FED vs. Commodity. Questa è la Storia. – EF Report 103
I mesi recenti le commodity hanno subito un nuovo calo dopo
quello di maggio e giugno.
Le spiegazioni sono state molte, tra cui quella “cospiratrice” che
suggerisce che i prezzi del petrolio sono stati artificialmente tenuti
bassi prima delle elezioni americane di novembre.
Forse è vero, ma io sposo un’altra tesi molto meno cospiratrice
e molto più realista.
La FED è intenzionata a combattere seriamente l’inflazione.
Le altre banche centrali del mondo stanno seguendo quella americana.
In particolare, la BCE sembra stia seguendo di pari passo la politica
della controparte americana, solo con qualche ritardo temporale.
La politica della FED è stata chiara fin dal primo momento in cui
Ben Bernanke si è insediato al vertice della banca centrale USA.
Nonostante le dichiarazioni che sono valse a “Bennie” il titolo di
“helicopter Ben”, il nuovo governatore ha immediatamente combattuto
le aspettative di inflazione.
Innanzitutto ha ridotto il tasso di crescita della massa monetaria. La massa
M2 che cresceva ad un ritmo annuale del 7-8% negli anni passati è
ora stabile o addirittura in lieve contrazione.
Chi ha un po’ di pratica con la Scuola Economica Austriaca
(ma dovrebbero essere comunque concetti ormai noti anche a chi
semplicemente segue questa newsletter da un po’ di tempo) sa che
tutto il resto uguale, meno moneta immessa nel sistema significa
anche prezzi più bassi.
In secondo luogo, Bernanke ha creato una curva invertita, con
tassi a breve e a vista (ora al 5,25%) superiori a quelli a lungo
termine (intorno al 4,60%).
La curva invertita è uno degli indicatori che più di ogni altro
anticipa una recessione. E poiché in recessione i prezzi scendono,
è chiaro che quantomeno le aspettative di inflazione si sono abbassate.
Le commodity soffrono questo ambiente.
Aspettative di inflazione sotto controllo unite ad una potenziale
recessione all’orizzonte sono un mix micidiale per le risorse naturali.
Se una certa sorpresa poteva esserci in primavera quando il sell-off era
abbastanza inatteso, nei mesi recenti esso non era affatto così remoto.
E l’oro che è il principale “anticipatore” dell’inflazione futura (scriverò
un’edizione sull’argomento) ha ugualmente sofferto.
A volte frequento forum e siti specializzati (quasi sempre americani) in cui
scrivono molti “Gold Bugs”, cioè fanatici dell’oro che continuano con
la medesima storia degli ultimi anni.
Ci sono molti dollari in circolazione, il dollaro non può che svalutarsi,
l’oro non può che crescere.
La storia era corretta negli ultimi anni. Probabilmente sarà corretta in
un futuro non molto lontano, ma non lo è ora.
Esistono delle eccezioni tra chi espone queste tesi. Tra i “Gold Bugs”
puri Gary North ha preso atto del nuovo corso della FED e che
questo può portare, nel breve, ad una correzione dell’oro e delle
risorse naturali.
Tra gli economisti più “ordinari” (ma comunque razionali e vicini a
posizioni “austriache”) John Mauldin e Mark Skousen sono giunti a
conclusioni simili.
Si tratta di tre nomi di un certo peso nel mondo finanziario e le loro
parole andrebbero sempre ascoltate.
Gli altri a mio avviso sbagliano a pensare che nulla sia cambiato.
La politica di questa FED è per ora, e sottolineo per ora, diversa
da quella di Greenspan. E questa diversità non è “bullish” per le
risorse naturali. Sto scrivendo questa “solfa” in
“Trend e Strategie di Investimento” da circa quattro mesi,
cioè dopo lo storno di giugno, raccomandando di limitare
l’investimento in risorse naturali.
Allora l’asset allocation suggerita prevedeva un 25% in commodity.
Nel corso dei mesi sono passato a suggerire un 15%. Nel frattempo
ho introdotto il concetto che le obbligazioni, gli strumenti di mercato
monetario e le azioni ad alto dividendo sono investimenti migliori e meno
rischiosi per ora.
E poichè la recessione abbassa il livello dei tassi di interesse, i settori
sensibili ai tassi come quello delle utilities avrebbero tratto beneficio.
Non ho mai consigliato comunque di uscire del tutto da oro e
commodity. Sarebbe una follia in un periodo di tensioni internazionali,
di sprechi e crisi dei governi e di banche centrali sempre pronte a
premere il pulsante che aziona le “macchine stampa-banconote”.
E forse il fondo sulle commodity è stato toccato. Se così fosse
questi sarebbero buoni livelli di entrata.
CONCLUSIONI
La FED ed anche le altre banche centrali (in particolare quella
europea) sono fortemente interessate ad evitare che le
aspettative di inflazione crescano troppo.
Gli investitori debbono prendere atto di questo. Non farlo
significa rischiare molto. Questa politica influenza anche i mercati
azionari. Per ora questi hanno ignorato i segnali che arrivano
dai dati macroeconomici, ma non è detto che continueranno
farlo. Se succederà sarà la prima volta.
Questa situazione offre comunque spunti interessanti per investire.
Bond, mercato monetario, high dividend e settori sensibili
ai tassi di interesse sono buoni terreni di caccia.
Non vendere comunque tutte le tue commodity.
C’è sempre un buon motivo di questi tempo per tenere un
po’ di oro e petrolio.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
—————————————————————————————————–
Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
—————————————————————————————————–
Per ricevere gli articoli via e-mail, clicca qui ed inserisci il tuo indirizzo di posta
—————————————————————————————————–
If you enjoyed this post, please consider to leave a comment or subscribe to the feed and get future articles delivered to your feed reader.
Thanks alot – your answer solved all my problems after several days srtugignlg