Come reagite ad un mercato “Orso”? - EF Report 145

Posted on Giugno 8, 2007 
Filed Under Investire intelligentemente, Operatività e Gestione Portafoglio, Value Investing, Psicologia del Mercato, Mercati Azionari

Verso la fine del 2002, il mercato “Orso” che accompagnò il mondo
finanziario per circa un anno e mezzo dopo la caduta del Nasdaq vide
la sua fine. Al suo posto, un nuovo mercato toro “vide la luce” e
questo mercato toro continua ancora oggi. Con più di quattro anni di toro
alle spalle, gli investitori hanno iniziato a dimenticarsi nuovamente del
rischio che c’è nei mercati finanziari. E sembra si siano dimenticati che
i mercati azionari non necessariamente crescono sempre.

Anche se generalizzare è sempre difficile, mediamente un mercato toro
dura 3-4 anni. Ad esso, segue un mercato “orso” che generalmente
dura dai 12 ai 18 mesi ed in questo lasso di tempo le azioni “bruciano”
circa il 20-30% del loro valore.

Il succo è che mediamente il mercato rimane “toro” più a lungo di
quanto esso è “orso”. Nonostante questo, l’investitore medio entra
nelle ultime fasi del mercato toro e finisce invece per prendersi in pieno
l’orso.

All’inizio, egli vede i suoi titoli crescere improvvisamente subito dopo
l’acquisto, perchè siamo nell’ultimo stadio del mercato “toro”. Dopo
poco tempo, però, iniziano alcune sedute negative. Queste sedute
possono essere anche molto penalizzanti, ma non vengono recepite
come l’inizio del mercato orso. Infatti, questa è la tipica dinamica
seguita dall’investitore medio:

Fase 1: “La discesa a cui stiamo assistendo è solo un incidente
di percorso. Presto si tornerà a salire, ci sono tutte le ragioni perchè
questo avvenga. Questa correzione è di breve periodo ed è addirittura
un’opportunità per accumulare”.

Quando i cali continuano e i mercati non sembrano orientati a
riprendersi, inizia la Fase 2: “La correzione non sembra più qualcosa
di breve durata. Ci sono buoni motivi per cui si è verificata. Ora non
me la sento più di comprare, forse le cose andranno peggio. Però non
vendo neanche, sto semplicemente alla finestra. Posso permettermi
le perdite subite e soprattutto, non riesco ad ammettere di essermi
sbagliato. Non voglio affrontare la realtà di aver perso dei soldi
duramente risparmiati, spero che i miei titoli si riprendano”.

Infine, si percorrono gli ultimi metri della strada verso l’inferno,
la Fase 3: “Non posso certo vedere il mio risparmio di una vita andare
in fumo così. Sinceramente, non pensavo che si potesse arrivare a
scendere così tanto. A questo punto devo assolutamente vendere
e salvare almeno quel poco che mi rimane”.

Naturalmente, non è il caso di dire che gli investitori più intelligenti
e preparati, nella fase 3 comprano a più non posso, facendo incetta
di titoli a prezzi stracciati. Ma quello che è importante sottolineare,
è che essi non fanno questo perchè sono bravi a prevedere o sono
bravi nel market timing. Anzi, credo che il più delle volte il market
timing sia un esercizio futile ed una perdita di tempo. Una persona
normale una volta indovina il timing giusto e dieci volte lo sbaglia.

Gli investitori intelligenti, semplicemente conoscono se stessi. Se
sanno che possono andare in panico facilmente quando vedono
il loro capitale perdere il 20% o il 30% si preparano in anticipo.

Quando vedono che per due, tre o quattro anni il mercato cresce
in continuazione, iniziano a prendere delle contromisure per prepararsi
al peggio.

Ed il bello è che non è necessario rinucniare agli eventuali profitti
che un mercato “irrazionale” può offrirci. Ecco di seguito un possibile
(seppur non unico) corso di azione per prepararsi ad eventuali giorni
di tempesta:

1) Iniziate a ridurre il peso delle “small cap” e delle azioni più
speculative ed investite nelle “Big Cap”
, cioè nelle società a larga
capitalizzazione. Esse reggono generalmente meglio in tempi difficili.

2) Orientatevi su titoli meno ciclici. Una utility che ha utili e dividendi
stabili potrebbe non essere troppo penalizzata in fase di ribasso dei
mercati. Altri settori “stabili” sono il farmaceutico, l’alimentare,
i beni di largo consumo (es. Unilever, Procter & Gamble, ecc…).

3) Titoli ad alto dividendo. Cedole alte e stabili fanno gola anche,
anzi soprattutto, in periodi difficili.

4) Sono usciti ora dei certificati che replicano i mercati all’inverso.
Potreste tenerne una piccola quota quando si manifestano
i primi ribassi
, giusto in caso che la piccola correzione diventi qualcosa
di peggio.

5) Fissate delle stop-loss e tenetele rigorosamente. Nell’ultima edizione
di Trend e Strategie di Investimento, ad esempio, ho suggerito agli
abbonati diversi livelli di stop-loss: la prima relativa ad una porzione
di ogni posizione per salvaguardare i profitti già ottenuti, la seconda
per evitare l’eventuale carneficina.

6) Man mano che le cose peggiorano, un po’ di obbligazioni non fanno
affatto male
. Generalmente le banche centrali di fronte ad un ribasso
delle azioni grave e duraturo reagiscono diminuendo i tassi e questo
spinge in alto i prezzi dei bond. Durante l’orso del 2000-2002, le
obbligazioni a lungo termine e quelle ad alto rendimento sono state la
classe di investimento migliore.

7) Quando le cose iniziano a diventare serie, probabilmente
molte delle precedenti stop-loss saranno scattate e dovreste
quindi essere pieni di liquidità.
Non siate impazienti di usarla
immediatamente. Molti consulenti vi diranno che tenere i soldi
sui conti di liquidità o in BOT equivale ad una perdita netta e sicura
per via dell’inflazione. Vero se quei soldi li dovete spendere.

Ma se volete investirli e dopo tre-quattro mesi i mercati hanno
perso un altro 10-15%, non solo quei soldi non avranno perso potere
d’acquisto, ma lo avranno addirittura aumentato. Come detto all’inizio
di questa edizione, i mercati toro durano generalmente 3-4 anni.

Quello attuale dura già da oltre 4 anni e mezzo. Non c’è bisogno di rinunciare
a questa “bonanza” dei mercati finanziari. Un mercato può restare irrazionale
più di quanto si pensi (oltre al fatto che non credo che attualmente siamo
a livelli irrazionali). Ma iniziate già da ora a “conoscervi” e a definire un
comportamento se l’orso dovesse arrivare. I sette punti sopra enunciati
possono essere un buon punto di partenza (soprattutto quello dedicato
alle stop-loss).

Il tuo educatore
Roberto.
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

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