Non contiamo troppo sulla ricchezza privata per risolvere il problema del debito pubblico

In questo post vorrei parlare di un tema molto discusso ultimamente
e legato ai problemi di finanza pubblica del nostro paese.

Sto parlando di un’eventuale patrimoniale e del fatto che l’Italia può
contare su un’elevata ricchezza privata dalla quale, eventualmente,
attingere per risanare i conti.

Sebbene non sia errato pensare questo, perché effettivamente la ricchezza
delle famiglie è piuttosto alta, a mio avviso la storia è molto diversa ed
ora cercherò di spiegarvi il perché.

Il punto di partenza sono i numeri.

Partiamo dal bollettino della Banca d’Italia, che è scaricabile a questo
link: http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Dal bollettino, risulta che la ricchezza lorda delle famiglie ammontava
(nel 2009) a 9448 miliardi. Di questa, circa 5886 miliardi di euro sono in
attività reali (immobili, terreni, macchinari industriali, ecc…; il grosso,
ovviamente, è in immobili, che rappresentano l’82% della ricchezza reale),
mentre 3562 miliardi sono in attività finanziarie, che comprendono liquidità
in c/c bancari e postali, azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc…

Nell’ambito della ricchezza finanziaria, la componente liquida è pari al 30%,
quindi parliamo di circa 1070 miliardi. Questa voce, come vedremo, sarà molto
importante.

A fronte di questo, il debito pubblico è pari a circa 1.900 miliardi di euro.

Come si vede, alla fine di tutto la ricchezza delle famiglie italiane è pari a
quasi 5 volte il debito pubblico, quindi effettivamente, se davvero ce ne fosse
bisogno e non si potesse fare altrimenti, attingendo alla ricchezza privata si
potrebbe tagliare notevolmente e addirittura ripagare il debito pubblico.

Giusto?

A mio avviso non è così.

Iniziamo dicendo una cosa e cioè che una eventuale patrimoniale su larga scala
per ridurre il debito si paga con risorse liquide.

Non si può pagare l’eventuale patrimoniale con immobili, azioni, obbligazioni.
Lo Stato chiede il pagamento con risorse liquide perché il debito deve essere
rimborsato con risorse liquide.

Se un soggetto per poter pagare l’eventuale patrimoniale deve vendere un
immobile o delle azioni, le comprerà qualcun altro che cederà le proprie
risorse liquide in cambio ad esempio di un immobile.

A transazione conclusa, il soggetto alienante avrà meno immobili e più liquidità,
mentre l’acquirente avrà meno liquidità e più immobili. Ma nel complesso, a livello
di paese, la ricchezza delle famiglie italiane avrà sempre lo stesso valore
dell’immobile e lo stesso valore di liquidità e lo Stato sempre dallo stesso stock
potrà attingere.

Per rendere meglio l’idea, ipotizziamo che ci sia una famiglia Alfa che detiene
tutte le ricchezze non liquide (immobili, azioni, ecc…) ed una famiglia Beta
che detiene tutte le risorse liquide. Beta, ritornando al bollettino
della Banca d’Italia, avrebbe circa 1070 mld, mentre Alfa 8.378 mld.

Ma se Alfa dovesse vendere tutto il suo patrimonio reale, senza acquirenti
dall’estero potrebbe vendere solo a Beta e Beta al massimo può pagare 1070 mld.

Quindi, in realtà è questa la vera somma da cui, eventualmente, si potrà attingere
dalle famiglie italiane per ripagare il debito.

Il resto è una ricchezza “contabile”, calcolata a valori di mercato, ma i valori
di mercato possono cambiare notevolmente se vengono messi in vendita stock molto
alti a fronte di una domanda stabile o in discesa.

Per la precisione, lo stato può contare su:

1 – Titoli di stato in mano alle famiglie italiane (perché trattasi, eventualmente,
di partita di giro)
2 – Risorse liquide delle famiglie italiane
3 – Eventuali acquirenti esteri di asset italiani venduti

Il punto 1 ammonta a circa 188 miliardi di euro. E’ questa la quota di debito
italiano detenuto dalle famiglie.

Altri 550 miliardi sono poi detenuti da banche e assicurazioni, ma questi a mio
avviso non possono essere considerati perché banche ed assicurazioni sono soggetti
attivi, per loro stessa attività, sul mercato dei titoli di stato ed eventuali prelievi
da questa fonte andrebbero a ridurre la loro capacità di sottoscrivere nuovi titoli
e comunque sono soggetti che molto facilmente potrebbero cedere i titoli dalle loro
strutture italiane e riacquistarli con le loro strutture societarie estere.

Il punto 2 ammonta, come detto, a 1070 miliardi.

Il punto 3 è ignoto, ma se volumi elevati di beni vengono messi sul mercato,
anche gli stranieri probabilmente aspetterebbero per spuntare i prezzi migliori.

Il punto essenziale, comunque, è che eventuali patrimoniali di 3-400 miliardi che
alcuni “eminenti” esperti hanno recentemente proposto e considerato sostenibili
perché tanto rappresentano solo il 3-4% della ricchezza italiana, in realtà porterebbero
via alle famiglia il 30-40% della loro ricchezza liquida, che è l’unica da cui si può
prontamente attingere, mentre il resto è solo ricchezza contabile e se viene meno la
liquidità generale degli acquirenti è destinata a scendere notevolmente di valore.

Più in generale, questo discorso si riallaccia al fatto che, come scrivevo tempo fa,
il debito dell’Italia e quello di gran parte dei paesi occidentali è in realtà impagabile
e può solo crescere. L’unica cosa che si può fare è tenerne sotto controllo la crescita e
farlo via via scendere in rapporto percentuale al PIL nominale.

Il rapporto può scendere nel tempo tramite una combinazione di pareggio di bilancio e
moderata inflazione monetaria che svaluti progressivamente il valore reale del debito.

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