Il Dollaro non è poi così male. Per ora. - EF Report 113

Posted on Gennaio 19, 2007 
Filed Under Economia globale, Forex e Valute

Negli ultimi due mesi, nel servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
ho suggerito agli abbonati di inserire due titoli legati al dollaro
(bond in dollari).

Al momento della prima raccomandazione, si trattava di due
suggerimenti piuttosto “contrarian”, quindi immagino che saranno
stati in pochi a prenderli in considerazione.

Fino a poche settimane fa, sembrava che l’euro fosse pronto
per un nuovo balzo come quello che, molti mesi fa, lo portò
a 1,35$. Quindi, in quella situazione, investire in dollari sembrava
una mossa alquanto azzardata.

Ma nel mondo della finanza seguire quello che stanno facendo
tutti non porta a grandi risultati. Quando invece tutti sono convinti
che le cose andranno male, è probabile che i portafogli siano
già posizionati di conseguenza. E questo mese sembra che
il nostro investimento in dollari stia iniziando a guadagnare alcuni
punti percentuali.

In poco più di un mese e su dei sicuri titoli obbligazionari la
cosa non è male.

Io ho una precisa opinione.

Nel lungo periodo, il dollaro è destinato a perdere valore. Ma questa
perdita di valore riguarda la relazione tra dollaro e beni reali.

Tutto quanto non può ora essere prodotto in Asia o è fisicamente
limitato è destinato a costare di più se espresso in dollari (ma anche
in euro). Petrolio, immobili, servizi locali, costo del personale
non delocalizzabile.

Ma quando il dollaro si confronta con altra moneta di carta,
questa perdita di valore non è così scontata. Dipende dalla
qualità della carta e, al momento, la carta europea (euro) non ha,
per me, un grande appeal. Ci sono diversi motivi per cui nel
cambio euro-dollaro non sono così convinto che la nostra valuta
sia necessariamente migliore.

Certo, la bilancia dei pagamenti europea è migliore di quella
americana (in buona parte grazie all’export tedesco). E il rapporto
deficit-PIL negli USA è ora di quasi tre punti percentuali sopra
quello europeo.

E non mi sembra che la cosa sia destinata a migliorare, almeno
fino a che non termineranno le spese per finanziare la guerra in Iraq.

Ma al di fuori di questo (che comunque non è poco), l’euro ha pochi
punti da giocare a proprio favore. L’economia è in espansione,
ma per il futuro, la struttura demografica europea è peggiore di
quella americana. L’invecchiamento europeo è un problema ben
maggiore di quanto non lo sia in America. I più importanti paesi
europei sono molto più avanti degli USA nell’ostacolare il libero
mercato e l’imprenditoria. Poiché non è mai lo Stato, ma solo
il libero mercato e la specializzazione del lavoro che crea benessere
e migliora lo standard di vita, prima o poi questo si ripercuoterà sulla
moneta.

Comunque, tutto questo riguarda il lungo periodo e, forse,
nell’edizione di questa newsletter che sarà pubblicata tra dieci anni
scriverò di come l’Europa ha cambiato marcia e ha risolto
tutti i suoi principali problemi. Anche se ne dubito.

Ma la possibilità di una ripresa del dollaro nel breve-medio
periodo dipende da una altro aspetto.

La liquidità globale sta aumentando. E l’aumento non è guidato
dagli USA. Da diverso tempo sentiamo dire che ci sono troppi
dollari in circolazione, che gli USA sono troppo indebitati sia a
livello di debito pubblico, sia, soprattutto, a livello di debito
personale.

Questo è giusto. Quando nel 2001/2 il “Gran Maestro” Alan
Greenspan, considerato dalla comunità finanziaria il più grande
banchiere centrale della storia, iniziò ad inflazionare per contrastare
lo sgonfiamento della bolla tecnologica e il panico post-11 settembre,
il mondo fu inondato di liquidità denominata in dollari.

E con i tassi USA all’1% l’indebitamento privato, soprattutto mutui
immobiliari e credito al consumo, è esploso. Non c’è da stupirsi che
il dollaro sia sceso molto contro l’euro. Ma da quando Bernanke ha
sostituito Greenspan alla guida della FED c’è stato un cambiamento.

Bernanke ha costruito la sua reputazione sulla lotta all’inflazione.

Da quando ha preso il timone, il nuovo governatore ha aumentato
la massa monetaria M2 ad un ritmo del 4% anno su anno. Questa
non è una politica di deflazione monetaria, ma di certo non è una
politica inflazionistica.

Il 4% di crescita della base monetaria potrebbe essere persino
compatibile con una stabilità dei prezzi (almeno nei termini delle
misure comunemente usate nelle statistiche). La liquidità di cui sto
parlando riguarda la massa monetaria M2.

L’aggregato M3, che offre una stima migliore della base monetaria,
non è più pubblicato nelle statistiche FED. Forse se avessimo
anche quel dato tutto questo discorso sarebbe invalidato.

Ma bisogna lavorare con i dati che si hanno a disposizione. Ovviamente
non sto tessendo le lodi di Bernanke. Il nuovo governatore non ha ancora
affrontato una vera crisi e non ha subito particolari pressioni politiche.

Sono convinto che, quando questo succederà, non tarderà a seguire
le orme del suo predecessore. Ma questo non sembre all’orizzonte.
Non ora almeno.

Dall’altra parte dell’atlantico, in Europa, la liquidità sta esplodendo.

Nonostante la stretta sui tassi da parte della BCE, la base monetaria
M3 cresce stabilmente al 7-8% anno su anno. Ma soprattutto, come
riporta un recente articolo pubblicato sul sito “Seekingalpha”, l’Europa
sta abbracciando la cultura del debito. Ci sono ora in circolazione
4,8 trilioni di dollari di debito, contro i 3,9 trilioni negli USA.

Una banca centrale può controllare o la quantità di moneta
o la qualità.

Quando la quantità cresce troppo, la qualità (il suo potere d’acquisto)
diminuisce. Questo è il motivo per cui, a mio avviso, al momento
la qualità dell’euro è sopravvalutata. Come per il dollaro qualche anno fa,
ce ne sono sempre di più in giro e questo non è positivo per la qualità
della moneta europea.

Questa valutazione, unita al fatto che c’è un generale consenso
negativo sul dollaro, mi spinge a ritenere che nel breve, diciamo
nella prima parte dell’anno, il dollaro potrebbe essere un interessante
tema di investimento e quantomeno sarebbe buona cosa diversificare
una piccola parte del proprio portafoglio (5-10%) verso la valuta
americana.

Giusto in caso che…

Per periodi più lunghi, tutte le partite sono aperte.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
—————————————————————————————————–

Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

Continua a leggere

—————————————————————————————————–

Per ricevere gli articoli via e-mail, clicca qui ed inserisci il tuo indirizzo di posta

—————————————————————————————————–

Comments

Leave a Reply