Perchè i titoli “inflation-linked” possono essere un disastro per il tuo portafoglio - EF report 78
Posted on Aprile 28, 2006
Filed Under Inflazione, Tassi e Obbligazioni
L’investitore medio ha trovato negli ultimi 10 anni un buon rifugio
nei titoli obbligazionari, sempre che sia stato lontano da Argentina,
Parmalat o Cirio.
In particolare, scegliendo un fondo o un ETF obbligazionario è stato
possibile realizzare persino interessanti guadagni in conto capitale, grazie
alla progressiva riduzione dei tassi.
Con un ambiente internazionale che presenta ora tassi al rialzo,
(in USA prima e con Europa e Giappone che sembrano intenzionate
a seguire) e con un’inflazione reale in aumento, questo guadagno in
conto capitale non è più possibile.
Ho scritto sul pericolo-tassi diverse volte in maniera più o meno diretta.
La prima fu ad ottobre 2005 nel report 48 e poi nell’edizione di
aprile del servizio premium Trend e Strategie di Investimento e, l’ultima,
la scorsa settimana.
Non solo non sarà più possibile conseguire guadagni in conto capitale.
L’aumento dei tassi e dell’inflazione sono proprio i due fattori che
penalizzano le quotazioni obbligazionarie. Non sorprende che da
inizio anno tutti gli ETF (e i fondi) obbligazionari non hanno fatto altro
che perdere valore, spesso con sorpresa degli investitori meno esperti,
convinti che le obbligazioni fossero un investimento sicuro che in alcun
modo avrebbe eroso il capitale.
Questo trend è quindi già in atto e almeno per questo anno ritengo
sia destinato a durare.
Ora, in una situazione economica con inflazione in crescita, una
soluzione che molti investitori intravedono sono i titoli il cui rendimento
è in qualche modo legato all’inflazione.
Può trattarsi di una parte della cedola legata al tasso di inflazione, oppure
la rivalutazione del capitale a scadenza.
Nel resto del messaggio, cercherò di spiegarti perchè non devi
commettere l’errore di considerare questo genere di investimento.
Da cosa dipende il rendimento dei titoli “inflation-linked”.
In primo luogo dai tassi. I titoli in questione hanno sempre una
componente fissa di rendimento.
Questa componente fissa, diciamo ad esempio del 2%, ha un valore
diverso se i tassi delle obbligazioni a 10 anni sono al 4% o se
passano all’8%.
Il mercato dà alla componente fissa un valore ovviamente maggiore
nel primo caso. In secondo luogo, il rendimento dipende dall’inflazione
statistica.
Si tratta di un parametro diverso dall’inflazione reale. Tutti coloro che
fanno la spesa si sono accorti quanto questo valore sia diverso dalla
realtà.
Peraltro, in un mondo basato sul petrolio (l’Italia ancora più dipendente
degli altri paesi), è del tutto irrealistico pensare che se esso aumenta
del 30% ogni anno, i prezzi aumentino solo del 2%.
L’inflazione statistica negli USA è del 3% circa. Ma molti analisti fanno
notare che dagli anni ‘80 è cambiato il modo di calcolarla.
Ad esempio, le case sono computate in termini di costo dell’affitto
di un certo immobile.
Ma anche negli USA, con i bassi tassi degli ultimi anni, sempre
meno affittano e sempre di più comprano. E’ chiaro che chi vuol
affittare abbasserà il canone (quindi si riduce il valore computato
nel tasso di inflazione), ma in realtà le persone comprano e i
prezzi per chi compra sono aumentati notevolmente.
Situazioni simili succedono relativamente ad auto nuove-usate
o ai computers.
Se si usasse il sistema di calcolo impiegato negli anni ‘70, essa
sarebbe oltre il 5%.
Attenzione, non sto parlando di congiure o disinformazione.
L’inflazione statistica è, appunto, un valore statistico. Le persone
(economisti in testa) danno semplicemente troppa importanza a
questo dato, dimenticandosi che, essendo un valore statistico,
è fortemente condizionato dal modo in cui lo si calcola.
L’inflazione statistica non crescerà eccessivamente.
Ci sono troppe cose legate all’inflazione statistica perchè essa
possa aumentare. Dalle polizze vita fino alle rivalutazioni pensionistiche,
l’inflazione statistica è impiegata come parametro fondamentale.
Non solo in Italia, ma anche all’estero, un aumento eccessivo
dell’inflazione statistica metterebbe seriamente in difficoltà i bilanci
degli istituti pensionistici ed eroderebbe non poco i margini del sistema
assicurativo/finanziario.
Per questo ritengo che non assisteremo, almeno nei prossimi anni,
ad un aumento dell’inflazione statistica. Eventualmente, ci saranno
alcuni aggiustamenti nei sistemi di calcolo.
Ma l’inflazione reale è un’altra cosa e può aumentare.
Quindi, ricapitolando, l’aumento dei tassi e dell’inflazione reale
penalizza i bonds in generale. Poichè i titoli legati all’inflazione si
basano, per la rivalutazione, sull’inflazione statistica, dovresti ora
realizzare il perchè essi sono un pessimo modo per proteggersi
dal caro vita reale.
Come proteggersi
Ritengo che esistano modi migliori per difendersi dall’inflazione e dal
rialzo dei tassi.
1 - Restare liquidi: ridurre la componente obbligazionaria e
parcheggiare le risorse liberate in BOT a tre/sei mesi o conto
arancio/santander è una prima strategia per evitare perdite in
conto capitale. Tra un 4% dei titoli a 5 anni e il 2,5% netto
dei BOT c’è poca differenza in termini assoluti. E sarai molto
più flessibile per cogliere le opportunità che i mercati potrebbero
fornire in futuro, comprese le emissioni di obbligazioni a tassi
via via più alti.
2 - Comprare un titolo e portarlo a scadenza: ovviamente,
se compri un titolo obbligazionario e lo porti a scadenza ti viene
rimborsato l’intero valore nominale. Nel corso degli anni saranno
emessi sul mercato altri bond con rendimenti maggiori di quello
che hai tu, ma se per te il mancato guadagno non è un problema,
allora puoi disinteressarti di questo. Ricorda, in fase di rialzo dei
tassi si riesce a cedere sul mercato i titoli obbligazionari a prezzi via
via più bassi, con perdite in conto capitale. Il ritorno del capitale
viene prima del ritorno sul capitale. Tieni titoli con scadenze
medio-basse (inferiori ai 3-5 anni). Con i tassi al rialzo, sarai in
grado di sottoscrivere titoli a condizioni migliori man mano che
i tuoi arriveranno a scadenza.
3 - CCT e titoli a tasso variabile: non sono la soluzione perfetta,
ma ritengo che ci siano più probabilità di veder aumentare i tassi che
non l’inflazione statistica. Naturalmente, questo riguarda la componente
obbligazionaria. I lettori di lunga data sanno che oro, petrolio e le
altre risorse naturali ed energetiche sono non solo le migliori
protezioni contro l’inflazione, ma anche il modo migliore per
trarre profitto da essa.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
—————————————————————————————————–
Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
—————————————————————————————————–
Per ricevere gli articoli via e-mail, clicca qui ed inserisci il tuo indirizzo di posta
—————————————————————————————————–
Comments
Leave a Reply