Grandi vs. Piccoli. Chi sarà il prossimo vincitore? - EF Report 90

Posted on Luglio 21, 2006 
Filed Under Investire intelligentemente, Value Investing, Mercati Azionari

Nel corso degli ultimi sei anni c’è stata un’interessante divergenza
nelle valutazioni azionarie tra due classi di azioni.

Coloro che sono meno interessati al “trading” e cercano il vero
valore possono trovare in questa divergenza una buona fonte
di extra-rendimenti per il futuro.

La divergenza di cui parlo è quella tra “small-cap” e “large-cap”.

Come al solito, iniziamo l’analisi dal mercato americano, in quanto
su di esso sono pubblicate più statistiche e ricerche, ma le
conclusioni valgono anche per il mercato europeo.

Ad oggi, l’indice S&P 500 ha un P/E di poco sopra 17.

Più della sua media storica (circa 14,5). Ma se questo può
sembrarvi un mercato “costoso” allora dovete ricredervi quando
guardate il P/E dell’indice Russel 2000, l’indice delle piccole-medie
imprese americane.

Questo P/E è pari a 36.

Una ricerca che paragona i rapporti P/E delle prime 30 società
dello S&P e delle prime 30 del Russel 2000 ha evidenziato che
questa discrepanza è un ottimo indicatore della successiva performance
relativa.

Ad esempio, a inizio anni ‘70 il P/E delle large cap era 1,7 volte
il P/E delle small cap, che si presentavano quindi sottovalutate.

Nei 5 anni successivi, le small cap ebbero un extra-rendimento
rispetto alle small cap quasi del 10%.

Una situazione simile si verificò a fine anni ‘90.

Anche in questo caso, le small cap riuscirono a sovraperformare
di un 10% le large cap nei 5 anni successivi.

Viceversa, ad inizio anni ‘90 era il rapporto tra i P/E delle large
cap era 0,7 volte quello delle small cap.

Infatti, le prime sovraperformarono le seconde del 10%.

E la situazione attuale nel rapporto tra i P/E è simile proprio
a quella di inizio anni ‘90.

Mentre le statistiche di cui sopra possono “annoiare”, la cosa
importante su cui riflettere è che oggi ci sono grandi società, leader
di mercato nei loro settori, che quotano multipli degli utili molto
bassi, mentre quelli delle società più piccole sono molto alti.

Microsoft e Pfize negli USA hanno multipli tra 13 e 17. Le grandi
società petrolifere hanno P/E spesso sotto a 10, Alcune finanziarie
e bancarie europee come ABN Amro e ING hanno addirittura
multipli tra 8 e 10.

E questi sono solo alcuni nomi.

Come detto le utltime settimane, questo non è il momento
migliore per investire massicciamente in azioni.

Ma quando la fase di incertezza sara passata, le “grandi
capitalizzazioni” saranno il luogo dove andare a cercare…

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

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