Effetto leva inverso: quale sarà l’impatto? - EF Report 172

Posted on Ottobre 4, 2007 
Filed Under Bolle speculative, Crisi Subprime

L’uso della leva nelle operazioni finanziarie è stato ed è tuttora
piuttosto ampio.

Specialmente i soggetti al vertice della piramide finanziaria, come
hedge fund, banche d’affari, fino alle banche più “ordinarie”, hanno
effettuato e continuano ad effettuare investimenti con effetto leva.

Cambiano i metodi, ma la sostanza è simile. Gli hedge fund si sono
indebitati in Yen per poi investire in strumenti ad alto rendimento,
mettendo in pratica il famoso “carry trade”.

Gli erogatori di mutui si sono indebitati a breve termine, per poi erogare
finanziamenti a lungo termine a tassi più elevati. Quando poi i finanziamenti
sono stati fatti a soggetti privi di merito creditizio, allora i tassi sono stati
ancora più elevati. Senza considerare che spesso le spese di apertura
pratica sono pari a due o tre rate, aumentando notevolmente il
tasso effettivo e il rendimento dei finanziamenti erogati.

La cosa ha funzionato piuttosto bene per diverso tempo. Almeno negli
ultimi 10 anni, diciamo dal 1995 al 2005, non ci sono stati grandi problemi,
se si escludono un paio di incidenti di percorso che hanno messo in difficoltà
il sistema finanziario internazionale.

Non sorprende che il peso dei settori bancario, finanziario ed assicurativo
sugli indici borsistici è progressivamente aumentato nel corso del tempo,
man mano che gli utili di queste società “esplodevano” verso l’alto.

Durante questo periodo, lo Yen raramente ha fatto un “reversal” significativo
e raramente gli “hedge funds” si sono trovati costretti a liquidare le loro
posizioni. Difficilmente abbiamo visto grandi insolvenze di massa che
hanno messo in crisi gli erogatori di mutui. Tutto è stato “business as usual”,
con i profitti derivanti da queste operazioni che fondamentalmente sono
stati “garantiti”.

E nel corso degli ultimi anni la leva è progressivamente aumentata,
parallelamente all’aumento dell’avidità degli operatori. Negli USA
non era raro essere “bombardati” da pubblicità che invitavano le
persone a “rifinanziare” il loro mutuo. E con l’aumento del valore
degli immobili, il rifinanziamento è avvenuto per importi sempre
più elevati. Al tempo stesso, non è raro vedere hedge funds con
leve di 50 o 100.

Ora però qualcosa sembra essersi incrinato.

A partire da quest’anno, lo Yen ha avuto degli scossoni verso
l’alto. Il trend continua ad essere ribassista per la moneta nipponica,
ma indipendentemente da questo, quando c’è qualche scossone verso
l’alto, chi è indebitato può trovare difficoltà a fronteggiare l’esborso
per rimborsare i prestiti, trovandosi contretto a liquidare i propri
investimenti. Lo Yen si è impennato verso l’alto due volte nel 2007:
una ad inizio marzo, l’altra ad agosto.

E per la prima volta, sembra che i debitori inizino a far fatica nel
rimborsare i mutui. Le insolvenze sono sempre maggiori e questo
ha gia mandato “all’aria” numerosi specialisti nell’erogazione
di mutui degli USA. L’elenco è piuttosto lungo.

Siamo ora all’inizio di un “reversal” nell’uso della leva. Questo
non significa che scomparirà il carry trade e che non saranno più
erogati mutui a lungo termine contro elevato indebitamento a breve.

Ma l’entità potrebbe essere minore e questo avrà un impatto
sull’economia, nonché sugli indici borsistici.

La Scuola Economica Austriaca afferma che un boom generato
dall’espansione monetaria non può che condurre ad un
“bust”, un “ritorno alla realtà” che per dimensione finisce col
correggere il precedente boom e con risultati complessivi
negativi. Il gioco, cioè, è a somma negativa perché l’espansione
monetaria e i tassi di interesse formati in modo artificiale
(cioè che non si formano esclusivamente sul mercato), generano
una cattiva allocazione anche dei capitali “sani”, cioè risorse
sottratte al consumo attuale e risparmiate in vista di un
maggior consumo futuro.

Ora vedremo quanto sarà l’impatto di questo effetto leva
inverso. I primi segni li abbiamo visti. Fallimenti importanti
in Germania, molti piccoli “mortgage brokers” americani
falliti, corsa allo sportello alla Northern Rock nel regno
unito.

Vista l’enorme crescita del settore finanziario negli ultimi
10 anni, il “bust” non si preannuncia leggero.

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