La curva dei tassi torna ad inclinarsi – EF Report 175
Generalmente la curva dei tassi di interesse, cioè il livello dei tassi
corrispondente a diverse scadenze temporali, è inclinata positivamente.
In altre parole, man mano che aumenta la durata, aumentano anche i
tassi. Questo è perfettamente logico: un investitore chiede un tasso
più elevato se il rimborso del suo prestito avverrà in un periodo
più lungo. Chi “immobilizza” il capitale per 10 anni, è ovvio che
chieda una remunerazione maggiore di chi lo impiega per solo sei
mesi, sia perché sono maggiori i rischi di insolvenza del debitore,
sia perché questa immobilizzazione impedisce l’impiego delle risorse
in eventuali investimenti più convenienti che potrebbero presentarsi
in futuro.
A volte però, si verifica una situazione in cui la curva dei tassi si
“inverte”. Gli investitori chiedono sui prestiti a breve un
rendimento maggiore di quello sui prestiti a lungo termine.
Ho già spiegato in passato il perché del fenomeno della
curva invertita. Oggi possiamo riassumere così:
“Gli investitori si aspettano, per il futuro, una certa difficoltà
del sistema economico, che porterà ad una riduzione dell’inflazione
e, di conseguenza, a tassi di mercato più bassi. Anche se i tassi
di lungo termine attuali sono più bassi di quelli a breve, cosa
abbastanza strana, gli investitori lo accettano perché pensano
che comunque questi tassi sono più alti di quelli che potranno
“spuntare” in futuro su un arco temporale simile. Per contro,
i tassi a breve più elevati sono considerati esclusivamente
momentanei, destinati ad essere rapidamente abbassati in
futuro, quando la banca centrale li abbasserà per fronteggiare
la crisi economica.”
La curva invertita c’è stata negli USA per gran parte del 2006,
mentre in Europa la curva dei tassi è stata abbastanza piatta
(ma mai invertita). Per qualche tempo, tra il tasso a breve (tre/sei
mesi) e il tasso sui titoli decennali, c’è stato anche meno di un quarto
di punto percentuale di differenza.
Questo segnalava un’aspettativa di un rallentamento economico
anche in Europa, mentre la BCE continuava ad alzare i tassi
con la scusa dell’inflazione (ma a mio avviso per cercare di
porre un freno alla crescita della bolla immobiliare).
Da agosto alcune cose sono cambiate.
Attualmente, sui titoli europei con rating AAA, il tasso sulla
scadenza 6 mesi è del 3,86%, quello sulla scadenza ad un
anno è del 3,93%, mentre il tasso decennale è del 4,37%.
Potete trovare questi tassi cliccando, sulla colonna “link utili”
sulla destra, la sezione “curva dei tassi europea”.
Sebbene la curva resti abbastanza piatta, la differenza è ora
di circa mezzo punto percentuale. Più di quanto siamo stati
abituati nel corso del 2006. Inoltre, potete notare come
attualmente i tassi sui bond AAA a breve termine siano
sotto il 4%, quindi sotto il tasso della BCE.
In pratica, questi tassi sui bond sembrano anticipare che
la BCE abbasserà i tassi (o comunque non li alzerà).
Anche i futures sul tasso euribor a tre mesi anticipano una
progressiva riduzione dei tassi. La scadenza dicembre 2007
sconta un tasso del 4,57%, ma già le scadenze del 2008
arrivano a scontare tassi fino al 4,25% (N.B.: l’euribor è
generalmente un po’ più alto del tasso BCE e a volte più alto
dei tassi sui bond a breve).
Per contro, il futures sul Bund tedesco, che ha come sottostante
un Bund con scadenza circa decennale e cedola 6%, sconta
tassi vicini al 4,80% per dicembre 2007 e marzo 2008.
In sostanza, guardando le aspettative sui tassi, si può ricavare
questa indicazione: i tassi a breve caleranno o resteranno
abbastanza stabili, mentre quelli a lungo termine sembrano
destinati a crescere leggermente.
I mercati fanno questo ragionamento:
“La BCE presto o tardi (probabilmente presto) si troverà
a far fronte alla crisi immobiliare e non potrà continuare ad
alzare i tassi. Probabilmente dovrà abbassarli, soprattutto se
i tagli della FED dovessero continuare e il dollaro scenderà
ulteriormente. L’espansione monetaria darà luogo a spinte
inflazionistiche che debbono quindi essere compensati
da tassi a lungo termine maggiori.”
Il ragionamento è per buona parte corretto, ma alcune considerazioni
debbono essere fatte.
Mentre la BCE potrebbe anche abbassare i tassi (ma potrebbe
anche non farlo), non è affatto detto che i tassi di mercato come
l’Euribor o i tassi a cui tutti noi otteniamo finanziamenti scendano
di conseguenza. Anzi, l’eventuale peggioramento della bolla
immobiliare e del grado di solvibilità degli attuali indebitati, può
benissimo portare a tassi di mercato più alti.
In ogni caso, i tassi di lungo periodo segnalano maggiore
inflazione per il futuro. Oro e petrolio, recentemente, lanciano
il medesimo segnale.
La BCE può tenere fermi i tassi o abbassarli per fronteggiare
la crisi immobiliare, ma i mercati al momento non sembrano
affatto credere che questa manovra non generi spinte inflazionistiche.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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“Anche i futures sul tasso euribor a tre mesi anticipano una progressiva riduzione dei tassi. La scadenza dicembre 2007 sconta un tasso del 4,57%, ma già le scadenze del 2008 arrivano a scontare tassi fino al 4,25% (N.B.: l’euribor è generalmente un po’ più alto del tasso BCE e a volte più alto dei tassi sui bond a breve)”
I tassi interbancari a breve registrano da qualche tempo un’anomalia: essi si mantengono infatti su livelli estremamente elevati a causa della crisi di liquidità/fiducia all’interno del sistema bancario. Una discesa prospettica dei tassi interbancari potrebbe essere giustificata con il naturale ritorno su livelli maggiomente “fisiologici”.
Su post di Renzo:
è ragionevelo pensare che anche se le banche apparentemente sembrano le più colpite dalla crisi sub-prime, alla fine ci stanno comunque guadagnando?
Mi verrebbe da dire che quantomeno stanno minimizzando le perdite a danno, come al solito, dei loro clienti.
Le banche hanno molti modi per tutelarsi. La prima e più ovvia è quella dell’ipoteca sugli immobili. Ma la seconda, meno ovvia e più importante è che gran parte dei mutui sono stati cartolarizzati, messi in qualche SIV, società veicolo e/o cose simili le quali poi emettono bond e titoli a fronte di questi sottostanti. I titoli sono poi venduti sul mercato a risparmiatori o fondi (quindi indirettamente sempre a risparmiatori/investitori).
In sostanza, questi assets sono già usciti dal bilancio delle banche e il rischio passa in capo a chi ha acquistato i titoli a fronte di tali mutui. In sostanza, il rischio è stato scaricato sul mercato.
Ecco, allora alla luce dell’ultima osservazione del prof., possiamo tranquillamente dire che dalla crisi dei subprime la banche ci hanno guadagnato.
(lo sospettavo amaramente)
Allora alcune domande sorgono spontanee:
perchè in borsa invece il settore bancario ha scontato pesantemente la crisi dei sub-prime prima e poi del credito ?!?
Possibile che i trader di tutto il mondo in quel di agosto si siano fatti impressionare così facilmente e siano tutti scappati dai titoli delle banche?!?
Allora ora possiamo comprare i titoli bancari, meglio se italiani?
Beh, non si può negare che sui bancari dopo luglio qualche rischio c’era e sebbene le banche siano state abili a scaricare i rischi non è che li possono scaricare tutti. Gli impatti sugli utili ci saranno. Più che i mutui non pagati, a mio avviso i rischi sono i derivati. Quindi ci sta il “fuggi fuggi”.
Si può tornare ora sui bancari? Non so. E’ un settore ancora rischioso. Forse sarebbe meglio aspettare queste trimestrali (ma poi magari sarebbe troppo tardi se gli utili fossero meglio delle attese). Non c’è dubbio però che rispetto a luglio ci sono sconti interessanti.
Grazie.