E’ vero che non risparmiamo più? - EF eport 138
Posted on Maggio 8, 2007
Filed Under Investire intelligentemente, Pensione e Sistemi Pensionistici, Mercati Azionari
Recentemente mi sono imbattuto in un articolo pubblicato negli
USA che contesta l’affermazione che gli americani hanno un tasso
di risparmio vicino allo zero (o, secondo alcuni, sotto zero).
L’autore dell’articolo pone numerose critiche alle statistiche ufficiali,
imputando soprattutto il fatto che esse si concentrano solo sul risparmio
del reddito netto, mentre molti americani accantonano una parte
importante del loro reddito lordo (quindi prima delle tasse) in piani
pensionistici, fondi pensione, ecc…
Inoltre, molti americani oggi pagano un mutuo (anche molti italiani).
Le rate del mutuo sono trattate come consumo (quindi non come
risparmio), ma in realtà la quota capitale rappresenta il rimborso di
una parte del prestito originariamente stipulato per pagare l’immobile.
In pratica, ogni quota capitale rappresenta una piccola parte di casa
che diventa effettivamente (e non solo giuridicamente) di proprietà
dell’inquilino. Sotto questo aspetto, chi risparmia anche il 50%
del proprio reddito netto e poi, magari dopo 20 anni, usa tutto il
suo risparmio per comprare una casa, in concreto si troverà con
una situazione finanziaria non diversa rispetto a chi ha stipulato un
mutuo ventennale.
Il primo avrà pagato per vent’anni l’affitto, il secondo avrà pagato
per vent’anni gli interessi (che generalmente sono più bassi rispetto
all’importo di un canone d’affitto). Complessivamente, quindi, l’autore
rileva come, rispetto al passato, sia cambiata l’America e gli usi degli
americani.
Se prima veniva risparmiata una buona parte del reddito netto, oggi
viene risparmiata una discreta parte del reddito lordo e una parte
del reddito netto viene destinato al rimborso del mutuo, che sebbene
dalle statistiche sia considerato consumo, in realtà è pur sempre una
forma di risparmio destinato all’acquisto di un bene primario che, tra
l’altro, si apprezza nel tempo.
E l’Italia?
L’Italia è da sempre una nazione di risparmiatori. Nonostante questo,
il tasso di risparmio negli ultimi anni è sceso molto rispetto al passato.
Credo, tuttavia, che il discorso fatto precedentemente per gli USA si
adatti perfettamente anche all’Italia.
Oggi un numero crescente di italiani (soprattutto i più giovani) che hanno
comprato una casa lo hanno fatto stipulando un mutuo. Di conseguenza,
una quota del reddito netto deve essere destinato al rimborso del mutuo.
Le statistiche considerano questa destinazione come consumo, ma come
detto prima essa è pur sempre una forma di risparmio.
Molti italiani, poi, hanno iniziato ad alimentare i loro piani pensionistici,
tramite investimenti in fondi pensione aperti e chiusi o altri accantonamenti
pensionistici come FIP o PIP (forme che io sconsiglio). Tutti questi
accantonamenti sono accantonamenti “ante-imposte” che probabilmente
non rientrano dentro il tasso di risparmio rispetto al reddito netto, ma per
chi accantona rappresentano a tutti gli effetti risparmio. Ed essi permettono
anche un buon risparmio di imposte. Venti o trenta anni fa, queste forme
di risparmio “prima delle imposte” non esistevano o non erano particolarmente
diffuse, quindi gli italiani risparmiavano una quota maggiore di reddito netto.
Inoltre, nel corso degli anni, è aumentato la quota di reddito che deve essere
destinato al “risparmio forzoso” e destinato all’INPS e ad altre casse di
previdenza pubblica. Un esempio per tutti è il caso dell’accantonamento
alla gestione separata per coloro privi di cassa di previdenza. Fino a
dieci/quindici anni fa questa gestione separata non esisteva e fino a
qualche anno fa l’aliquota era non superiore al 10-15%. Dal 2007 questa
percentuale sarà del 23,50%.
La stessa cosa è successa alla cassa commercianti e, seppur in misura
minore, a quella dei dipendenti.
Ovviamente, resta meno del reddito netto dal risparmiare. E ovviamente,
a fronte di questo aumento, non c’è stato affatto un aumento delle pensioni
future.
Questa considerazione mi porta alla seconda parte di questo articolo.
Se qualcuno vuole vedere dei problemi nel futuro della popolazione italiane
perché diminuendo il tasso di risparmio sarà difficile riuscire a mantenere
l’attuale tenore di vita, allora non deve guardare al comportamento dei singoli
individui.
L’italiano, nonostante tutto, mostra di continuare ad essere particolarmente
responsabile ed accetta di abbassare l’attuale tenore di vita per risparmiare
per il futuro. Il risparmio, oggi, è prevalentemente “pre-tax” e questa è
buona cosa, perchè oltre al risparmio in se c’è anche un risparmio di imposta.
Il principale responsabile è invece lo stato italiano.
A causa delle sue inefficienze e degli sprechi passati (soprattutto)
e attuali, il governo italiano non sarà in grado di mantenere
le sue promesse, soprattutto in campo previdenziale e sanitario.
Anziché dire: “Non siamo più in grado di mantenere le promesse future,
pensateci da soli, noi non vi chiediamo più nulla”, il governo finge di poter
mantenere le sue promesse e rimanda il più possibile il “ritorno alla realtà”.
Anzi, per motivi elettorali tenta addirittura di aumentare, in alcuni campi,
le sue promesse.
Ovviamente, per far fronte a questa situazione, il governo deve “drenare”
sempre più risorse dagli individui sia sotto forma di imposte che sotto forma
di “risparmio forzoso”, quali ad esempio i contributi previdenziali.
Il caso della gestione separata è emblematico. La gestione separata era l’unica
cassa in attivo e poichè gli iscritti, in futuro, prenderanno una pensione col
sistema contributivo, non c’era motivo di alzare le aliquote. L’aumento è stato
fatto per fronteggiare i buchi delle restanti sezioni dell’INPS.
Ovviamente, questo aumento del risparmio forzoso (e dell’imposizione fiscale)
riduce l’entità del risparmio discrezionale. E’ questo il vero problema, poichè il
risparmio fatto direttamente e “amministrato” direttamente dai singoli individui,
rende molto di più di quello amministrato dallo stato (oltre ad essere più
facilmente controllabile).
La prossima volta che sentirai che sta diminuendo il risparmio in Italia,
ricordati che primo non è del tutto vero e secondo il responsabile non è
il singolo individuo, bensì lo stato.
Il tuo educatore
Roberto.
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
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