Il buon investitore non è mai superimpegnato - EF Report 201
Posted on Novembre 14, 2007
Filed Under Wealth Building
Tra le diverse newsletter e mail che ricevo e a cui sono iscritto, una che ho
ricevuto di recente è stata particolarmente interessante.
La newsletter in questione è scritta da Mark Skousen e si chiama
“Worldly Philosophers” e l’edizione in questione parla del filosofo
cinese Lin Yutang.
Perché è stata molto interessante? Perché una delle sue frasi è particolarmente
adatta per gli investitori.
La frase in questione è “L’uomo troppo impegnato non è mai saggio e
l’uomo saggio non è mai troppo impegnato”.
In termini pratici, se siamo troppo occupati in un lavoro, facciamo straordinari
su straordinari, lavoriamo tutti i week-end, difficilmente avremo tempo
per altro. E tra questo altro c’è anche l’investimento.
Questo, sicuramente, non è quanto il nostro mondo ci insegna. Ad esempio,
quando facevo l’università di economia e commercio, molti dei mei
“colleghi” sognavano una carriera in una delle “Big Four” della revisione
o in qualche società di consulenza. Lavori che impegnano una persona
per dieci o più ore al giorno.
Inoltre, molti di noi hanno l’immagine delle persone super-impegnate come
persone di successo. Ma raramente è così. Le persone più “efficienti” sanno
organizzarsi e hanno più tempo libero. Questo è positivo anche per il lavoro.
Diverse ricerche mostrano che proprio nel tempo libero, diciamo a mente
sgombra, vengono le migliori idee, le soluzioni ai problemi, le “fulminazioni”.
Tornando all’investimento, non posso non ammettere che prendersi il
proprio tempo è molto importante per fare analisi e riflessioni a mente
fresca. Anche per chi investe a tempo pieno, è spesso preferibile non
guardare tutti i minuti il monitor con le quotazioni ma prendere tempo
a pensare alle singole società, alla situazione economica generale.
Pensare, analizzare e riflettere è spesso meglio di agire in continuazione.
Naturalmente, non tutti hanno la possibilità di ridurre i propri orari
di lavoro per dedicarsi agli investimenti. In questo caso, la prima
cosa da fare è usare in modo produttivo il proprio tempo libero.
Ma nel tempo, date il giusto valore al tempo libero. Considerate
che se il tempo che vi prendete per dedicarvi ai vostri investimenti
vi permette di avere anche solo uno o due punti percentuali annui
in più di rendimento, il vantaggio economico può più che compensare
monetariamente qualche ora di straordinario in più ogni settimana.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…
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Comments
7 Responses to “Il buon investitore non è mai superimpegnato - EF Report 201”
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Corretto.
Ma mi permetto di farLe una domanda sicuramente delicata e piuttosto complicata: secondo Lei quale dovrebbe essere la vera funzione della finanza nella nostra società?
Mi chieda pure dei chiarimenti se necessita di una maggiore qualificazione della domanda.
Sì sicuramente un po’ più di specificità aiuterebbe a rispondere meglio.
In linea di massima credo che la finanza debba aiutare a fare in modo che la maggior parte delle persone, siano essi individui fisici, società, imprese, ecc…, possano partecipare alla vita economica del mondo in modo da massimizzare, tramite la ricerca del massimo benessere individuale, il benessere collettivo.
In alcuni casi questo significa permettere a ogni persona di partecipare ad un business, e qui c’è il mercato azionario. Lo stesso mercato può aiutare le imprese a finanziarsi.
In altri casi, la massimizzazione del proprio benessere può avvenire tramite la riduzione dell’incertezza che si ha grazie alla copertura da un rischio di cambio (pensa alle imprese che esportano o importano molto).
E mille altri esempi possono essere fatti.
Questa è la mia idea. Ulteriori precisazioni da parte tua possono aiutarmi a dare una risposta più precisa o a spiegare eventuali dubbi.
sono d’accodo, la finanza dovrebbe ricoprire un ruolo importante nello sviluppo dell’economia e quindi della società(consente infatti di agevolare il reperimento di risorse sul mercato sia a titolo di capitale di rischio sia a titolo di capitale di credito). Purtroppo da funzione socialmente utile, si sta sempre più trasformando in una piaga per la società, e sta contribuendo in maniera importante ad incrementare la povertà nel mondo a favore del tornaconto di piccole minoranze. Ciò avviene attraverso 1) l’incentivazione del debito 2) la truffa finanziaria (nelle molteplici forme in cui può essere perpetuata, 3) la cattiva consulenza( per incompetenza o tornaconto) nell’ambito degli investimenti, 4) i costi inutili ed improduttivi degli apparati finanziari.
Gli effetti dell’ingegneria finanziaria nelle sue varie forme stanno inoltre producendo delle instabilità a livello globale di rilevanza epocale.
Dove sta quindi attualmente l’utilità sociale della finanza? Come si potrebbe ricondurre nuovamento la finanza all’interno di ambiti di effettiva utilità se non smantellando l’80% delle strutture finanziarie (sia fisiche che di prodotto) create negli ultimi 20 anni?
Quello che dici è in buona parte condivisibile, ma non è un problema della finanza ma del cattivo uso che si fa degli strumenti. Sarebbe come dire che l’ingegneria è degenerata perché nella storia alcune sue “branchie” sono state usate per inventare armi o la bomba atomica.
Alcune delle cose che elenchi (truffa e cattiva consulenza) sono fisiologiche della vita quotidiana e non riguarda solo la finanza (pensa ai maghi per ciò che riguarda la truffa, o ad alcuni presunti consulenti aziendali per la cosulenza).
Sono poco daccordo sui costi. Anzi, nella finanza i costi sono bassi (pensa che con pochissime commissioni possiamo investire in materie prime, alla Borsa americana,ecc… pensa senza gli apparati finanziari quanto costerebbe andare oltre oceano e stilare un contratto per acquisire poche decine di azioni di una società americana). Poi se parliamo del caso Italia qui c’è un problema di scarsa concorrenza, ma è un problema più politico.
Per questo non sono daccordo che sia necessario smantellare le strutture finanziarie. C’è di sicuro tanto inutilità, ma sarà il mercato a decretare chi deve sparire e chi deve restare.
E puoi stare certo che il mercato farà il suo compito.
alcuni strumenti sono effettivamente economici ma esclusivamente perchè fanno da contraltare ad altri strumenti estremamente onerosi (come le gestioni, le polizze, gli strumenti di finanza strutturata, ma anche (di solito non lo si considera) ai differenziali BID-ASK o alla forbice esistente tra tasso attivo e passivo) sui quali gli intermediari scaricano i loro importanti costi di struttura: pensa ad esempio quanto costa una filiale bancaria, oppure al costo di un funzionario bancario, o ancora al costo di un money manager.
la maggior parte dei costi della finanza sono assolutamente inproduttivi per la società e servono solo per sostenere la finanza stessa (è un po’ quello che succede in politica: la politica oggi è infatti esclusivamente fine a se stessa) il mondo potrebbe tranquillamente fare a meno della maggior parte delle strutture finanziarie esistentei ed anche della maggior parte delle soluzioni contrattuali proposte in ambito finanziario.
Quello che dici è giusto. Pur tuttavia io non sarei così categorico nel dire che molto è inutile.
Faccio un esempio. Pensiamo ai promotori finanziari e non a quelli che stanno cercando formule innovative (ad es. il multibrand) ma che hanno il tradizionale monomandato.
Anche loro, a mio avviso, hanno una funzione molto importante, perché certe persone non sono in grado, ma soprattutto non vogliono (e sottolineo non vogliono) dedicare tempo ad informarsi, a studiare, e più in generale non si fiderebbero mai ad operare on-line. In quel caso, il promotore risponde ad un preciso bisogno.
E così anche gli strumenti di cui parli. spesso sono inefficienti, ma hanno un loro mercato. Purtroppo è così.