Che obbligazioni acquistare in questo momento

In questa fase, l’acquisto di obbligazioni
non è, a mio avviso, uno dei migliori
investimenti.

Ci sono infatti molti ingredienti che
normalmente contribuiscono a creare
un ambiente tutt’altro che positivo
per questa classe di investimento,
in particolare per i titoli di stato.

In primo luogo, il 2008 è stato un anno
eccezionale per i titoli di stato. C’è stato,
infatti, un rendimento a doppia cifra per
quasi tutte le scadenze superiori ai cinque
anni.

In secondo luogo, i tassi sono storicamente
piuttosto bassi. Sul finire del 2008, i rendimenti
pagati dai titoli degli stati ritenuti più sicuri,
cioè Germania ed USA, erano inferiori all’1%.
Infatti, il rally obbligazionario del 2008
iniziò da un livello dei tassi tutt’altro che alto,
tra il 4 e il 5% (sempre a seconda delle scadenze).
Così, una forte compressione dei tassi li ha
subito portati ad un livello dove ulteriori discese
erano quasi impossibili e comunque limitate
(perché almeno fino ad oggi rendimenti
nominali negativi non sono stati visti, quindi
possiamo considerare lo 0% come il
limite ultimo).

Terzo, c’è una montagna di liquidità immessa
dalle banche centrali. Certo, puo’ darsi che
sperimenteremo una “deflation” in stile giapponese,
ma storicamente le forti iniezioni di liquidità
hanno sempre portato ad un aumento dell’inflazione.
E l’inflazione è uno dei peggiori nemici per i
bond.

Mettendo assieme questi tre elementi, ribadisco
che è difficile vedere un ambiente positivo
per i bond. Sicuramente c’è qualcosa nel
comparto corporate ed anche tra i paesi
emergenti ed “High Yield”. Ma a volte si tratta
di emissioni con un certo rischio emittente.

C’è comunque un comparto, nell’obbligazionario,
che permette di ottenere buoni rendimenti,
rischio emittente molto basso (perché gli
emittenti sono paesi primari) e minore sensibilità
in caso di aumento dei tassi.

Si tratta delle obbligazioni “inflation linked”,
cioè titoli con cedola e, a volte anche il capitale,
legati al tasso di inflazione. Per noi europei,
ovviamente, l’inflazione a cui sono legati
questi componenti è quasi sempre quella
dell’area euro.

A volte sono emessi anche da privati (generalmente
banche, ad esempio ci sono alcune emissioni di
Mediobanca), ma la mole maggiore consiste in
titoli di stato e Germania, Francia e Italia sono
tra i maggiori emittenti in Europa.

In questo modo, il rischio emittente è piuttosto
basso e se l’inflazione aumenterà, i rendimenti
saliranno proporzionalmente a seconda dei
meccanismi che legano ai parametri inflattivi
le cedole e l’eventuale rivalutazione del
capitale.

Poiché generalmente i tassi aumentano o perché
aumenta il rischio emittente o perché ci sono
aspettative di inflazione più alta, ecco che in caso
di rialzo dei tassi perlomento questi titoli traggono
in parte profitto dalla situazione.

E se dovessimo avere deflazione? Beh, ribadisco
che è uno scenario che a lungo termine ritengo
poco probabile, ma se proprio dovesse verificarsi,
allora diciamo che questo scenario è già in parte
scontato nei prezzi attuali. Già ora, questi titoli
sono “prezzati” sulla base di aspettative di inflazione
non eccessiva o addirittura nulla. Il nostro
“downside”,se anche si verificasse lo scenario
peggiore, non è molto elevato.

Non ritengo i titoli “inflation linked” buoni investimenti
in generale. Anzi, chi pensa che sul lungo termine
possa usarli per difendersi dall’inflazione reale
secondo me rimarrà deluso.
Tuttavia, in questo momento lo ritengo il miglior
investimento per il comparto obbligazionario.

All’interno del nostro servizio premium
Trend e Strategie di Investimento siamo investiti
da diversi mesi, ormai, sull’ETF Lyxor ETF
MTS Inflation (EMI.MI)
, un ETF che investe
in titoli di stato di tipo “Inflation Linked”.
Entrato in portafoglio a gennaio 2009, in circa
sette mesi ha guadagnato il 3,30% circa, mentre
un normale investimento in titoli di stato a tasso
fisso con scadenza 5-10 anni sarebbe, ad oggi,
solo poco oltre la parità.

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