Il maestro dei traders si esprime sul “money management” - EF Report 97

Posted on Settembre 15, 2006 
Filed Under Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio, Psicologia del Mercato

Quelli di voi che sono dei trader “purosangue” (e io so che ci sono
perchè ricevo mail da loro), probabilmente conosceranno John
Murphy
, autore del libro “analisi tecnica dei mercati finanziari“.

Non credo di esagerare se dico che questo testo è una sorta
di “vademecum” o bibbia per tutti coloro che si avvicinano, conoscono
o sono esperti di analisi tecnica.

Il grande successo di pubblico lo dimostra. Sebbene questo libro
spenda, giustamente, una gran mole di pagine all’analisi del trend,
delle figure tecniche, degli oscillatori e dei segnali tecnici, credo
che una delle parti più importanti, a mio avviso la più importante,
sia al capitolo 16, dal titolo: “Money Management and Trading
Tactics”.

All’inizio di questo capitolo, Murphy scrive:

“Dopo anni trascorsi nel dipartimento ricerche di una società
di broker, feci l’inevitabile passaggio al settore della gestione
di fondi. In questo nuovo incarico, scoprii brevemente la grande
importanza del “money management” (tecniche di gestione del
portafoglio). In breve tempo capii la differenza tra implementare
strategie di trading per gli altri ed implementarle per me stesso.

Mentre i modi di analizzare i mercati e determinare i punti di
entrata ed uscita erano rimasti gli stessi, restai sorpreso nel vedere
quanto influenzavano i risultati cose del tipo dimensionamento
dei singoi investimenti o mix di portafoglio scelto”
.

Quello che Murphy realizzò era l’importanza di elementi che
vanno oltre il semplice determinare cosa comprare e quando.

Nel capitolo il trader va avanti, elencando quattro aspetti che ogni
operatore dovrebbe tenere in considerazione.

Vedremo che non sono molto diversi da quello che ho
sempre scritto quì e che operativamente implementiamo in
Trend e Strategie di Investimento. Trend e Strategie di Investimento

1 - I fondi investiti non dovrebbero superare il 50% del capital
e totale.
Il resto dovrebbe restare depositato in titoli a breve
scadenza (liquidità). Questo suggerimento altro non è che raccomandare
di seguire una determinata asset allocation. Murphy si rivolge ad un
pubblico abituato ad operare con futures e strumenti con leva,
per questo l’entità del cash è così alta.

Chi opera semplicemente in azioni non ha bisogno di tenere
così tanta liquidità, ma un’adeguata porzione di cash ed
obbligazioni non deve mai mancare. Questa componente “rallenta”
la performance complessiva quando i mercati azionari corrono, ma
offre stabilità al portaoglio e proteggono in fase di forte discesa.

2 - Ogni titolo non dovrebbe superare il 10-15%
del portafoglio.
Questo significa che bisogna sempre tenere un
certo quantitativo di titoli e non concentrarsi solo su due o tre.

Io personalmente raccomando persino di meno, non oltre il 5-10%
su ogni singolo titolo.

3 - Su un singolo titolo non rischiare oltre il 5% del totale
portafoglio.
Se un titolo rappresenta il 10% del vostro portafoglio,
questo significa mettere una stop-loss del 50% o inferiore.

Anche in questo caso io suggerisco meno. Ad esempio, in
Trend e Strategie la stop-loss è del 25%, che combinata ad
un peso dei singoli titoli mai superiore al 5-10%, porta il rischio
non oltre il 2,5%.

4 - Ogni singolo settore non dovrebbe pesare oltre il 20-25%.
Questo è il principio di diversificazione tra settori. Comrare 10 titoli
energetici non significa fare diversificazione.

Murphy poi va oltre elencando altri aspetti del money management,
molti dei quali (ma non tutti) mi trovano daccordo.

La lezione è che i traders più bravi, persino il maestro dei traders,
sentono la necessità di impostare una politica di portafoglio che li
guidi nella gestione delle singole operazioni che possono anche
essere di brevissimo periodo.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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