Come creare la propria pensione futura. - EF Report 148

Posted on Giugno 19, 2007 
Filed Under Investire intelligentemente, Pensione e Sistemi Pensionistici

Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno, molti lavoratori
dipendenti dovranno scegliere dove destinare il proprio TFR.

E parallelamente, c’è un grande parlare di pensione, sostenibilità
del sistema pensionistico, scalone e quant’altro. La maggior parte
di questi discorsi sono totalmente privi di validi contenuti economici
e una loro analisi più approfondita metterebbe in luce quanta
impreparazione esiste tra le persone che si autoattribuiscono il diritto
di decidere il futuro pensionistico di milioni di italiani. E la maggior
parte di questi discorsi sono superflui, dato che l’esperienza dei paesi
esteri ha già dimostrato e sta dimostrando quale può essere l’unico
futuro possibile dei sistemi pensonistici sostenibili.

Esperienza anglosassone: dalla gestione centralizzata a
quella individuale.

Nei paesi anglosassoni, al contrario di quanto diffuso dai nostri media,
esiste da moltissimo tempo il sistema pensionistico statale.

Esso chiede poco ai propri cittadini ed in cambio offre anche poco.

Di fatto, la pensione pubblica in molti casi è anche meno di quanto
serve per la mera sussistenza, ma tale sistema statale non ha mai
preteso di risolvere i problemi pensionistici dei cittadini. Esso
rappresenta esclusivamente una sorta di ultima spiaggia.

Data questa situazione, è cosa diffusa la presenza di una pensione
integrativa di quella pubblica. Anzi, per certi versi è proprio la
pensione pubblica ad essere un’integrativa di quella privata.

Qui iniziano gli aspetti interessanti.

Nell’ambito della pensione privata, per molto tempo ed ancora
oggi riscuotono grande successo i “corporate pension plan“,
cioè i piani previdenziali gestiti in modo accentrato dalle imprese
in nome e per conto dei dipendenti.

In pratica, il dipendente contribuisce (spesso la contribuzione è
del datore di lavoro come benefit) e l’impresa, cioè il datore di
lavoro stesso, gestisce quella pensione (magari affidandosi ad un
gestore esterno). Spesso, questi piani sono a prestazione definita,
cioè stabiliscono quanto dell’ultimo stipendio sarà erogato come
pensione e il contributo richiesto dipende dall’entità di questa promessa
e dalle capacità dei gestori.

Ora, molte imprese si stanno rendendo conto dell’incapacità di
mantenere queste promesse. Dopo il crollo dei mercati del 2000,
molte previsioni in termini di rendimento sono state riviste al ribasso
e i contributi che si dovrebbero chiedere per mantenere le
promesse sarebbero troppo alte. Considerando che spesso il
contributo è pagato dai datori di lavoro, il peso sui conti aziendali
sarebbe eccessivo.

Ma se anche il contributo è versato dal lavoratore, il suo aumentare
costringerebbe il datore a pagare uno stipendio più alto per trattenere
il lavoratore in un mercato del lavoro altamente competitivo come
quello anglosassone. Molte imprese come General Motors rischiano
seriamente di fallire a causa delle eccessive promesse previdenziali
da mantenere.

Le imprese stanno prendendo atto di questo e stanno ora orientandosi
verso un sistema diverso.

In luogo dei “corporate plan”, si stanno spingendo sempre di più gli
individual retirement plan“.

Si sta cercando di ridare agli individui le chiavi del loro destino
futuro. Questo costringe le persone a prendere maggiori responsabilità.
Non c’è uno “stato”, ne il board di un’impresa ad occuparsi del futuro
pensionistico. E’ l’individuo che diventa responsabile di se stesso.

Responsabilizzare gli individui è cosa buona, ed è l’unico modo per
rendere il sistema pensionistico sostenibile. Naturalmente questi piani
individuali lasciano anche la massima libertà di scegliere dove investire.

Recentemente mi sono imbattuto in un articolo di un giornalista del
Sole 24 Ore che risiede in Australia che descrive come funziona il
suo piano individuale. La sostanza è che ognuno è libero di scegliere
dove investire: fondi, fondi pensione, azioni, obbligazioni,
ETF, persino immobili ed oggetti d’arte. Naturalmente con numerosi
incentivi fiscali che esentano le plusvalenze durante la fase di
accumulazione.

Chi vuole i soldi delle pensioni degli italiani.

Recentemente, il governatore della Banca d’Italia Draghi ha
dichiarato che sarebbe opportuno che una piccola parte dei
contributi oggi versati all’INPS potessero, a scelta del lavoratore,
venire destinati ai fondi pensione. Questa è stata una buona “uscita”.

Io auspico, come minimo, che tutti i contributi versati all’INPS
possano essere destinati, se il lavoratore vuole, ad un fondo
pensione. In questo modo aumenterebbe la libertà di scelta
dell’individuo.

Questo non avverrà, così come non si affermeranno a breve gli
“individual plan” e ciò non è una buona cosa, perchè la gestione
individuale dei propri contributi pensionistici è l’unico modo per
rendere sostenibile il sistema. Non appena c’è stata l’uscita di Draghi,
subito ci sono state contestazioni da politici e, soprattutto, sindacati.

Queste parti sociali non sono favorevoli all’ampliamento delle libertà
individuali. Più è ampia la libertà di scelta personale, minore è il bisogno
di gestione accentrata. Minore è la gestione accentrata, minore è il
potere di questi soggetti.

Uno dei motivi che rendono questi soggetti contrari alla proposta
Draghi è che ci sarebbe il rischio di squilibrio nei conti previdenziali.

Di fatto, è stato ammesso che l’unico modo per i pensionati attuali
di ricevere la pensione è che ci siano persone che versano contributi
.

E che per pagare le pensioni future sarà necessario che ci siano lavoratori
che pagheranno i contributi. In pratica, i contributi di oggi non assicurano
il pagamento, domani, delle prestazioni.
Non esiste alcun patrimonio
separato. Se e solo se ci saranno contribuenti in futuro il sistema potrà
mantenere le promesse. Questa è una cosa che tutti sanno, ma non è
una buona cosa. Con la popolazione che invecchia, l’unico modo per
mantenere l’equilibrio è che aumenti molto l’eta pensionabile, o che
si aprano le porte a milioni di immigrati.

Cosa fare con i propri contributi.

Intanto, con il TFR, il mio primo banale consiglio è di informarsi.

E’ inutile dire qui cosa fare, ogni situazione è a se stante. In generale,
se siete vicini alla pensione, non è il caso di correre rischi con i mercati
finanziari. Siamo reduci da quattro anni di “toro” nelle azioni. La cosa
potrebbe non continuare. Se siete ancora giovani, prima o poi sarà il
caso di scegliere un fondo pensione. Un buon fondo con bassi costi
batterà nel lungo periodo sicuramente il TFR. Ma per ora, prendetevi
il vostro tempo per scegliere. Se lasciate il TFR in azienda avrete
questo tempo, in caso contrario non potrete più tornare indietro.

Attenzione però: per lasciare il TFR in azienda si deve fare una scelta
esplicita. In caso di silenzio, il TFR passa ai fondi pensione.

Un punto di partenza fondamentale per informarsi è Tuapensione.
E’ forse l’unica fonte informativa realmente indipendente. Riguardo ai
contributi individuali, i fondi pensione hanno buoni vantaggi fiscali.

Se si sceglie un buon fondo, il vantaggio fiscale non è cosa da poco.

Scegliete un Fondo Pensione Aperto. Sono vantaggiosi rispetto a
polizze, PIP e FIP. Se avete fondi di categoria, non posso esservi
particolarmente utile dato che non li conosco. Dovete informarvi.

In questa lettera, raramente faccio nomi di prodotti finanziari. Comunque,
in campo di fondi pensione, credo che uno sguardo lo meriti la famiglia
Secondapensione” di Crédit Agricole. I versamenti sono privi di
caricamenti e le commissioni di gestione sono molto basse. I costi non
sono molto lontani da quelli di un ETF. E la gestione è stata piuttosto
efficiente.

Individuate prodotti simili a questo. Non potete prevedere i rendimenti
futuri della gestione, ma caricamenti, costi di gestione e di passaggio
da un fondo all’altro li potete conoscere e sono elementi fondamentali
nel lungo termine.

Nell’attesa che si sviluppi anche da noi il sistema “individual”.
Potrebbero volerci decenni.

Il tuo educatore
Roberto.
—————————————————————————————————–

Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..

Continua a leggere

—————————————————————————————————–

Comments

Leave a Reply