Principi di Base del “Money Management” - EF Report 98
Posted on Settembre 22, 2006
Filed Under Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato
L’ultima edizione di “Educazione Finanziaria” ha risocosso
diverso successo e mi sono arrivate diverse e-mail riguardanti
l’argomento del “money management”.
Molte sono arrivate da traders quasi puri, persino da “scalper”.
A differenza degli investitori che sono per natura interessati a
domande del tipo: “come posso diversificare il portafoglio in modo
da ripartire il rischio” o “come tenere bassa la volatilità”, i traders,
soprattutto quelli all’inizio della loro “carriera” e per questo ancora
un po’ più “acerbi” sono molto concentrati sui profitti potenziali e non
prestano adeguata attenzione alla gestione del rischio.
I traders di maggior successo sono quasi dei maniaci quando
si tratta di gestire il rischio. Il profitto potenziale viene dopo.
Sebbene diverse edizioni di “Educazione Finanziaria” sono state
dedicate in passato a questo argomento, un ripasso di alcuni principi
di base di “Money management” non può che far bene, soprattutto
per gli iscritti e i visitatori più recenti che magari non hanno avuto
la voglia di rileggersi tutte le vecchie edizioni.
Quattro Principi di Money Management
1 - Dimensionamento della posizione: un singolo titolo non
dovrebbe pesare eccessivamente sul vostro portafoglio. Che sia
un’azione, un fondo, un ETF, un futures o un’opzione, non si dovrebbe
mai andare oltre il 5% del totale portafoglio. Nel caso dei futures e
di tutti gli strumenti con effetto leva, il 5% deve riguardare il “capitale
controllato”, non il margine versato.
Se ad esempio il totale del capitale investibile è di 100.000
euro, un singolo futures non dovrebbe mai “controllare” un capitale
superiore a 5.000 euro. Se usate una leva 5 a 1, il margine versato
sarà solo di 1.000 euro.
Per operazioni su mercati più ampi e destinati al lungo periodo o ad
essere costantemente in portafoglio per motivi di asset allocation
(ad esempio l’intero indice europeo o americano) la dimensione può
essere più ampia, diciamo del 15%.
2 - Allocation: diversificare tra diverse classi di investimento
(azioni, bond e commodity). Azioni e commodity sono tra loro
non correlate: quando le azioni salgono generalmente le commodity
sono in ribasso e viceversa.
Questa relazione è un po’ venuta meno negli ultimi 5 anni, poichè
il processo di “inflazione monetaria” attuata dalle banche centrali ha
creato un fenomeno di “asset inflation” che ha visto salire praticamente
sia le azioni (dal 2003) che commodity (dal 1999).
Ma la relazione è destinata a tornare e le ultime settimane lo
testimoniano.
I bond invece contribuiscono a ridurre la volatilità del portafoglio.
Se fate ampio uso di futures, tenere ampie disponibilità di bond e
soprattutto cash è fondamentale. Se le operazioni non dovessero andar
bene nel breve periodo il vostro broker potrebbe chiamarvi a ricostituire
i margini e se non avete risorse monetarie a disposizione il broker può
liquidare le vostre posizioni di sua iniziativa.
A causa di questo, ottimi trade di medio periodo verrebbero chiusi
in perdita.
3 - Stop-loss: definite sempre un livello massimo di perdita sul singolo
titolo. Nessuno può aver ragione su tutti i trade. I trader più bravi sbagliano
addirittura nella maggior parte dei casi. In altri termini, sono contenti di
perdere nella maggior parte dei casi poichè fissano un limite massimo
di perdita.
Nel nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento fissiamo
sui singoli titoli un limite di perdita del 25%. Molti traders usano un limite
di questo tipo. Se con un singolo titolo si guadagna il 75% (e guadagni
di questo tipo sono possibili e spesso frequenti nel mercato azionario
o delle commodity) si è in grado di coprire ben tre perdite.
In pratica, su 4 operazioni basta aver ragione solo nel 25% dei casi
per “pareggiare”. Ogni volta che la percentuale di buoni “trade” aumenta
i guadagni crescono.
Inoltre, applicare le stop-loss in maniera rigorosa vi aiuta a
non “innamorarvi” del vostro investimento.
4 - Limitare il rischio massimo di portafoglio: in ogni singolo
investimento non rischiare mai più dell’1-2% di tutto il capitale investito.
Questo principio è ricavabile dalla combinazione dei punti 1 e 3. Se la
vostra stop-loss è del 25% e la dimensione della singola posizione
è del 5%, complessivamente rischierete solo l’1,25% del capitale totale.
I principi di money management rappresentano il primo passo per
ogni investitore e dovrebbero essere appresi prima di iniziare ad investire.
Quindi, il secondo passo è iniziare ad applicarli con poco, solo con
una piccola parte del vostro capitale. Quando capirete di essere capaci
di applicarli, allora sarete pronti per operare con tutto il vostro patrimonio.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
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