L’oro è in bolla?
Posted on Luglio 20, 2010
Filed Under Bolle speculative, Operatività e Gestione Portafoglio, Oro Commodity e Peak Oil, Inflazione | 4 Comments
Domanda, questa, che ci siamo fatti in passato, ma che, con l’oro che continua a
salire ormai da anni, è bene di tanto in tanto rifarci e fare l’analisi della situazione.
Consideriamo oggi due bolle, quella dell’oro degli anni ‘70 e del Nasdaq degli anni
‘90 e mettiamola in confronto con l’andamento attuale dell’oro.
Negli anni ‘70 l’oro ha moltiplicato il capitale iniziale di un ipotetico investitore di
ben 18 volte, mentre il Nasdaq lo moltiplicò per 10.
Attualmente, il rialzo dell’oro è poco superiore al 300% rispetto ai livelli di partenza,
quindi ci sarebbe ancora molta strada da fare se, come anche io credo, questo rialzo
dell’oro si concluderà alla fine a livelli di vera bolla.
Dopo circa 9 anni di percorso, l’attuale salita dell’oro è ancora dietro a quanto fatto
dalle altre due bolle.
Inoltre, entrambe queste bolle dopo un rialzo costante e regolare sono esplose proprio
tra il nono e il decimo anno, raggiungendo le loro vette più alte per poi deflagare. Se la
storia è di qualche guida, potremmo non essere lontani dalla fase finale di questo rialzo
dove i prezzi inizieranno ad accelerare in modo esponenziale.
Lungo il percorso ci saranno sicuramente correzioni, ma l’analisi storica sembra
essere di buon auspicio.
Se BP dovesse fallire?
Posted on Luglio 16, 2010
Filed Under Economia globale, Crisi Internazionali | Leave a Comment
Credo che più o meno tutti siano a conoscenza della catastrofe ecologica
causata da BP a largo delle coste del Golfo del Messico.
Le conseguenze sul fronte ecologico sono disastrose e molti media
ne parlano. Qui, occupandoci di finanza, vediamo di fare una breve, sommaria
e anche ipotetica analisi circa le eventuali conseguenze nel mondo finanziario
qualora la compagnia petrolifera fosse chiamata ad un risarcimento incapace
di onorare.
Anche sul fronte finanziario, queste conseguenze non sarebbero certo piacevoli.
In primis, BP è sì una società petrolifera, ma nei suoi rapporti con decine di
migliaia di imprese essa è anche erogatrice di cediti i cui volumi e quantità che
hanno poco da invidiare alle maggiori banche, il tutto tramite la sua divisione
“trading & finance”. Il fallimento di BP genererebbe l’assenza improvvisa di un
altro grande player del settore del credito e quindi la mancanza di un’altra fonte
di erogazione.
Ma questo, forse, è l’aspetto meno importante.
BP è, ovviamente, anche finanziata da banche e istituti di credito di tutto il mondo.
La sua eventuale insolvenza metterebbe in difficoltà molti di questi istituti, con
reazioni a catena difficili da immaginare.
Infine, c’è il problema derivati che, come sempre, rischia di essere quello di maggiore
entità. In primis, il debito di BP non è affatto da escludere che possa essere stato
usato come base per vari derivati. Le major petrolifere sono generalmente “clienti”
molto ben considerati dagli istituti bancari, dato il grande volume di asset tangibili
in loro possesso. Il loro merito creditizio è quindi particolarmente alto se ben gestite
dal punto di vista finanziario e il loro debito è facilmente utilizzabile come sottostante
per derivati OTC.
Inoltre, la stessa BP è un player importante nel settore derivati come controparte
degli istituti (le major petrolifere operano con i derivati del petrolio e del gas naturale
per stabilizzare magari i prezzi di vendita).
Il venir meno della controparte nei contratti in corso o il venir meno del sottostante
puo’, anche in questo caso, generare effetti difficilmente prevedibili, ma sicuramente
molto rilevanti.
Personalmente credo che BP non verrà fatta fallire, anche se nulla va escluso
(caso Lehman docet).
Qualora, però, dovesse avverarsi questa eventualità, gli effetti sarebbero piuttosto
pesanti per tutto il sistema finanziario.
Il day trading non e’ il modo di operare
Posted on Luglio 12, 2010
Filed Under Wealth Building, Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato | Leave a Comment
Gestendo un sito di finanza, mi arrivano spesso domande
circa il possibile andamento di questo o quel titolo, ETF o
investimento soprattutto riguardo al breve termine.
Pur cercando di dare sempre una risposta, cerco anche
continuamente di sottolineare come prevedere l’andamento
dei vari investimenti nel breve termine in primo luogo non
e’ assolutamente facile e, comunque, dato l’elevato grado
di errore non porta a nulla a livello di rendimento complessivo
del portafoglio.
Il day-trading non è affatto il modo di operare.
Una ricerca fatta recentemente sui trader americani ed asiatici
sembrano confermare questa cosa.
Circa l’82% dei trader più attivi perdono denaro. Del residuo 18%,
poi, solo pochi riescono a battere un normale Buy and Hold.
Mediamente, i trader poco attivi con un turnover medio solo
del 2% l’anno (quindi praticamente degli operatori buy and hold)
ottengono un rendimento superiore del 50% rispetto agli operatori
con turnover medio del 258% l’anno.
Alcuni dei perdenti, in realtà, riuscivano a portare a casa un
rendimento positivo, ma poi commissioni, spread e tasse mangiavano
totalmente il rendimento portandolo in negativo. Questi tre elementi
sono un vero e proprio handicap per i day-trader.
Il risultato della ricerca sembra abbastanza eloquente. Fare day-trading
non è il modo di operare. Questo è il sunto della ricerca originale:
http://wallstreetwarzone.com/the-more-you-trade-the-less-you-earn/
La crisi del debito dei governi
Posted on Luglio 7, 2010
Filed Under Economia globale, Crisi Internazionali | Leave a Comment
Non c’è dubbio che la crisi del debito dei governi è stato uno
dei problemi che ha attirato maggiormente l’attenzione negli
ultimi mesi, in particolare da quando la situazione di alcuni
paesi europei ha suscitato molti dubbi ed incertezze.
Il debito, in linea teorica, viene contratto per coprire spese ed
investimenti che dovrebbero contribuire al miglioramento delle
condizioni economiche nel paese. In altri termini, per creare la
prosperità.
Fino a che la prosperità aumenta e il debito non va fuori controllo,
la cosa puo’ continuare e, per certi versi, si puo’ dire che il debito
non e’ troppo alto anche quando si trova ad una percentuale
rilevante sul PIL prodotto.
Quando, però, gli impieghi del debito non sono particolarmente
remunerativi, le cose si fanno difficili. A livello di economia nazionale,
dire che gli impieghi del debito non sono remunerativi equivale a dire
che essi non generano più sufficiente crescita. Se la ricchezza prodotta
non cresce adeguatamente e i debiti si accumulano, il loro “servizio”
(cioè il pagamento di interessi) diventa progressivamente meno sostenibile.
In molti paesi occidentali sta accadendo proprio questo. La recente crisi
ha portato non ad un ristagno, bensì addirittura ad una contrazione
del PIL. Di conseguenza, la sostenibilità dei debiti è divenuta più
problematica.
Senza una ripresa della crescita sostenuta, abbastanza improbabile
in questo momento se non altro perché le grandi economie occidentali
non possono più crescere continuamente al 4-5%, i debiti pubblici hanno,
con buona probabilità, raggiunto un livello troppo alto e andranno
ridimensionati.
Le politiche fiscali di risanamento messe in piedi da diversi paesi europei
vanno su questa strada.
Probabilmente questo è solo l’inizio. E, con buona probabilità, anche gli
USA, che durante il G20 hanno spinto per politiche di rilancio della
crescita, presto o tardi dovranno fare i conti con il loro debito, che sta
diventando sempre meno sostenibile.
Jim Rogers sull’euro
Posted on Luglio 5, 2010
Filed Under Economia globale, Crisi Internazionali, Operatività e Gestione Portafoglio, Mercati Valutari | Leave a Comment
In una recente intervista, il finanziere Jim Rogers, ex-partner di
Soros ai tempi del Quantum Fund, e attualmente presidente
della Rogers Holdings, ha espresso la sua idea sull’euro.
Rogers ha dichiarato che sta comprando euro, anche se a suo
avviso l’Unione Monetaria Europea è destinata ad implodere.
A suo avviso, la distruzione della moneta non avverrà in pochi
mesi, ma richiederà tempo, dai 10 ai 15 anni. In questo periodo,
ci saranno forti cali, seguiti da periodi di ripresa.
Negli ultimi tempi, il sentiment è divenuto troppo negativo sull’euro
ed è tempo di un rimbalzo per la moneta unica.
Ho scritto questo breve articolo nell’edizione di Trend e Strategie di Investimento
del 28 giugno 2009. Addirittura qualche tempo prima di tale data, suggerii di
uscire da un nostro investimento su dollari USA che molto bene aveva fatto
da inizio anno.
A distanza di qualche settimana, bisogna dire che, come del resto spesso
accade, Jim Rogers aveva visto bene ed anche noi abbiamo preservato
i nostri guadagni fatti sul dollaro USA. Dollaro USA che era salito moltissimo
ed in modo molto repentino e necessitava (e probabilmente necessita ancora)
di un po’ di pausa.
Personalmente, quindi, condivido l’idea di Jim Rogers. Per ora credo che la
salita del dollaro contro euro sia conclusa. In futuro, vedremo.
Alcuni possibili motivi della rivalutazione dello yuan
Posted on Giugno 30, 2010
Filed Under Economia globale, Mercati Valutari, Inflazione | Leave a Comment
Due settimane fa la Cina ha dichiarato che lascerà fluttuare
maggiormente la sua valuta contro il dollaro, al quale
prima era sostanzialmente “ancorata”. La People’s Bank
of China ha affermato la scorsa settimana che avrebbe
reso la moneta cinese più flessibile, ma ha precisato
poi che non ci sarà una rivalutazione immediata.
La strategia della Cina di mantenere fisso il cambio
col dollaro è stata fortemente criticata, accusata di
essere un sistema scorretto per avere vantaggio
competitivo. Ora, questa decisione sembra andare
incontro alle pressioni internazionali, anche se, come
detto, non sarà cercata, né benvenuta, alcuna repentina
rivalutazione. In ogni caso, gli analisti si attendono una
moderata crescita della valuta cinese contro il dollaro
nei prossimi mesi.
Diverse le interpretazioni a questa mossa cinese. Alcuni
ritengono che, in realtà, la decisione sia orientata a
contenere la notevole inflazione che si sta sviluppando
in Cina, portando i salari reali soprattutto degli operai
ad avere meno potere d’acquisto, con l’aumento delle
rivendicazioni da parte di molti di essi.
Il “Dragone” in questo momento non vuole assolutamente
avere a che fare con rivolte e proteste interne, quindi potrebbe
intraprendere una strada orientata alla moderazione della
crescita dei prezzi, in modo da dare maggiore potere d’acquisto
alle fasce lavoratrici.
Va segnalato che, in questi anni, la Cina e’ stata una delle
maggiori forze deflazionarie a livello internazionale, grazie
al basso costo dei suoi prodotti e delle sue lavorazioni.
L’eventuale rivalutazione della propria moneta, insieme alla
tendenza all’aumento dei selari che si registra da qualche tempo,
potrebbe attenuare questa forza.
Posto pubblico: non piu’ cosi’ sicuro
Posted on Giugno 29, 2010
Filed Under Economia globale, Crisi Internazionali | Leave a Comment
Un tempo il posto pubblico era senza dubbio considerato
particolarmente sicuro. In Italia senza dubbio lo era e lo
sappiamo bene, ma anche nel resto d’Europa era cosi’ e
persino negli USA.
Ora non piu’. Proprio dai dati americani ci arriva questa
conferma. Dal 2008 ad oggi, oltre 231.000 posti pubblici
sia a livello federale che degli Stati locali sono stati tagliati,
di cui 22.000 solo nell’ultimo mese.
La maggior parte dei tagli hanno riguardato insegnanti, poliziotti,
pompieri e impiegati nei servizi sociali.
E probabilmente non e’ finita, visto che circa 19 Stati hanno
pianificato di ridimensionare gli organici.
Personalmente, non ho i dati riguardo all’Europa, ma non
credo che la situazione, a livello di trend, sia molto diversa.
I governi occidentali, su entrambe le sponde dell’Atlantico, sono
da un lato obbligati a riequilibrare i bilanci pubblici, ormai fortemente
sotto pressione, mentre dall’altro debbono fare i conti con entrate
fiscali in caduta.
Di conseguenza, debbono tagliare il più possibile e, ovviamente,
i posti pubblici sono tra i piu’ sacrificabili.
Nonostante questo, gli effetti sui bilanci non sono ancora particolarmente
buoni.
Probabilmente, ci saranno altri tagli in vista. I governi occidentali hanno
raggiunto un punto di notevole espansione in quanto a dimensione
e probabilmente non e’ piu’ possibile andare oltre.
