Le banche centrali controllano il prezzo dell’oro. Ma non sempre riescono a farlo - EF Report 198

Posted on Novembre 9, 2007 
Filed Under Oro Commodity e Peak Oil, Banche Centrali

Sebbene il prezzo dell’oro si determini essenzialmente sul libero mercato,
di fatto esso è controllato dalle banche centrali. Esse sono in grado di decidere
se il prezzo deve salire o scendere.

Il primo modo che le banche centrali hanno per controllare il prezzo dell’oro
è tramite le “vendite nascoste”.(covert selling). In pratica, le banche centrali
“prestano” il loro oro alle “bullion bank” o ad altri soggetti e molti di questi
hanno poi venduto questo oro per uso industriale. Di fatto, le riserve
delle banche centrali indicate ufficialmente sarebbero, secondo molti
report, in realtà inferiori. Questa pratica ha tenuto basso, negli anni passati,
il prezzo dell’oro.

Ma l’aspetto senza dubbio più importante che le banche centrali hanno per
controllare il prezzo dell’oro, è la manovra dei tassi di interesse.

Come investimento, l’oro non paga dividendi e non offre cedole di interesse.
L’oro resta lì, fermo, mantenendo generalmente il suo potere d’acquisto.

Tenerlo lì però costa. Se una banca o una società ci offre come interesse o
come dividendo il 10% sul capitale è un conto, se ci offre l’1% è un altro.

Muovendo il tasso di interesse, le banche centrali manovrano il costo
opportunità di detenere oro.

Secondo Paul Volcker, governatore della FED nei primi anni ‘80, far arrivare
l’oro a circa 850$ fu un grosso errore, in grado di minare la confidenza
nel dollaro. Volcker mandò i tassi fino al 20%, aumentando in maniera
spropositata, il costo opportunità di detenere oro. Presto il mercato iniziò
a lasciare il metallo giallo, che entrò in un mercato orso di circa 20 anni.

Gli ultimi anni dell’era Greenspan, con i tassi arrivati fino all’1%, questo costo
opportunità si ridusse enormemente. Proprio da lì, l’oro iniziò la cavalcata che
stiamo vivendo ancora oggi.

Quindi è abbastanza semplice: il prezzo dell’oro è controllato dalle banche
centrali. Il problema, per esse, è che non sempre riescono a spostare i tassi
come vorrebbero senza generare pesanti effetti collaterali.

Una banca centrale non dovrebbe mai far perdere al pubblico la fiducia
nella propria moneta, perché se questo accade il loro stesso ruolo viene
meno o si ridimensiona notevolmente. Di conseguenza le banche centrali
dovrebbero in tutti i modi evitare un apprezzamento eccessivo dell’oro e
fare in modo che il pubblico non consideri il metallo giallo un’alternativa
alla valuta cartacea.

Negli ultimi vent’anni hanno fatto davvero un lavoro eccellente su questo
versante. Purtroppo, ora la situazione sta sfuggendo loro di mano.

Bernanke non può alzare i tassi al 7%, 8% o 10% per far ripiegare
pesantemente l’oro senza generare uno shock totale nel settore immobiliare
e bancario e senza generare una recessione globale. Il governatore della
FED potrebbe anzi essere costretto a tagliare ulteriormente.

Negli altri paesi la situazione non è diversa.

In questo momento, la possibilità che il costo opportunità dell’oro aumenti
è molto bassa, quindi credo che pur con i soliti sali e scendi ci sono ancora
molti spazi per crescere in questa classe di investimento.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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