La debacle delle obbligazioni. - EF Report 147

Posted on Giugno 15, 2007 
Filed Under Economia globale, Crisi Subprime, Forex e Valute, Inflazione, Tassi e Obbligazioni

Se il vostro portafoglio ha al suo interno dei titoli obbligazionari
e oltre ad incassare le cedole tenete sotto controllo il prezzo del titolo,
nelle ultime settimane avete probabilmente assistito ad un notevole
calo delle quotazioni.

Il prezzo delle obbligazioni è inversamente correlato al rendimento
delle stesse. Più sono alti i tassi di interesse e più diminuisce il prezzo.

Infatti, quando sul mercato vengono emessi nuovi titoli con
rendimenti via via più elevati, le obbligazioni già in circolazione
che avevano cedole più basse debbono diminuire di prezzo,
in modo che il rendimento complessivo si allinei a quello dei nuovi
titoli emessi.

Nelle ultime settimane i tassi a lungo termine sono cresciuti sia
negli USA che in Europa. Il Bund tedesco a 10 anni oggi rende
circa il 4,50%. Lo scorso anno i rendimenti hanno oscillato
intorno al 4%, restando per alcuni mesi persino sotto questo livello.

Negli USA, il bond decennale ha ora superato il 5%. Anche se in
assoluto non si tratta di livelli molto alti, il tasso di screscita è stato
molto elevato.

Dopotutto, quando i tassi sono al 4%, passare al 4,50% significa
un aumento percentuale del rendimento superiore al 10% (0,50
punti percentuali su un 4% complessivo).

I motivi del rialzo dei tassi.

La BCE ha nuovamente alzato i tassi. La motivazione è sempre
quella di “restare vigili sull’inflazione”. Ma per molti, questa giustificazione
non regge. Dopotutto, gli ultimi dati sull’inflazione sono stati positivi,
mostrando una crescita dei prezzi sotto il 2% nei principali paesi
europei. In Francia siamo vicini all’1,20%. Ora però sembra che
il mercato obbligazionario non creda a questi tassi di inflazione.

Il mercato obbligazionario è un mercato enorme in cui non operano
soggetti inesperti, ma il grosso viene dall’operatività di banche,
istituzioni finanziarie, grandi società, banche centrali, ecc…

Queste “persone” sanno bene quanto io e non solo io sto
scrivendo da tempo. Se il tasso di crescita della moneta supera l’8%,
una crescita dei prezzi del 2% è irrealistica e nella migliore delle ipotesi
può solo essere momentanea. L’enorme espansione della capacità
produttiva mondiale dovuta all’entrata di Cina ed India nel commercio
internazionale ha aiutato molto ad evitare l’esplosione dei tassi di
crescita dei prezzi. Questo, insieme alla presentazione di indici di
prezzi piuttosto “aggiustati” rende possibile questo 2% o meno.

Ma pensare che Cina ed India continuino perennemente a fornire
“manodopera” a prezzi stracciati è utopia. L’offerta di lavoro, per
quanto ampia, è limitata anche in questi paesi. Più la domanda di
lavoratori cresce, più aumentano salari e prezzi. Molte organizzazioni
denunciano i lavoratori cinesi sfruttati e sottopagati. Pochi fanno notare
che in termini reali il salario di un cinese è cresciuto e continua a
crescere molto di più di quelli americani ed europei (che sono rimasti
stazionari o addirittura in diminuzione).

Infine, ci sono prodotti e servizi che non possono essere prodotti
in Cina (meccanici, idraulici, trasporto locale, immobili). La manipolazione
degli indicatori che misurano i prezzi non ha nulla di scandaloso:
i panieri usati aumentano semplicemente il peso dei beni prodotti in
Asia (prodotti tecnologici in primis) e diminuiscono quelli prodotti localmente.

Ma una volta che colui che impiega i propri denari diventa cosciente
di questo, è chiaro che inizierà a chiedere un interesse maggiore.

E i signori dei mercati obbligazionari questo lo sanno bene.

Le conseguenze macroeconomiche.

Il rialzo dei tassi ha precise conseguenze macroeconomiche soprattutto
in Europa. L’euro ha portato i tassi dell’area a convergere verso quelli
tedeschi. Nel lungo termine, la Germania è il paese che più di ogni altro
sta beneficiato dell’Euro. L’immobiliare tedesco è stato l’unico insieme
a quello giapponese a non finire in “bolla”. L’economia tedesca è una
delle poche in area euro a mantenere un surplus commerciale. La Germania
necessita di una moneta forte perchè questa non danneggia molto le sue
esportazioni (che sono di fascia alta) mentre riduce il costo delle importazioni.

Tassi al rialzo, non danneggeranno molto i tedeschi. Anzi, probabilmente
li favoriranno. Ma per altri paesi la cosa è diversa. La Spagna, che come
l’Italia è stata abituata per molto tempo ad avere tassi a doppia cifra,
con l’entrata nell’euro ha avuto un’esplosione del mercato immobliare,
che è entrato in una bolla forse come nessun paese al mondo. Immobiliare
e costruzioni sono i settori più importanti della borsa spagnola, insieme al
comparto bancario che, ugualmente, ha tratto profitto dal “denaro facile”.

Questi settori hanno anche guidato l’espansione economica e dell’occupazione
in Spagna. I bassi tassi di interesse hanno incentivato le persone a ridurre
i loro risparmi e ad “imbracciare” la cultura del debito. Una cosa simile è
avvenuta in Italia (chiedere, oggi, a chi ha un mutuo a tasso variabile) e più
in generale in tutti i paesi storicamente abituati a tassi alti, moneta debole
ed elevati tassi di crescita dei prezzi. Tornare indietro per questi paesi è
possibile, ma il costo sarebbe molto alto.

In termini di Scuola Economica Austriaca, la convergenza verso l’euro
ha generato “malinvestment”, cioè cattivi investimenti in progetti non
giustificati economicamente. Ad esempio, la maggior parte dei cittadini
italiani, soprattutto le coppie e le persone più giovani, non possono
assolutamente permettersi gli immobili che hanno comprato. Ma il denaro
facile li ha spinti ad indebitarsi a 20 o 30 anni. Con i tassi in rialzo, servire
questo debito sarà molto difficile e farà sprofondare queste persone verso
la “schiavitù” finanziaria.

Senza i bassi tassi, la domanda di immobili sarebbe stata
molto più bassa.

Minore domanda significa minori prezzi e quindi investimenti che hanno
una maggiore giustificazione economica. Molte persone avrebbero
potuto acquistare immobili ugualmente ma senza diventare schiavi del
debito. La ripercussioni per gli investitori. Nell’ultima edizione di
Trend e Strategie di Investimento ho segnalato che era il caso di ridurre
le obbligazioni a lungo termine. Attualmente, l’aumento dei tassi
sta facendo sprofondare rapidamente il prezzo dei bond. Ma alcuni
operatori sono andati oltre, affermando che forse è terminato un
mercato toro che durava da oltre vent’anni sulle obbligazioni.

Visitate il forum di usemlab per maggiori informazioni. Tendo ad essere
abbastanza daccordo.

Pertanto,: attenzione a fare ora mutui a tassi variabili. Iniziate a valutare
di convertire il vostro mutuo a tasso variabile in uno a tasso fisso
. Questa
è una cosa che andava fatta lo scorso anno o anche prima. Ma meglio
tardi che mai. Meno obbligazioni a tasso fisso e a lungo termine.
Aumentare di molto i titoli a tasso variabile e il cash. E tenete
sotto controllo nei prossimi mesi i tassi.

Forse, per ora il peggio è passato, ma tassi in forte rialzo avranno
ripercussioni su azioni e materie prime.

Il tuo educatore
Roberto.
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

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