Indicizzazione vs. Gestione Attiva
Posted on Ottobre 20, 2009
Filed Under Wealth Building, Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio
Come ripeto spesso, la decisione fondamentale
nella gestione del proprio portafoglio è l’asset allocation,
cioè come ripartire le proprie finanze tra azioni,
obbligazioni, oro/commodity e liquidità.
L’asset allocation, comunque, sebbene sia il più
importante è solo il primo step nelle decisioni
di investimento.
Infatti, una volta determinata la propria asset allocation,
una delle scelte che deve compiere ogni investitore è se
operare tramite una gestione attiva del portafoglio
con la selezione di titoli, oppure se orientarsi verso
l’indicizzazione, cioè se operare tramite ETF che
replicano fedelmente singoli indici.
Con la selezione titoli, si cerca di detenere in portafoglio
titoli con caratteristiche superiori rispetto alla media
dell’indice generale e di tenere fuori, invece, quei titoli
che sembrano avere scarse prospettive o che sono
eccessivamente sopravvalutati.
Il punto di vista di chi fa selezione titoli è che il
mercato non è efficiente, che si creano presso
gli operatori eccessi di ottimismo o pessimismo
sul mercato in genere e, soprattutto, su singoli titoli,
così che è possibile sfruttare a proprio vantaggio
queste inefficienze, queste percezioni sbagliate
degli operatori.
L’obiettivo che si cerca di raggiungere in questo
modo è quello di avere in portafoglio solo buoni titoli.
L’esperienza pratica mostra che in alcuni casi
delle buone selezioni titoli sulla base di determinati
parametri riesce effettivamente a battere il mercato.
Ad esempio, la strategia “value” che mira a
selezionare titoli con bassi P/E, P/BV, P/Vendite
o altri multipli, mostra storicamente una performance
superiore rispetto alla media del mercato.
Il rovescio della medaglia della selezione titoli è
che solo in pochi riescono a farla bene. Anche i
gestori “value”, a fronte di alcuni che ottengono
buoni risultati, ce ne sono altri che invece fanno
peggio del benchmark. Moltissime statistiche che
vanno molto indietro nel tempo mostrano che la
maggior parte dei fondi di investimento fanno
peggio di un normale “Buy and Hold” sull’indice.
Ci sono diverse “sfumature” in proposito, nel
senso che alcuni sostengono che in realtà la
media dei fondi è in linea con il rendimento
dell’indice o perfino leggermente meglio e
le minori performance si hanno solo dopo aver
detratto i costi e le commissioni.
In ogni caso, poiché all’investitore comune
interessa il rendimento netto, questo è abbastanza
superfluo, nel senso che in definitiva se i fondi non
riescono a fornire un extra-rendimento superiore
ai maggiori costi in termini di commissioni che essi
presentano, è comunque sempre preferibile
detenere l’indice tramite un ETF.
E qui arriviamo alla modalità alternativa, cioè
all’indicizzazione. Con l’indicizzazione, come in parte
abbiamo anticipato, si cerca di replicare semplicemente
il rendimento di un indice. Lo si puo’ fare tramite un ETF
(negli USA ci sono anche gli “index-fund”, cioè fondi
comuni in tutto e per tutto che però non fanno gestione
attiva, ma appunto replicano un indice) e poiché non
c’è un gestore che analizza il mercato, i grafici, le
aziende e che fa gestione attiva, il costo dell’ETF
è molto basso. Alcuni ETF sugli indici principali (S&P500,
Dow Jones, DAX, Eurostoxx50, ecc…) hanno
costi veramente molto bassi, pari allo 0,2% - 0,3%.
Con l’indicizzazione, si rinuncia a priori a battere
il mercato e ci si accontenta semplicemente di seguirlo.
Tuttavia, si ha anche la certezza di non sotto-performarlo,
di non perdere le occasioni. Non c’è nulla di
peggio che investire al momento giusto e non cogliere
il rialzo perché i titoli scelti non seguono l’indice e
fanno peggio.
Dal punto di vista statistico, l’indicizzazione mostra
risultati migliori rispetto alla selezione titoli e alla gestione
attiva. Come dicevamo, la maggior parte dei fondi non
riesce a battere l’indice e i singoli privati che fanno
selezione titoli per conto loro ugualmente fanno peggio
della media.
Nel libro di Burton Malkiel “A Random Walk Down
Wall Street”, una lettura molto interessante, viene
discussa ampiamente la tesi per cui la media dei
fondi non riesce a battere il mercato e che quindi, per
l’investitore medio, è preferibile indicizzare.
L’indicizzazione è tipicamente l’approccio di chi
sposa la Teoria dei Mercati Efficienti, secondo
cui il mercato è perfettamente efficiente e quindi
incorpora al suo interno (nelle valutazioni) tutte
le informazioni già conosciute.
In conclusione, quindi, è meglio indicizzare o
selezionare i titoli?
Personalmente, la mia opinione (e la strategia
che usiamo anche nel nostro portafoglio generale
del servizio premium Trend e Strategie di Investimento)
è che i mercati non sono perfettamente efficienti,
tuttavia sono molto efficienti e per l’investitore medio
non è facile individuare con efficacia le eventuali
inefficienze. Inoltre, la mole di lavoro potrebbe
essere notevole a fronte dei pochi punti percentuali
in più che si riesce a spuntare e dei maggiori rischi
che si corrono.
Pertanto, la parte “core” di ogni portafoglio
dovrebbe essere dedicata all’indicizzazione.
Una volta che la parte fondamentale del portafoglio
è indicizzata, si puo’ dedicare il residuo ad un po’ di
selezione titoli senza grossi patemi d’animo, sapendo
che comunque coglieremo i movimenti dell’intera
classe di investimento con la parte indicizzata.
Comments
Leave a Reply
