La fine del denaro facile - EF Report 77
Posted on Aprile 21, 2006
Filed Under Forex e Valute, Banche Centrali, Tassi e Obbligazioni
Nel corso dello scorso mese, la Bank of Japan, la banca centrale
giapponese, ha più volte dichiarato di essere intenzionata a cessare
la sua politica di tassi a zero e procedere a dei rialzi nel corso dei
prossimi mesi o anni.
Sebbene questo possa sembrare lontano da noi, non è purtroppo
così. Questo perché per quasi un decennio il Giappone è stato la
principale fonte di liquidità del mondo, usato dagli investitori per
prendere a prestito i capitali da utilizzare poi per le loro operazioni
finanziarie o di investimento reale.
Il concetto è probabilmente più chiaro per coloro che hanno
familiarità con il mercato spot delle valute.
Semplificando, il funzionamento di questo mercato è sostanzialmente
questo:
“Se tu prevedi il rialzo di una valuta contro un’altra, acquisti questa
valuta, compiendo contestualmente un’operazione contraria contro
la seconda valuta. In altri termini, ti indebiti virtualmente nella valuta
che ritieni debole ed utilizzi questa liquidità per investire nella valuta
forte. Sul capitale preso a prestito si paga ovviamente un interesse
e al tempo stesso si guadagna un interesse sull’investimento fatto. Questi
interessi sono simili ai tassi praticati dalle banche centrali.”
“Operativamente, se ad esempio pensi che il dollaro si rafforzerà sull’euro,
prenderai a prestito euro pagando un 2,25% ed investirai sul dollaro,
collezionando un interesse del 4,75% circa. La differenza è per te un
guadagno, in questo caso circa del 2,50%. Se pensi che tutte le operazioni
sullo spot market vengono effettuate con una leva che va generalmente da
10 fino anche a 100, su un’operazione del tipo dollaro vs. euro come quella
presentata puoi ottenere un rendimento che và dal 25% al 250% solo
collezionando interessi.”
In gergo, questo concetto è noto come “carry trade”.
Comunque, aspetta a buttarti su questo mercato pensando che tutti i
guadagni siano così facili. Le oscillazioni nelle quotazioni delle valute
possono tranquillamente erodere tutto questo guadagno sugli interessi e
farti perdere gran parte del capitale. E’ qui più importante comprendere
la filosofia della questione.
Nelle operazioni simili a quella presentata, è ovvio che lo yen, con tassi
vicini a zero, sia da molto tempo la principale valuta presa a prestito ed
utilizzata poi per investire sui paesi esteri, in particolare negli USA, ma anche
in area Euro.
Non solo operazioni sullo spot market, ma anche in titoli di stato.
In particolare, questa strategia è stata (ed è) molto utilizzata da investitori
istituzionali ed Hedge Funds. E’ chiaro che man mano che il Giappone
alzerà i tassi, questo tipo di operazioni avranno meno convenienza e,
soprattutto, si eroderà il “margine di sicurezza” degli operatori (poiché si
riduce il differenziale di interesse).
E ciò avrà notevoli ripercussioni; le prime sono già evidenti.
Paesi piuttosto piccoli come Nuova Zelanda ed Islanda che presentano un
elevato squilibrio della bilancia dei pagamenti hanno negli ultimi anni beneficiato
di un afflusso di capitali grazie a tassi nell’ordine del 6 - 7% sulla liquidità.
Finchè il Giappone teneva tassi bassi, c’era un certo margine di sicurezza
nell’indebitarsi in Yen ed acquistare corone islandesi o dollari neozelandesi.
In seguito alla minaccia di rialzo dei tassi da parte della Banca Giapponese,
l’afflusso di capitali verso questi piccoli paesi ha cominciato a ridursi, causando
una perdita di valore di queste valute nazionali, oltre ad una forte contrazione
della massa monetaria in queste due economie, con connessi riflessi nella loro
economia reale.
Potrebbe non essere lontano il momento in cui meno capitali affluiranno
anche verso gli USA in primis, quindi in Europa. Ciò significa che anche le
aree dollaro ed euro dovranno o alzare i tassi oppure, a causa della difficoltà
di collocare i titoli di stato, ridurre i deficit.In entrambi i casi non si tratta di
buone notizie per le economie reali e neanche per i mercati azionari ed
obbligazionari.
Nel medio termine, l’indice azionario americano potrebbe essere il primo a
risentirne e correggere. Quello che è successo ad Islanda e Nuova Zelanda
può succedere anche agli USA e magari all’Europa?
Ovviamente l’economia americana (e in misura minore quella Europea) ha
dimensioni (e margini di manovra) enormemente superiori a quella di Islanda
e Nuova Zelanda, ma nessuno è al di sopra delle leggi economiche.
Quindi, alcune precauzioni nel tuo portafoglio si rendono necessarie.
Nei prossimi mesi ci sono buone probabilità di vedere correggere ulteriormente
ETF e fondi obbligazionari. Si tratta di una correzione in buona parte già iniziata.
E anche i titoli a reddito fisso ceduti prima della scadenza vedranno probabilmente
riduzioni dei valori di realizzo.
Per contro, sarebbe opportuno allocare la propria componente
obbligazionaria in CCT o altri titoli a cedola variabile.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
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