La quiete dopo la Tempesta? O prima della Tempesta? - EF Report 124

Posted on Marzo 13, 2007 
Filed Under Psicologia del Mercato, Banche Centrali, Tassi e Obbligazioni, Mercati Azionari

Dopo un rapido e repentino calo delle borse internazionali
due settimane fa, abbiamo assistito ad una settimana di calma.

Lunedì scorso, le borse hanno aperto nuovamente male, ma poi
durante la restante settimana abbiamo assistito ad un parziale
recupero che ha permesso alle quotazioni di recuperare un
po’ del terreno perso.

Ma questa nuova settimana dopo un lunedì “calmo”, c’è stata
una nuova giornata pesante. Infatti, proprio oggi abbiamo
assistito ad un’altra chiusura negativa delle borse, con
l’Europa che ha perso circa l’1% e il Dow Jones e gli altri indici
americani ancora più pesanti.

Una parte degli operatori, dopo la caduta di fine febbraio,
ipotizzavano una fase di ripresa e la calma della scorsa settimana
è stata senz’altro una sorta di “lotta” tra ribassisti e rialzisti.

Ora questo nuovo ribasso mette nuovi punti interrogativi
che potrebbero dare ulteriore linfa ai ribassisti.

Nel breve termine gli aspetti psicologici sono fondamentali
e mentre gli operatori (compresi i piccoli operatori) negli
ultimi quattro anni si sono “assuefatti” ai rialzi continui nel
tempo, essi sono molto meno abituati ai ribassi.

Nel grande mercato orso di inizio millennio, i ribassi continui
avevano portato una ventata di pessimismo, tanto che
anche piccoli rialzi mettevano quel pizzico di ottimismo
(ottimismo spesso deluso) che è stato molto importante
poi per far riprendere i mercati dal 2003.

Oggi invece una serie di ribassi anche pesanti come entità
rischia di ricreare quel pessimismo che porta poi ad autentici
attacchi di panico e a liquidazioni e vendite a catena.

Il messaggio, sostanzialmente, è che in questo momento e
nel breve termine, un giorno di ribasso ha un effetto psicologico
molto maggiore e più importante di un giorno di rialzo.

Nel medio termine, a mio avviso il ruolo fondamentale, come
sempre, sarà giocato dalle banche centrali.

Circa 150 anni fa, lo speculatore di dubbia correttezza Daniel Drew
sapeva bene che chi controlla il mercato monetario è in grado,
in maniera più o meno diretta, di controllare anche quello azionario.

E 150 anni fa, negli USA, vigeva un sistema sostanzialmente
di gold standard e senza l’esistenza della FED. Questo significa
che il sistema bancario aveva un potere molto minore rispetto ad
oggi di influenzare lo stock di moneta. Ma nonostante questo, anche
allora, chi controllava il mercato monetario influenzava anche quello
azionario. Oggi questa verità è ancora maggiore.

Se le banche centrali considereranno, per un po’ di tempo,
accettabile una correzione delle quotazioni azionarie, allora non
eccederanno nell’intervenire. Al momento, la BCE sembra orientata
verso questa direzione. Con l’aumento dei tassi essa cerca di stabilizzare
la crescita della massa monetaria in area euro, che soprattutto a causa
del credito concesso dal sistema bancario continua a crescere del 10%
(aggregato M3). I dati positivi sul fronte economico permettono all’istituto
di Francoforte di attuare una politica formalmente restrittiva.

Sempre formalmente, la giustificazione della BCE è di tenere sotto
controllo l’inflazione. Ma se la BCE prende per buoni i dati proveniente
dagli istituti statistici europei, questa politica è senza senso. Attualmente
l’inflazione ufficiale è sotto il 2%, praticamente un minimo storico e se
questo non autorizza una minore vigilanza, di certo non giustifica una
politica eccessivamente restrittiva.

Naturalmente, chi mi segue da più tempo, sa bene che l’aumento
dei prezzi (concetto erroneamente chiamato inflazione) è mediamente
più elevato di quel 2%. In realtà l’obiettivo della BCE in questo momento
è di “raffreddare” il mercato immobiliare prima che arrivi a degli eccessi
degli USA, dove gli inquilini negli ultimi 5-10 anni hanno usato la loro casa
come un ATM, con mutui continuamente rinnovati per importi addirittura
superiori al valore dell’immobile.

Questa febbre ha fatto crescere i prezzi a tassi a doppia cifra.

Comunque, in alcune zone d’Europa abbiamo già raggiunto livelli
simili. Posso testimoniare che nel semi-centro di Dublino è difficile
comprare a meno di 4000 euro al metro quadro e alcune testimonianze
di amici mi segnalano situazioni non molto diverse nelle grandi citta della
Spagna. Ma anche nelle grandi citta di Italia e Francia il trend è simile.

La FED ha già iniziato ad inflazionare per fronteggiare la crisi immobiliare.

I livelli di intervento della FED non toccano ancora quelli del 2001,
quando l’M3 cresceva anche del 15% anno su anno. Ma se anche
i mercati azionari entreranno in crisi, allora la FED diventerà
probabilmente più incisiva e la BCE dovrà inevitabilmente seguire.

Il timing sarà fondamentale. Se le banche centrali ritarderanno
eccessivamente nel loro intervento, i mercati azionari non troveranno
“appigli” per riprendersi e se il mercato orso di inizio millennio è di
qualche guida, in un primo momento l’espansione della liquidità non
è in grado di contrapporsi alle ondate di pessimismo.

CONCLUSIONI

Se le quotazioni azionarie caleranno ulteriormente, la BCE e la FED
interverranno più massicciamente. Potrebbe non essere subito e l’effetto
potrebbe non essere immediato, ma la “dottrina” monetaria prevalente
prevede che le crisi si fronteggiano con iniezioni di liquidità. E questo è
quello che avverrà.

Naturalmente, il gioco non può compiersi senza la collaborazione
della Bank of Japan, che non dovrà eccedere nell’aumentare i tassi.
Il carry trade sullo yen è parte fondamentale della bolla mondiale
sulla liquidità. Un bolla che è viva e vegeta e destinata ad accentuarsi

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

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