Investire durante l’ultimo stadio del mercato toro – EF Report 187
Io leggo blog e forum. Italiani ed esteri.
In molti di essi, noto di questi tempi un ampio dibattito tra chi vede
all’orizzonte una continuazione del bull market, perché le quotazioni
non sono eccessivamente alte, e chi invece vede l’arrivo dell’Orso,
perché il Toro ha già dato negli ultimi cinque anni.
Entrambe le posizioni sono ben argomentate.
I Tori vedono i P/E non eccessivi, la crescita economica mondiale
robusta e l’emergere di paesi come Cina, India e Brasile (oltre alla
Russia) che è forse un evento di portata epocale.
Gli Orsi mettono in guardia da una crescita che è frutto, per buona
parte, dell’espansione monetaria senza fine delle banche centrali, mettono
in risalto la crisi del credito e dei mutui ed iniziano ad “assaporare”
il grosso peggioramento degli utili bancari e dei segnali di recessione
negli USA.
Come detto entrambe le posizioni sono degne di considerazione.
Questa invece è la mia posizione:
Normalmente, diciamo nel 80-90% del tempo, il mercato è
normale, nè troppo sopravvalutato, nè troppo sottovalutato.
Ed io credo che siamo proprio in una situazione normale. Nè
sopravvalutato, nè sottovalutato.
Il mercato sicuramente non è palesemente sottovalutato. Quando le
azioni sono sottovalutate, i rapporti P/E sono vicini ad una singola
cifra. Diciamo che con un P/E di 10-12 il mercato può considerarsi
sottovalutato. Questi erano i livelli verso l’inizio degli anni ’80.
E infatti, nell’82 è iniziato un bull market di cinque anni, fino all’87.
Oggi, sia in Europa che negli USA, ci muoviamo tra 15 e 18. Quindi
il mercato non è proprio economico.
Ma siamo certamente più in basso dei livelli del 2000, quando il mercato
era chiaramente sopravvalutato.
In altri termini, il mercato è reduce da circa cinque anni di “bull market”,
ma per molti aspetti esso sembra ancora abbastanza accettabile,
soprattutto quando si confrontano gli “earning power” delle Borse
(cioè l’inverso del P/E) con i rendimenti, molto miseri, delle obbligazioni
free-risk.
Inoltre, e qui so già che molti contesteranno, questo bull market
quinquennale è stato piuttosto “fiacco”.
Certo, molti guardano alla Cina o agli emergenti e segnalano mercati
cresciuti di cinque o più volte.
Gli indici americani hanno però registrato una crescita di poco superiore
al 100%. Negli ultimi 65 anni, i mercati toro in America hanno registrato
mediamente salite del 155%. Quindi, se la storia è di qualche guida, una
salita nei prossimi anni di un altro 50% potrebbe non essere pura fantasia.
C’è inoltre un altro aspetto. Questo mercato toro è iniziato nel 2002,
partendo da un rapporto P/E di 27. Un rapporto altissimo, perché
in genere i mercati toro partono da livelli molto più bassi.
Con rapporti P/E odierni che dicevamo essere tra 16 e 18, questo
è l’unico bull market che si è sviluppato parallelamente ad una
riduzione del rapporto. In genere, il bull market porta all’espansione
del P/E.
Certo, gli utili sono cresciuti moltissimo. Sicuramente siamo ad un picco
degli utili e potremo vedere i P/E espandersi, ma c’è ancora molto
spazio prima di arrivare al punto di partenza.
Ma naturalmente, i rischi ci sono e tanti. Questo è il bello dell’investimento
azionario. Nulla sembra mai chiaro, nulla è facile.
E’ ancora un “bull market” questo. Un “bull market” che è arrivato allo
stadio terminale, ma che può regalare ancora molte soddisfazioni.
Costruite un portafoglio equilibrato, con azioni ma anche obbligazioni
e commodity. Fissate delle stop-loss sui vostri investimenti azionari e
godetevi la cavalcata finale di questo mercato toro.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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