Il futuro del cambio euro/dollaro - EF Report 185

Posted on Ottobre 23, 2007 
Filed Under Economia globale, Forex e Valute

Sul mercato valutario, il tema degli ultimi mesi è stata la debolezza
del dollaro contro la maggior parte delle altre valute. L’euro è
stata la valuta che più di ogni altra è cresciuta contro il biglietto
verde (almeno nell’ambito delle valute più importanti).

Differenti situazioni economiche.

Nel corso del 2007, il problema dei mutui subprime sta avendo il
suo impatto negli USA ed ora è innegabile la sua ripercussione
anche nei dati economici.

La FED ha reagito al problema mutui riducendo i tassi al 4,75%
dal precedente 5,25%.

Per contro, nel 2007 i dati economici dell’area euro sono stati molto
positivi, dando l’impressione di un’economia in ripresa, trainata
come sempre dalla Germania. E l’impatto della crisi dei mutui è stato,
per ora, piuttosto limitato.

Questo lascia supporre che la BCE potrà permettersi di non tagliare
i tassi, ma di tenerli fermi o persino alzarli (anche se io per ora non
scommetterei troppo su questa seconda opzione).

Poiché come ripeto spesso i soldi vanno dove sono trattati meglio,
secondo voi, in questo momento, dove preferiranno andare? In un’economia
che sta rallentando, in cui gli eccessi degli anni scorsi stanno venendo al
pettine e i tassi sono in discesa o in una dove la crescita economica è elevata
e i tassi possono restare stabili o addirittura salire?

Per questo stiamo assistendo a vendite sul dollaro e acquisti sull’euro, con
conseguente rialzo dell’euro.

Non è tutto oro quello che luccica e forse troppo pessimismo
sul dollaro.

Mentre in linea di massima c’è poco da dire sulla migliore situazione
attuale dell’Europa rispetto agli USA, attenzione al troppo ottimismo.

L’Europa, se pur più rigida e forse un po’ meno dinamica, non è molto
dissimile rispetto agli USA in termini di stili di vita, modello di consumi
e scelte finanziarie dei cittadini. In altri termini, l’immobiliare è in bolla
anche qui e presto anche noi potremo avere a che fare con le
ripercussioni sull’economia delle difficoltà immobiliari.

Inoltre, dal punto di vista politico l’euro forte non è ben visto e la BCE
potrebbe non riuscire a resistere per sempre alle pressioni. In altri
termini, se la FED continuerà a tagliare, anche la BCE potrebbe farlo,
sebbene in modo meno veloce e meno consistente.

Osservando gli indicatori sulla previsione dei tassi, come i futures su
Euribor e Bund decennale, si notano per il futuro (dicembre 2007 e
marzo 2008) tassi più bassi rispetto a quelli attuali. Il mercato
scommette cioè su tassi più bassi nell’immediato futuro.

Altro aspetto importante è l’eccessivo pessimismo sul dollaro. Dopo il
taglio della FED, il biglietto verde è finito sotto pressione e la discesa
è stata di proporzioni davvero elevate, almeno per quelli che sono gli
standard del mercato valutario.

Tutto sembra contro il dollaro USA e quindi, quando questo accade,
è probabile che gli operatori si siano già posizionati. Chi doveva
vendere dollari ha già venduto, chi doveva acquistare euro ha già
acquistato.

Come sempre, i mercati anticipano (o cercano di anticipare) il mondo
reale. Forse la discesa è arrivata al capolinea, almeno per un po’ e
già in questi giorni stiamo assistendo ad un piccolo recupero del
dollaro.

Se operate sui mercati valutari, attenzione quindi a puntare a senso unico
sull’apprezzamento dell’euro sul dollaro. Le condizioni macroeconomiche
sembrano tutte a favore della moneta europea, ma se il mercato scontasse
già questi dati (come è probabile) forse potremo assistere, nel breve termine,
ad un piccolo recupero della valuta USA.

Concludendo, per il lungo termine l’euro dovrebbe essere destinato a
crescere ancora contro il dollaro, ma nel breve, attenzione al timing,
perché potremo avere, forse, delle sorprese.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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Comments

18 Responses to “Il futuro del cambio euro/dollaro - EF Report 185”

  1. Alessandro on Ottobre 23rd, 2007 15:43

    A mio parere, il problema del Dollaro non è l’Euro, ma si potrebbe argomentare anche il viceversa: la forza della moneta unica europea, di cui tanto si lamentano le imprese esportatrici del Vecchio Continente, non è riconducibile esclusivamente alla debolezza del biglietto verde.
    Insomma, le due divise oggetto principale di attenzione sui mercati valutari internazionali, nonché sui vari blog e siti finanziari, in realtà hanno un terzo “nemico” con cui fare seriamente i conti, che però, non è nemmeno lo Yen giapponese.

    Ritengo, infatti, che oggi come oggi il vero problema strutturale del Dollaro, ma anche dell’Euro, è rappresentato dalla rigidità della moneta cinese, il renminbi o yuan.
    Per ulteriori approfondimenti, rimando a questo post:

    http://ac-finanza.investireoggi.it/il-problema-del-dollaro-160.html

  2. admin on Ottobre 23rd, 2007 21:17

    E’ assolutamente vero che la moneta cinese conta. E come potrebbe essere altrimente, dato che si tratta dell’economia con la maggior espansione degli ultimi 15-20 a livello di grandi (o grandissimi in questo caso) paesi. Però non credo che influenzi direttamente il cambio €/USD. Anzi, senza la banca cinese che si impegna ad acquistare $ ad un cambio che è più alto di quanto sarebbe se non ci fosse questo cambio fisso paradossalmente tiene più alta la valuta USA di quanto non sarebbe normalmente.

    Certo, se poi questi dollari, una volta in mano alla banca centrale cinese, vengono usati per acquistare investimenti in euro allora si crea pressione sul dollaro, ma per ora questo non sembra essere avvenuto su vasta scala. Per ora, il treasury americano è il principale impiego dei dollari detenuti dalla banca cinese.

    E perché essa decide o deciderà eventualmente di ridurre i dollari a favore degli euro se non per una percezione (che poi potrà anche rivelarsi sbagliata) di maggior solidità e maggiori tassi in futuro in area euro?

    Ecco perché, in definitiva, credo che le debolezze strutturali degli USA contino e anche molto. Poi a livello di quotazioni dipende molto dalla psicologia del mercato, quindi non è fuori dal mondo che il dollaro, come scrive nel post citato, possa addirittura riprendersi nel 2008.

    Saluti.

  3. Serpico on Ottobre 23rd, 2007 23:11

    Sono d’accordo con admin.

    Nel 2008 l’Euro/USD toccherà toccherà 1,5 e già quest’anno ci si avvicinerà.

    Oro e petrolio sempre forti + argento in recupero.

    Non capisco invece come mai in questo generalizzato aumento delle materie prime e risorse energetiche, il gas naturale sia l’unico a scendere.

    Non capisco, i consumi non sono in calo e la produzione mi sembra coerente. Forse x il petrolio è tutta leva speculatrice (non penso), oppure è il risultato della politica dell’opec?

    Sono curioso di conoscere la vostra opinione in merito.

  4. admin on Ottobre 23rd, 2007 23:23

    Effettivamente è una cosa strana che non riesco a spiegarmi del tutto. Per questo ne ho parlato poco qui e anche nel servizio premium non ho mai toccato il gas naturale nonostante questa interessante divergenza con il petrolio.

    Di certo l’opera dei fondi hedge e della speculazione finanziaria centra molto, ma non penso sia in grado di manovrare completamente il prezzo del gas. Ma oltre a questo è qualche cosa difficile da interpretare.

  5. alex on Ottobre 24th, 2007 09:41

    Non pensi che se la BCE si mettesse a inseguire la FED sui tassi, questa sarebbe una manovra ancora piu’ inflattiva?
    Si potrebbe avere oro e dollaro che salgono allo stesso momento (un po’ come nel 2005)?

  6. Serpico on Ottobre 24th, 2007 10:08

    @ Alex

    mah, le dinamiche valutarie e monetarie del 2006-2007 sono molto distanti dai presupposti a cui si è giunti nel 2005.

    E anche dal punto di vista economico nel 2005 gli usa andavano come un treno mentre x l’europa la ripresa doveva ancora raggiungere la piena maturazione…

    Non mi sembrano anni fra di loro comparabili.

  7. Roberto on Ottobre 24th, 2007 11:27

    Le condizioni monetarie come fa notare Serpico sono diverse. Tuttavia bisogna sempre separare breve e lungo termine. Mentre nel lungo (12 o più mesi) è difficile pensare ad una robusta ripresa del dollaro, almeno se non emergeranno difficoltà rilevanti in Europa, nel breve (3,6, anche 9 mesi) dato il forte pessimismo sulla valuta USA potremo anche vedere un recupero del dollaro. Poiché l’oro è comunque sospinto dalle manovre inflattive (che ci sono negli USA come in Europa), beh allora non è del tutto remota l’ipotesi di Alex.

  8. Alessandro on Ottobre 24th, 2007 15:57

    Scrive admin: ‘Anzi, senza la banca cinese che si impegna ad acquistare $ ad un cambio che è più alto di quanto sarebbe se non ci fosse questo cambio fisso paradossalmente tiene più alta la valuta USA di quanto non sarebbe normalmente.’

    Non sono molto d’accordo: la Cina, infatti, non è impegnata ad acquistare direttamente Dollari, bensì utilizza i Dollari che riceve dagli interscambi commerciali per comprare Treasuries ed altri asset finanziari USA.
    Sul ruolo delle Banche Centrali asiatiche, rimando a questo approfondimento:
    http://ac-finanza.investireoggi.it/curve-pericolose-3-46.html

    A mio parere, il punto è che se la Cina lasciasse rivalutare la propria divisa contro il Dollaro (e l’Euro), in definitiva agevolerebbe il riequilibrio strutturale dei conti con l’estero degli Stati Uniti, che, invece, oggi grava soprattutto sul Vecchio Continente.

  9. admin on Ottobre 24th, 2007 23:18

    Scrive Alessandro: “Non sono molto d’accordo: la Cina, infatti, non è impegnata ad acquistare direttamente Dollari, bensì utilizza i Dollari che riceve dagli interscambi commerciali per comprare Treasuries ed altri asset finanziari USA.”

    L’impegno da parte della banca centrale ad acquistare ad un certo cambio è essenziale per realizzare tecnicamente un sistema a cambi fissi. In assenza di questo impegno, il cambio fluttuerebbe. In pratica, se io domani vado dalla BCE (o più semplicemente in una banca) a vendere dollari, mi danno euro al cambio di mercato. Se io domani vado in una banca cinese a cambiare dollari, me li cambiano al cambio fissato perché quella banca sa che potrà poi comprarli, sempre a quel cambio, presso la banca centrale. Di fatto, la banca centrale si impegna a comprare/vendere a quel cambio.

    Sicuramente la rivalutazione della divisa cinese ridurrebbe il deficit USA, perché ci sarebbero meno importazioni, ma al prezzo di una maggiore inflazione.

  10. Alessandro on Ottobre 25th, 2007 13:04

    nulla questio su come funziona il regime dei cambi fissi all’interno di un Paese, bisogna però concentrare l’attenzione su quello che fa la Banca Centrale non all’interno, ma all’estero, dove si generano gli squilibri internazionali che le oscillazioni dei cambi, laddove possibili, dovrebbero contribuire a correggere.

    La Banca Centrale cinese (o se si preferisce, l’intero sistema Cina) non compra Dollari ne’, quindi, come si legge al commento 2 ‘paradossalmente tiene più alta la valuta USA di quanto non sarebbe normalmente’, bensì compra titoli USA con il fiume di Dollari che già ottiene attraverso l’export.
    Se così non facesse, ovverosia se li immettesse liberamente nel mercato, l’effetto sarebbe quello di rivalutare la propria moneta contro Dollaro (magari facendo fiatare un po’ l’Euro). Ed è proprio quello che non vuole fare!

  11. Serpico on Ottobre 25th, 2007 13:21

    Vabbè Alessandro, scrivi 1 mail a Rato e Strauss-Kahn.

    Anche se fosse come dici tu, non vedo cosa noi nell’immediato possiamo farci (o trarne guadagno).

    Mentre vorrei porre l’attenzione al fatto che oltre all’ormai arci-nominato oro esiste anche l’umile argento.

    A questi ritmi d’estrazione tra 7 anni si dovrebbero esaurire gli attuali giacimenti.

    Inoltre x il silver non c’è ancora stata l’impennata dell’oro.

    Che ne pensate?

  12. admin on Ottobre 25th, 2007 15:46

    Alessandro, quello che dici è verissimo, ma a livello pratico a mio avviso ti perdi un passaggio. Le imprese cinesi vendono merci e incassano dollari.

    Per spendere in Cina, portano i loro dollari alla banca centrale (o meglio in banca che poi a sua volta li porta in banca centrale) che in cambio vende ai singoli valuta nazionale.

    Poi, solo in un momento successivo, i dollari incassati sono impiegati in titoli del tesoro.

    Entrambe le cose influenzano il cambio (effettivamente devo correggere un’affermazione un po’ troppo affrettata quando dicevo che la Cina non inflenza il cambio €/USD; non è che non conti, ma a mio avviso contano di più le debolezze USA).

    Però attenzione, perché se non ci fosse il cambio fisso il dollaro intanto si svaluterebbe contro la valuta cinese, mentre contro l’euro la cosa è incerta. Il maggior costo dei beni cinesi alzerebbe molto l’inflazione americana e i paesi ad alta inflazione generalmente non attirano molto i capitali internazionali. Questo per dire che anche gli eventuali tassi più alti non è detto che attirino i capitali oggi diretti verso l’euro, perchè si alzerebbe anche l’inflazione. Insomma, gli USA è da molto che hanno tassi più alti dell’Europa.

    Per risolvere gli squilibri è senz’altro necessaria una riduzione americana della propensione al consumo e all’aumento della propensione al risparmio. La cosa può essere incentivata da tassi più alti, ma la via è a mio avviso interna. Cioè, la soluzione ai problemi americani non va cercata in Cina.

  13. admin on Ottobre 25th, 2007 15:47

    L’argento è senza dubbio interessante. Le potenzialità sono forse maggiori dell’oro. Occhio però che è molto volatile…

  14. Serpico on Ottobre 25th, 2007 16:09

    Grazie maestro, è quello ke volevo sentirmi dire. ;)

  15. luca on Marzo 7th, 2008 21:49

    chiedo un’informazione: ho cambiato in dollari circa 20000 euro con cambio a 1.38 ora come posso fare per riconvertire i miei euro e non rimetterci? grazie

  16. Roberto on Marzo 8th, 2008 00:40

    Beh ,oggi il cambio è 1,53 circa. Molto più alto. Il che significa che i tuoi dollari valgono meno. Purtroppo non rimetterci è impossibile, a meno che il dollaro non torni ad 1,38 contro l’euro. Al momento, abbastanza improbabile.

  17. William on Marzo 29th, 2008 17:05

    anche io ho lo stesso “problema” di luca - ho acquistato a suo tempo 26.000 dollari -, più che convertirli in euro vorrei mantenero il loro potere di acquisto e sopratutto di rendita finanziari, dove mi consigliate di investirli

  18. Roberto on Marzo 30th, 2008 23:55

    Willim, purtroppo la risposta è la stessa. Per il passato ormai la perdita c’è, è inevitabile. Per il futuro, se non si è intenzionati a riconvertire una possibile opzione è quella degli assets reali (oro, argento, materie prime), però è un’area in cui entrare con gradualità, un po’ per volta, perché la volatilità è alta.

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