Hai dei fondi monetari? Allora leggi bene questa edizione. – EF Report 167

Durante le giornate difficili di metà agosto, alcuni fondi monetari facenti
capo a BNP Paribas hanno perso in un giorno lo 0,80%.

Mentre questa percentuale di perdita non è elevatissima considerando
le perdite dei mercati azionari, esse non sono affatto irrilevanti per una
classe di investimento che ha lo scopo principale di preservare il capitale
e tenerlo parcheggiato in attesa o di essere speso o investito quando si
presenterà l’occasione.

E considerando che in questo momento un investimento in liquidità rende
circa il 4% annuo, perdere lo 0,80% in un giorno non è affatto poco.

Sebbene non sia il caso di liquidare immediatamente tutti i fondi monetari
“a prescindere”, chi li detiene dovrebbe usare la diligenza del “padre di famiglia”
e fare le dovute analisi personali, perché la crisi del credito può creare
problemi anche per i tranquilli per i fondi monetari. Vediamo perché.

I fondi monetari, come dice il nome, investono in strumenti a breve termine
di mercato monetario. Questo significa acquistare titoli obbligazionari
in procinto di scadere nei prossimi 3, 6 o 12 mesi, BOT e altri
strumenti a breve di stati sovrani, ma anche strumenti meno comuni che
possono aiutare a migliorare i rendimenti.

Infatti, i fondi monetari investono spesso in “commercial paper”,
cambiali finanziarie e altri strumenti che possiamo definire non
strumenti finanziari, ma strumenti creditizi, cioè strumenti che circolano
all’interno del sistema creditizio. Ora, una delle strategie adottate dagli
ormai famosi “conduit” e dagli altri veicoli usati per cartolarizzare ed
impacchettare i mutui, è stata quella di finanziarsi a breve termine con
emissione di carta commerciale (commercial paper) ed investire le
risorse ricavate in titoli che hanno come sottostante masse di mutui e
che hanno quindi rientri in tempi medio/lunghi.

Non proprio una modus operandi che risponde agli storici e consolidati
principi di equilibrio finanziario elaborati da decenni di storia della
Finanza Aziendale.

Il risultato? Semplice: queste società devono continuamente ripagare le
commercial paper che giungono a scadenza e poiché i flussi di cassa
derivanti dall’incasso dei mutui richiedono tempi medio-lunghi per il
rientro completo, durante questo tempo debbono emettere sempre nuova
carta commerciale per ripagare quella che giunge a scadenza.

Ora questa crisi del credito ha posto due problemi a questi veicoli.

Il primo è che una quantità sempre maggiore di mutui semplicemente
non rientrano. Poiché lo spread tra interessi incassati sui mutui e interessi
pagati sulla carta commerciale non è poi così elevato, anche poche
insolvenze generano grossi problemi nel rimborso della carta commerciale.

Se poi si pensa che molti veicoli hanno usato, soprattutto indirettamente,
leve molto forti, i problemi di rimborso si moltiplicano.

Il secondo problema è che la crisi ha ridotto la liquidità, sia perché in parte
è stata distrutta (insolvenze), sia perché ormai le banche si fidano
sempre meno l’una dell’altra e si prestano sempre meno risorse tra loro.

Di conseguenza, anche i veicoli più sani hanno difficoltà nel collocare la
nuova carta commerciale.

Ed ora ritorniamo al punto di partenza. I fondi monetari hanno sempre
investito ed investono in commercial paper. Se i veicoli emittenti faticano
a rimborsare la carta commerciale emessa o addirittura falliscono, è chiaro
che anche i fondi monetari ne risentono. E poiché i loro rendimenti per
definizione non possono essere molto elevati dato che investono in titoli
teoricamente molto vicini al “free-risk”, è ovvio che anche piccole perdite
rischiano di avere un notevole impatto.

Come detto prima, non è il caso di sparare su tali fondi alla cieca.

Sicuramente ci sono fondi che hanno fatto le dovute analisi e che hanno
usato la dovuta diligenza, restando fuori dalle commercial paper.

Ma un minimo di rischio c’è e poiché credo che tutti coloro che
investono in questi fondi vogliono soprattutto la tranquillità,
perché rischiare?

Ci sono molti investimenti alternativi come conti di liquidità, BOT
e CCT (oltre ad obbligazioni vcine alla scadenza) che hanno
rendimenti generalmente anche superiori ai fondi monetari.

A mio avviso, in questo momento tali investimenti sono da preferire.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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