borse maggiormente correlate al mercato USA appartengono
tutte a questa categoria: Francia (coefficiente 0,82), Germania (0,81)
Svizzera (0,80) e UK (0,77).
Mercati Emergenti
I mercati emergenti sono effettivamente meno correlati. Tra i paesi
meno correlati con il mercato americano, troviamo proprio le borse
dei paesi emergenti, come quella venezuelana (0,08), Pakistan (0,05),
Perù (0,07).
Questi paesi sono, naturalmente, di difficile accesso diretto e
anche gli ETFche coprono i mercati emergenti investono poco su
questi paesi.
In questo momento, una delle migliori borse per diversificare è
quella giapponese, che ha una correlazione con il mercato
USA dello 0,40.
Non bassissimo, ma comunque molto più basso di quello degli
altri paesi sviluppati.
CONCLUSIONI.
Se cerchi di diversificare investendo in aree diverse, potresti
trovarti meno diversificato di quanto credi. E questo non vale
solo in ambito azionario. Anche le obbligazioni a lungo termine
e persino l’oro (come detto in un’altra edizione) stanno mostrando
una correlazione con i mercati azionari sempre maggiore.
In ambito azionario poi, nell’ambito dei paesi sviluppati, ci stiamo
avvicinando ad un vero e proprio mercato globale, che con le
diverse borse che si muovono nella stessa direzione.
Tuttavia, per l’investitore restano ancora molte strategie di
diversificazione.
Ad esempio, la diversificazione settoriale offre opportunità migliori
rispetto a quella geografica. Inoltre, nelle fasi di cali dei mercati,
proprio perchè si muove tutto nella stessa direzione, tenere una
porzione di cash offre una protezione molto interessante.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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