Wealth Building
Le azioni americani sono piuttosto economiche ora.
Le azioni americane, secondo i tradizionali parametri di
valutazione P/E, P/Book Value e Dividend yield, sono ai
livelli più bassi dal 1990.
All’inizio del 2012, il rapporto P/E è intorno a quota 13,
inferiore alla media storica degli ultimi 80 anni (che è
intorno a 15) ed inferiore ai multipli che ci sono stati
negli ultimi 20 anni.
Ovviamente sto parlando del rapporto P/E dell’anno, non quello
avente come divisore del rapporto gli utili medi degli ultimi
10 anni, che in ottica di lungo periodo e di cicli secolari
è forse più significativo.
In ogni caso, anche il semplice rapporto P/E può essere interessante
da valutare.
Per ritornare da questo livello di circa 13 alla media storica di 15,
l’indice S&P500 dovrebbe raggiungere quota 1.484 punti.
Ma non finisce qui.
Il rapporto P/BV (BV = Book Value, cioè patrimonio netto) è ora
pari a 2,03, inferiore rispetto alla media storica dagli anni ’70
ad oggi, che è 2,43. Per tornare in linea con le valutazioni medie
per quanto riguarda questo parametro, l’indice S&P500 dovrebbe
raggiungere 1.491 punti.
Infine, ora il dividend yield dell’indice S&P500 è superiore al
rendimento del Treasury decennale. Ad eccezione di una breve
parentesi nel 2009, questa cosa non accade dal 1960. Anche qui,
per ritornare ad un dividend yield pari al rendimento decennale
del titolo del Tesoro USA le quotazioni dovrebbero raggiungere
1.410 punti.
Ora, il punto non è se l’indice potrà arrivare a 1.410 punti o
a 1.491 punti. L’indice potrebbe pure perdere il 20% dai livelli
attuali. Il punto è che le tradizionali misure di valutazione
mostrano che il mercato azionario in questo momento non è
particolarmente caro e ha ancora un discreto “upside”
La cosa a cui si deve prestare attenzione, a questo punto, è
se i livelli attuali di utili, dividendi e book value delle
società, non siano a livelli di picco.
Dopo soli due anni dalla recessione del 2009, a mio avviso è
troppo presto per dire che siamo in fase di picco.
Certo, l’Europa quest’anno entrerà, molto probabilmente, in
recessione e quindi sul fronte europeo la ripresa può dirsi
esaurita. Ma molte altre aree del mondo non dovrebbero entrare
in recessione e, soprattutto, non dovrebbero farlo gli USA.
Quindi gli utili societari delle corporations, che operano a
livello internazionale, dovrebbero tenere discretamente e
potrebbero crescere ancora.
I mercati sono un gioco di probabilità. Nulla ci dice che non
possano arrivare altri crolli, ma il fatto che le valutazioni ora
non siano particolarmente care mette le probabilità leggermente
a favore dei rialzisti.
Il fatto, poi, che la FED continui con la sua politica monetaria
espansiva ed ora anche la BCE sembra aver iniziato ad essere più
accomodante, potrebbe sostenere l’economia internazionale e
tenerla così fuori dal rischio di recessione globale.
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- alert per ogni operazione di acquisto o vendita
La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
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Le migliori azioni in cui investire.
L’indice S&P500 è da tutti considerato l’indice più importante
al mondo, l’indice guida per tutte le Borse mondiali.
L’indice è anche il benchmark per molti fondi di investimento ed
è un benchmark anche piuttosto ostico, dato che solo una piccola
percentuale dei fondi riesce a batterlo.
Ma all’interno di questo indice, c’è un suo sottoinsieme che si
chiama “Dividend Aristrocrats”.
Cos’è questo sottoinsieme? Presto detto.
Si tratta delle azioni appartenenti all’indice S&P500 che sono state
capaci di incrementare il dividendo per 25 anni consecutivi. Titoli,
cioè, che per un quarto di secolo sono riusciti ad aumentare sempre
il loro dividendo nonostante le crisi, le recessioni, le tensioni
politiche, ecc…
Qui abbiamo nomi come Coca Cola, McDonald’s, Abbot Labs, Pepsi,
Procter & Gamble. Ma questi sono solo alcuni.
Negli ultimi 10 anni, mentre l’indice S&P500, pur con mille oscillazioni,
è stato sostanzialmente piatto, l’indice che rappresenta i dividend aristocrat
ha più che raddoppiato di valore.
Questo significa circa 6-7 punti percentuali annui composti di extra-rendimento.
Ma non finisce qui.
Infatti, ipotizzando un acquisto “scellerato”, fatto in un colpo solo,
esattamente al picco del 2007, avrebbe sì sofferto nel “Bear Market” del
2008, ma oggi sarebbe comunque leggermente in profitto, mentre l’S&P500
si trova ancora sotto del 25%.
Si potrebbe pensare che questo sia un decennio isolato.
Ma non è così.
Infatti, dal 1871 al 2010, i dividendi, e soprattutto il loro reinvestimento,
sono stati responsabili del 97% del total return del mercato azionario.
I dividendi sono molto importanti e ancora di più lo è il loro reinvestimento.
Quando poi si trovano società che non solo pagano discreti dividendi, ma che
incrementano questi ultimi continuamente, i risultati sono inimmaginabili.
Sulla scorta di questo, dalla scorsa settimana, dopo il notevole successo
di Trend e Strategie di Investimento negli ultimi 5 anni, è partito un
nuovo servizio premium incentrato proprio su questo genere di azioni.
I Dividend Aristocrat in primis, ma anche molti altri titoli di questo
tipo sia in USA che in Europa.
Il servizio si chiama Crescita & Rendimento e se siete interessati a scovare
i migliori titoli di questo genere, cliccate qui per saperne di più.
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I clienti hanno deciso: gli ETF surclassano i fondi
La cosa sembra ormai definitiva e se gli USA sono,
nell’industria finanziaria, il Paese che anticipa
le tendenze, allora non ci sono dubbi.
In America, l’industria del fondi d’investimento è
ormai in piena crisi.
Da un lato la nascita e lo sviluppo, per gli investitori
più sofisticati, dei fondi hedge, dall’altro l’esistenza
di prodotti simili ma molto meno costosi e più efficienti
(gli ETF), hanno portato ad un continuo e netto ridimensionamento
del settore.
Al picco del 2001, c’erano circa 8.300 fondi comuni d’investimento
in America. Oggi ce ne sono meno di 7.600.
Se si considera che negli ultimi 10 anni il settore dell’asset
management è comunque cresciuto molto, la performance negativa
è evidente.
Ancora, nel 2001 il quantitativo mensile di nuove quote di fondi
emesso era quasi 4 volte quello delle nuove azioni di ETF emessi.
Da allora, il quantitativo emesso dai fondi è stato stabilmente
in calo, mentre quello degli ETF in crescita. A fine 2005 c’è
stato il sorpasso, mentre attualmente i fondi di investimento,
in aggregato, non solo non stanno emettendo nuove quote, ma ne
stanno ritirando. In altri termini, gli investitori stanno
continuamente riscattando le loro quote.
E questi dati comprendono anche i fondi passivi, gli index funds,
i quali, molto simili agli ETF, hanno sostanzialmente tenuto.
I veri perdenti sono i fondi a gestione attiva.
Noi scriviamo da tempo sulla superiorità degli ETF. Per certi
versi, in Italia siamo stati quasi dei pionieri, visto che
elogiavamo gli ETF rispetto ai fondi già nel 2005, cioè quando
ancora persino negli USA l’industria dei fondi era in vantaggio.
A distanza di poco più di 6 anni, direi che avevamo visto lungo.
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Un anno di Trend e Strategie di Investimento
Trend e Strategie di Investimento è, come sapete, il
nostro servizio premium, che consiste in una newsletter
di analisi dei mercati e delle strategie di investimento
per trarre il miglior profitto e in due portafogli proposti.
I portafogli in questione sono l’Asset Allocation Dinamica
e il Lazy Portfolio.
La prima consiste in un portafoglio di ETF ed titoli che
spaziano dalle azioni ai bond, dai metalli preziosi ai fondi
immobiliari.
Essa mira a conseguire un rendimento positivo e volatilità
non eccessiva sfruttando il meglio delle basi di asset allocation
e del trend following.
Il Lazy Portfolio è invece un portafoglio passivo, con
ribilanciamento annuale.
Il 2011, nonostante tutte le difficoltà, è stato un buon anno
per i due portafogli di Trend e Strategie di Investimento, che
hanno dato molti punti di distacco agli indici.
Ecco il riassunto delle performance con i relativi benchmark,
così come ho riportato nell’edizione di fine anno:
“La nostra Asset Allocation Dinamica chiude con un -2,57% da
inizio 2011. Nello stesso periodo, il nostro benchmark, che è un
portafoglio composto per il 50% da un ETF azionario europeo
(EUE.MI) e 50% obbligazionario a breve europeo (ETF EM35.MI), ha
fatto -8,05%.
Pertanto, abbiamo battuto il nostro benchmark di circa 5,5 punti
percentuali. E questo è l’ennesimo anno che riusciamo e dal
lancio del servizio ad oggi, mentre l’Asset Allocation Dinamica
ha realizzato un +33,80%, il portafoglio benchmark ha fatto -4,56%,
e questo ci da un differenziale di ben 38 punti percentuali.
Per quanto riguarda, invece, il nostro Lazy Portfolio, la sua
performance da inizio anno è pari a -6,35%. Il benchmark del
Lazy Portfolio è l’ETF azionario europeo EUE.MI, che nell’anno
ha fatto -16,95%. Abbiamo totalizzato quindi ben 10 punti di
differenza in questo 2011.
Dal lancio ad oggi, invece, il Lazy Portfolio ha fatto +8,25%,
mentre nello stesso periodo l’ETF Benchmark ha fatto -23,84%.
Anche qui, il divario è notevole. Ben 32 punti di differenza.”
Nel 2012 speriamo di ripetere questi buoni risultati e cercheremo
non solo di battere i benchmark, ma di tornare ad avere anche un
rendimento positivo.
Il 2012 è un anno importante per noi anche per un altro motivo.
Infatti, dopo oltre 5 anni di Trend e Strategie di Investimento,
abbiamo deciso di lanciare un nuovo servizio chiamato
Crescita & Rendimento, che si concentrerà sulle azioni con buon
dividendo e, soprattutto, la capacità di accrescerlo nel tempo.
Il servizio partirà il 19 gennaio e presto apriranno le iscrizioni.
Se siete interessati, continuate a seguirci…
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Un buon investimento contro incertezza e volatilità
Negli ultimi due post ho elencato alcune tipiche
domande di questo periodo e le relative possibili
risposte.
Alla fine, ho anche presentato alcuni pro e contro
di vari tipi di investimento.
Oggi voglio presentare un ulteriore investimento che,
a mio avviso, è uno dei migliori, in questa fase,
per proteggersi dalla crisi e, soprattutto, dalla
volatilità.
Il consiglio è questo:
“Comprate il meglio!”
Azioni (o al limite obbligazioni) di Coca Cola, McDonalds,
Microsoft, Intel, Colgate, Procter & Gamble, Philip
Morris, IBM, Apple, General Mills, ma anche nomi europei
come Bayer, BASF, Nestlè, metto anche l’italiana Luxottica.
Sono solo alcuni nomi.
Molti di queste aziende sono leader di settore ed è questo
che dovete cercare: “Il leader”.
Se ci sarà crisi globale, prima che crollerà il leader dovrà
sparire tutto il settore. Non che sia impossibile, ma molto
improbabile.
Molti di questi nomi (quelli americani, ovviamente) c’erano ai tempi
della Grande Depressione e sopravvissero. Altri hanno comunque retto
bene a periodi molto difficili.
Se anche dovesse esserci il crollo dell’euro, il default dell’Italia,
ecc…, molte di queste aziende sono convinto che resterebbero in piedi.
Ovviamente non sto dicendo che, in questo caso, crescerebbero del 100%.
Anzi, probabilmente perderebbero, ma comunque meno di altri investimenti
alternativi e dovrebbero riprendersi meglio.
Ripeto, società leader, multinazionali, grandi, efficienti, solide.
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Meglio investire in oro o in azioni?
In un portafoglio ben diversificato, azioni ed oro dovrebbero
essere entrambi presenti.
Ma in ottica dinamica, cioè nel decidere se pesare maggiormente l’uno o
l’altro, cos’è meglio scegliere in questo momento?
Guardando le cose in prospettiva storica, nel 1999 le azioni erano reduci da
una sovraperformance enorme rispetto all’oro.
Infatti, nei 20 anni che andavano dal 1979 al 1999, le azioni erano scresciute
del 2.460%, mentre l’oro aveva registrato un -44%.
Allora, la differenza era così alta che preferire l’oro in luogo delle azioni
poteva essere una scelta scontata per un contrarian.
Tutti volevano investire in azioni mentre nessuno guardava l’oro. Prima o poi le
cose dovevano cambiare.
E sono sicuramente cambiate, tanto che nel decennio successivo il risultato è
stato radicalmente diverso. L’oro ha messo a segno 10 anni eccezionali, senza
nemmeno un anno di perdita. Il suo prezzo è passato da 288$ a fine ’99 a dei
massimi oltre i 1800$, con un rialzo quasi del 600%.
Per contro, le azioni hanno vissuto uno dei decenni peggiori.
Dal 31/12/1999 ad oggi, queste sono le performance dei principali mercati
internazionali:
Grecia: -80%
Italia: -57%
Giappone: -39,5%
Francia: -36,8%
Inghilterra: -30,2%
USA: -23%
Come si vede, performance davvero deludenti.
E questo mi porta alla conclusione.
Tutto può ovviamente succedere, ma se dovessi scommettere su dove sarà il
prossimo Bull Market, io dico che è più probabile che sia sulle azioni che non
sull’oro.
Questo non vuol dire che l’oro non possa pagare bene. Io credo anzi che il metallo
giallo abbia ancora molto spazio davanti a se, ma se questo dovesse salire del 100%,
sarebbe (come del resto è già ora) enormemente oltre il record storico.
Viceversa, se il Nasdaq raddoppiasse sarebbe ancora ben sotto i livelli del 1999.
Oro e azioni hanno ora entrambi buoni fondamentali, ma credo che le azioni abbiano
molto più spazio davanti.
Questo non significa che queste partiranno da domani. Forse le azioni debbono ancora
fare il bottom. Ma una volta fatto, lo spazio davanti è davvero notevole e potrebbe
partire un nuovo Bull Market di lungo periodo simile a quello del ’79/99.
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Questo gruppo di azioni continua a far bene
In un recente passato vi avevo parlato di un gruppo di azioni con
business stabile, solido, di grandi dimensioni, che pagano regolarmente
dividendi tendenzialmente sempre in crescita e di come queste azioni
siano davvero degli ottimi investimenti, tra i migliori disponibili
sui mercati.
L’articolo, per la precisione, era questo:
http://www.educazionefinanziaria.com/queste-azioni-possono-dare-buoni-risultati/
Alcune di queste azioni le abbiamo poi inserite anche nel portafoglio del
nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento. E con buoni
risultati.
Anche in quest’ultimo mese, questo genere di azioni ha fatto meglio del
mercato e con minore volatilità.
Ecco come avrebbe performato un portafoglio di questi “dividend growers”
dal 13 agosto a fine settembre:
Pepsi: -2,7%
Kraft: -2,0%
Colgate; +5,5%
Mead Johnson: +8,3%
General Mills: +6,9%
Coca Cola: +0,9%
Altria: +2,4%
Media: +2,8%
S&P500: -4%
Questo gruppo di azioni (preso pressochè a caso, avessimo messo IBM,
J&J, Becton, ecc… avremmo avuto risultati simili) ha quindi fatto meglio
dell’indice.
E, cosa ugualmente importante, se valutassimo la loro volatilità ci
accorgeremo che hanno battuto l’indice con una volatilità circa due volte
inferiore.
Queste azioni hanno quindi due importanti pregi.
Il primo, rendono storicamente bene, meglio della media del mercato.
E secondo, permettono di “dormire bene” la notte, senza troppi patemi.
Il che non è poco di questi tempi.
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