Il Problema Valutario negli Investimenti. - EF Report 108

Posted on Dicembre 8, 2006 
Filed Under Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato, Forex e Valute

Come curatore di questa newsletter gratuita e di
Trend e Strategie di Investimento“, ricevo spesso diverse
mail di lettori preoccupati quando si tratta di investire in titoli
denominati in valuta diversa rispetto all’euro, in particolare
quando si investe in titoli quotati negli USA e quindi denominat
i in dollari.

Mentre questo è assolutamente comprensibile, oggi spiegherò
perchè nella maggior parte dei casi è ingiustificato.

Quando la preoccupazione è giustificata.

Ogni volta che l’investimento che sei intenzionato ad
effettuare è strettamente legato alla valuta estera, preoccuparsi
della valuta è molto importante.

Quando si investe in obbligazioni in valuta, liquidità in valuta
e fondi o ETF che investono in questi titpi di strumenti in valuta,
allora la preoccupazione è più che giustificata e la componente
valutaria deve essere attentamente analizzata prima di effettuare
l’investimento e durante la vita dello stesso.

Un’altra situazione in cui la componente valutaria è
importante è quando si investe su intere indici.

Quando la preoccupazione non è giustificata.

Ci sono molti casi invece dove l’aspetto valutario riguarda solamente
la moneta in cui l’investimento è denominato, ma ha un impatto scarso
o nullo sulla sostanza dell’investimento stesso.

Per chiarire quello che intendo, facciamo l’esempio dell’acquisto
di azioni Microsoft. La società di Seattle è acquistabile ovviamente
alla borsa americana e le azioni si pagano in dollari. Ora, se ci si aspetta
ad esempio che il dollaro diminuisca sull’euro, è giustificata la rinuncia
all’acquisto delle azioni Microsoft?

A mio avviso è del tutto ingiustificata.

Microsoft vende in tutto il mondo e le sue vendite sono
denominate in dollari, ma anche in euro, sterline, e decine
di altre valute locali. In più, Microsoft ha proprietà in Europa
e nel resto del mondo, le quali si apprezzano (o deprezzano)
in base all’andamento delle valute locali. Dire che Microsoft
possa essere colpita dal calo del dollaro è a mio avviso eccessivo.

Per certi versi sarà penalizzata, ma per altri sarà avvantaggiata.

E anche un’impresa che non è Microsoft, che magari è localizzata
esclusivamente negli USA ma che esporta nel resto del mondo,
sarà penalizzata dal calo del dollaro relativamente al valore delle
sue proprietà e delle sue vendite (100$ di vendite varranno di
meno una volta espressi in euro), ma al tempo stesso aumenterà
il volume di esportazioni che compenseranno ampiamente gli
aspetti negativi.

Ancora, non voglio indurvi a sottovalutare l’aspetto valutario,
ma il messaggio che vorrei far passare è che il valore del business
sottostante ad un’azione generalmente non viene spostato
eccessivamente dalla componente valutaria.

Inoltre, proprio per minimizzare i rischi valutari, le società
quotate fanno ampio uso dei derivati che sterilizzano ampiamente
le problematiche valutarie delle diverse operazioni aziendali.

Quanto pesa la componente valutaria?

In concreto poi, quanto pesa la componente valutaria? La mia
risposta è: molto dal punto di vista psicologico, non moltissimo in
valore assoluto.

Prendiamo ancora il cambio euro/dollaro. Dalla nascita dell’euro,
il cambio è stato molto volatile, con forti oscillazioni annuali. E’ quindi
comprensibile che l’impatto psicologico è notevole. Ma in assoluto,
l’euro ha esordito a 1,17 contro il dollaro. Oggi è a 1,33. Questo
significa che in sette anni, si è rivalutato del 13,6% complessivamente,
meno del 2% l’anno.

Attenzione, non voglio dire che un 2% annuo di “erosione” sia poco.

Anzi, nel lungo termine pesa molto. Ma in definitiva, se nella borsa
USA ci sono buone società e buone idee di investimento, non credo
sia il caso di lasciarsele sfuggire perchè c’è la possibilità che il
dollaro perda mediamente il 2% l’anno.

Alla borsa americana ci sono settori e società innovative che non
sempre si trovano in Euorpa (lasciamo stare l’Italia). Rinunciare ad
investire a Wall Street significa rinunciare alla più grande Borsa
mondiale.

Un lusso che difficilmente ci si può permettere.

Diversificazione Valutaria.

Infine, se invece del dollaro, tra venti anni fosse l’euro a deprezzarsi?

Ricorda sempre che come italiano, il tuo stipendio (o reddito) è in euro,
la tua pensione in futuro sarà in euro, la tua casa ha un valore in euro.

Un po’ di diversificazione valutaria non può far male. Naturalmente questo
discorso vale finché parliamo di euro, dollaro, sterlina, franchi svizzeri e
altre valute di primari paesi.

Quando parliamo di valute più esotiche, allora la questione
valutaria è molto importante.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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