L’etanolo ad un anno di distanza - EF Report 118

Posted on Febbraio 9, 2007 
Filed Under Oro Commodity e Peak Oil

Il 2006 ha visto l’etanolo salire alle cronache come possibile
fonte di energia da impiegare in sostituzione del petrolio e degli
altri combustibili fossili.

Noi abbiamo parlato di etanolo in alcune edizioni passate e, per
gli abbonati al servizio premium “Trend e Strategie di Investimento“,
abbiamo “cavalcato per un po’ l’onda di questa forma di energia.

Raccomandai la società Archers Daniels Midland (ADM.N)
nei primi mesi del 2006 e abbiamo chiuso la posizione con un
rialzo superiore al 30% nella seconda parte dell’anno, quando
l’interesse sull’etanolo stava venendo un po’ meno.

Ora, a distanza di un anno, possiamo domandarci se questo
settore è interessante e può ancora essere una buona opportunità
di investimento. La mia risposta è no. Magari da oggi vedremo
le società del settore crescere enormemente, ma da un punto
di vista fondamentale ci sono scarsi motivi per essere interessati
all’etanolo come fonte di energia.

Vediamo il perchè:

Efficienza.

Il primo punto da considerare è il concetto di “ritorno energetico
per ogni unità di energia investita”. Questo concetto individua la
capacità per una certa fonte di energia di massimizzare l’output
per ogni unità di energia impiegata per produrre questo output.

Per il petrolio ed i combustibili fossili in generale questo
valore è 25/30 - 1.

Questo significa che per ogni unità impiegata l’output è
di circa 30 volte superiore. Per l’etanolo prodotto dal grano
(questa è la risorsa più usata negli USA per produrre etanolo),
le migliori stime sono di 0,8-1.

Alcuni esperti più ottimisti arrivano a considerare un rapporto
di 3-1. Se fosse vero il rapporto di 0,8 - 1, significa che noi
usiamo dell’energia (in parte, ricordiamolo, fornita dal petrolio),
per ottenere un volume inferiore di energia.

La cosa sarebbe uno spreco totale.

Anche nel caso dei rapporti di 3-1, stiamo parlando di
un’efficienza di un decimo rispetto ai combustibili fossili.

Valori Assoluti.

Non bisogna dimenticare poi che se tutto il grano americano
venisse usato per produrre etanolo (e quindi questo grano sarebbe
distolto totalmente da altri usi, compreso quello alimentare),
si riuscirebbe a soddisfare circa il 3,50% del fabbisogno giornaliero.

Anche se tutta la terra coltivata a grano negli USA fosse triplicata,
non arriveremo comunque che poco sopra il 10%. E stiamo parlando
degli USA, i quali hanno un grande territorio.

Fare questo ad esempio in Europa sarebbe impossibile.

Il Caso Brasile.

Gran parte dell’interesse per l’etanolo deriva sicuramente
dal successo del caso brasiliano. Pochi però mettono in risalto
una differenza sostanziale:

“il Brasile può produrre etanolo dalla canna da zucchero
che è molto più efficiente del grano e di ogni altro
prodotto agricolo utilizzabile per produrre
etanolo.

Il rapporto output-input di cui sopra è di 8-1. Alcuni
produttori arrivano persino a 15-1.”


Non efficiente come i combustibili fossili, ma comunque un’ottima
fonte alternativa.

Il motivo di questa efficienza è dovuta in parte alla resa della canna
da zucchero, in parte dalla struttura produttiva dell’industria agricola
brasiliana molto meno “energy intensive” rispetto a quella americana
o degli altri paesi industrializzati.

Infine due cose da non sottovalutare. Primo, il Brasile produce etanolo
dalla canna da zucchero da oltre 30 anni. Le così dette “economie di
esperienza” hanno contribuito a migliorare le rese.

Secondo, la canna da zucchero non può essere coltivata in tutti
i paesi e richiede dei climi abbastanza caldi.

CONCLUSIONI

L’etanolo, al momento, non è una valida alternativa su larga
scala ai combustibili fossili. Un’ottima alternativa su piccola scala
per alcuni paesi sì, ma nulla di più.

Se come investitore conti nel futuro dell’etanolo per
qualche società che hai in portafoglio, considera quanto
letto in questo report.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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