Chi è responsabile del “credit crunch”. - EF Report 162
Posted on Agosto 24, 2007
Filed Under Economia globale, Crisi Subprime, Banche Centrali, Tassi e Obbligazioni
La crisi dei mutui subprime ha dato una sferzata ai mercati
finanziari e potrebbe non passare molto tempo prima che essi
impattino anche sull’economia reale.
Mentre sui mercati, grazie soprattutto al nuovo denaro pompato
dalle banche centrali, sembra essere tornata almeno per ora una
certa normalità, l’eventuale ripercussione sulla nostra vita quotidiana
potrebbe essere più difficile da superare.
I tassi a breve, misurati in Europa dal tasso Euribor, stanno
aumentando.
Questo significa che chi ha un mutuo a tasso variabile potrebbe trovarsi,
già dalla prossima rata, a pagare di più. Inoltre, non solo negli USA
ma anche in molti paesi europei (Irlanda e Spagna in testa, quindi
l’Inghilterra), l’immobiliare è un settore trainante dell’economia sia
in termini di posti di lavoro, sia in termini di tasse versate all’erario,
sia come traino per i consumi privati tramite il gioco del rifinanziamento
(meno diffuso comunque in Europa che negli USA). Se le ripercussioni
saranno pesanti, di certo non si tarderà a cercare i colpevoli.
Poichè già la prima caccia alle streghe sembra iniziata, con la responsabilità
data alle agenzie di rating, agli eccessivi inviti all’indebitamento da parte
delle banche fino ad arrivare alla classica e solita assenza di regole e
controllo (una tipologia di responsabilità che non manca mai dopo lo
scoppio di qualche bolla), è bene fare un po’ di chiarezza sull’argomento.
Chi sono i demoni della finanza.
Mentre nessuno dei soggetti sopra indicati è immune da responsabilità,
il responsabile principale è diverso e ben preciso. Il demonio che ha originato
tutto questo è il sistema delle Banche Centrali.
Anzi, possiamo fare anche nome e cognome: il responsabile
principale è Alan Greenspan, il precedente governatore della FED.
Nel 2002, come risposta alla crisi della bolla tecnologica, alla recessione
che si stava sviluppando in America e al rischio di deflazione dei prezzi e
degli assets in stile giapponese, Greenspan espanse la liquidità a tassi
via via crescenti e mandò il FED Fuds Rate all’1%.
Solo due o tre anni prima questo tasso della FED era del 6%.
Un taglio di 5 punti in valore assoluto, ma per rendere meglio l’idea si
consideri il termine percentuale: dopo questa manovra, il denaro negli
USA costava l’80% in meno rispetto a due anni prima.
Con il denaro praticamente regalato, nuovi fondi si diressero verso il
settore immobiliare e verso i prestiti a chi acquistava immobili.
Negli USA (come in Italia) si pensa (si pensava?) che:
“You can’t go wrong with Real Estate”, cioè non puoi perdere con il
mercato immobiliare.
Tuttavia c’è una regola di mercato molto semplice: salvo casi particolari,
quantità e qualità sono inversamente correlati. Mentre i primi prestiti
furono erogati a soggetti finanziariamente solidi, man mano che sempre
maggiori fondi si rendevano disponibili per fare finanziamenti, i soggetti
finanziariamente solidi a cui prestare andavano esaurendosi e quindi si iniziò
a finanziare persone meno affidabili.
Daltronde, perché rinunciare a finanziare qualcuno quando il denaro usato
per il finanziamento non costa praticamente nulla.
Poiché non esistono pasti gratis, arriva il momento di pagare.
La FED è nota per eccedere nella sua politica in un senso e in un altro. Ha
ecceduto nell’abbassare i tassi prima e ha ecceduto poi nel rialzarli fino al 5,25%.
Attenzione, non che il 5,25% sia per me un tasso eccessivo in assoluto. Il fatto
è che non importa quello che pensi io, ma importa quello che pensa la
media o meglio ancora importa quello che pensano i soggetti marginali, cioè
gli ultimi ad aver preso una certa decisione o i primi a prenderne una in
senso contrario.
I marginali avevano preso come decisione quella di prestare a
determinati soggetti sapendo che a loro il denaro costava l’1%.
Altri marginali avevano deciso di indebitarsi a tassi poco sopra l’1%, perché
consideravano questo livello sopportabile.
Quando i tassi iniziarono a salire, arrivando al 5,25%, questi soggetti
non erano preparati. Chi si era indebitato all’1% fa ora fatica a rimborsare
con i tassi al 5,25%. E chi aveva prestato fa fatica a vedersi restituire anche
solo il capitale.
Questa è la storia degli USA, ma in Europa la situazione ha seguito lo stesso
andamento, sebbene con oscillazioni minori. I tassi dal 5-6% furono
abbassati fino a circa il 2% e poi alzati fino al 4%. Meno oscillazioni, ma
stesso andazzo e risultati in parte simili.
Chi può salvare la situazione.
Da un punto di vista monetario, solo le Banche Centrali possono salvare la
situazione. E lo stanno già facendo, iniettando liquidità nel sistema, dando
così respiro alle banche che faticano a recuperare i prestiti erogati.
Questa è la risposta di coloro che aderiscono alla Scuola Monetarista che
ha in Bernanke un discepolo. Secondo tale scuola, la crisi del ‘29 si verificò
e durò per molti anni perché la FED non iniettò abbastanza liquidità.
Di conseguenza, quando una crisi rischia di diventare eccessiva
la risposta è: maggiore liquidità.
Anche io credo che solo le Banche Centrali possono salvare la situazione
tramite l’immissione di nuova liquidità. Tuttavia, poiché personalmente
sposo la Scuola Austriaca e non quella Monetarista, questo salvataggio
sarà solo momentaneo e non farà altro che peggiorare la situazione.
Se l’eccesso di liquidità è il probalema, difficilmente più liquidità
può essere la risposta. La maggior liquidità darà respiro ad economia
e mercati finanziari per un po’, esattamente come essa diede respiro
dopo la crisi dell’87, dopo la crisi del fondo LTCM nel ‘98 e
dopo il crollo del Nasdaq nel 2001/2002.
Ma tutta questa nuova liquidità non ha fatto altro che risolvere un
problema tramite la creazione di una nuova bolla. Bolla internet o
immobiliare che sia. Questa liquidità genera crescita e ricchezza artificiale,
viene allocata in “malinvestment”, sfavorisce l’accumulo di risparmio e
rende difficile il calcolo economico e l’assunzione di decisioni imprenditoriali
e di investimento razionali.
In questa crisi dei subprime, non c’è nessun fallimento del mercato,
ma solo il fallimento delle Banche Centrali, che non sono soggetti
di mercato ma monopolisti della moneta.
Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria
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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!
- Cina, India e le altre economie emergenti stanno “deindustrializzando”
Italia, Europa ed USA. - L’aumento dei tassi della BCE renderanno più costoso il tuo mutuo.
- Il petrolio oltre i 60$ rende la tua bolletta più onerosa.
- La delocalizzazione è realtà in molti settori lavorativi.
Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione
Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…..
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