Value Investing

Queste azioni possono dare buoni risultati

Il ribasso a cui abbiamo assistito da luglio ad oggi
è stato davvero notevole ed eccezionale.

Per certi versi, non è stato diverso dal crash del
1987. Allora il crollo si sviluppò in una sola giornata
(sul mercato USA). In seguito, dopo un rimbalzo, proseguì
per qualche tempo, ma sostanzialmente il grosso venne fatto
il 19 ottobre, quando l’indice Dow Jones perse il 22%.

Questa volta, la discesa si è realizzata nell’arco di un
mese (e forse non è ancora finita) ed è stata del 20%
circa per quanto riguarda l’indice S&P500.

Gli indici europei, invece, hanno stornato anche di più,
con discese vicine al 30% ed alcuni anche oltre questa
soglia (ad esempio Piazza Affari).

Cali non certo bassi in un arco di tempo di 1-2 mesi soltanto.

Ma non tutte le azioni, ovviamente, sono scese allo stesso modo.

Mentre l’indice S&P500 è sceso, come detto, del 20%, c’è un
gruppo di azioni che hanno perso molto meno.

E non sto parlando di piccole small cap che magari hanno avuto
nel periodo buone news o un solido insider buying.

Parlo invece di grandi corporations, delle Blue Chip dai nomi
noti e famosi.

Qualche esempio?

Coca Cola, General Mills, Colgate, Kraft, Altria, Pepsico e
molti altri.

La maggior parte di questi nomi hanno un elemento in comune.

Questo elemento è di avere un business incentrato su prodotti
di base poco soggetti a variazioni di domanda consistenti e,
come conseguenza, tutte queste società pagano un dividendo che,
storicamente, aumenta anno dopo anno.

Nella storia, questi business non hanno quasi mai deluso,
offrendo ai loro azionisti performance ben superiori alla media
del mercato.

Nel portafoglio di Trend e Strategie di Investimento abbiamo ben
tre societa’ di questo tipo: due sono recenti aggiunte, l’altra
è una presenza storica del nostro portafoglio.

Credo che investire ora in questo genere di business non dovrebbe
deludere nei prossimi mesi ed anni.

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in un portafoglio capace di apprezzarsi nel tempo in modo da sfruttare
in pieno la “magia dell’interesse composto“. Trend e Strategie di Investimento
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Tenere le posizioni per conseguire i maggiori guadagni

Con la crisi europea che, nonostante tutto, sembra in peggioramento
e gli USA il cui accordo sul debito trovato dal Congresso non sembra
aver soddisfatto i mercati, per molti potrebbe esserci la tentazione
di uscire dai propri investimenti.

La notevole volatilità, poi, porta molti a pensare di poter entrare
ed uscire continuamente dai vari investimenti cercando il timing
migliore. Questa cosa si chiama “swing trading” ed in una fase laterale
si cerca di uscire sulle resistenze ed entrare sui supporti. Poiché da
diverso tempo siamo, più o meno, in fase laterale, in molti ritengono
che questo sia il miglior modo di operare.

A mio avviso, questo approccio non porta molto lontano.

Come ho scritto qualche mese fa, “la maggior parte dei profitti vengono
fatti all’interno del trend primario”.

Entrare ed uscire può andare bene una volta, due, ma poi porta
inevitabilmente a sbagliare timing. La lateralità richiede tempo per
essere individuata e una volta che emerge, potrebbe essere vicina alla
fase di esaurimento, non lasciando agli investitori molti trade disponibili.

Quasi un secolo fa, il grande trader Jessie Livermore diceva: “It was never
my thinking that made the big money for me. It always was my sitting.
Men who can both be right and sit tight are uncommon“.

In altri termini, la maggior parte dei guadagni non vengono fatti ipotizzando
il futuro dei mercati, soprattutto nel breve termine, ma tenendo le proprie
posizioni nel tempo. Non è facile trovare persone capaci di prendere la
giusta posizione sul mercato, ma è ancora più difficile trovare, tra questi,
chi è capace poi di tenere nel tempo questa posizione senza cambiare idea
ogni momento.

Ogni investimento, per produrre i suoi risultati, ha bisogno di tempo.

Uscire troppo presto dalle posizioni finisce, inevitabilmente, per far
perdere una parte importante di questi guadagni.

I due migliori ETF del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
in questo momento, sono lo Ishares MSCI Emerging Markets (+60,40%) e il GBS Gold
Bullion Securities (+92,81%). Entrambi questi investimenti, sono in portafoglio
da diversi anni e sono rimasti in portafoglio nonostante i fisiologici cali
temporanei o le fasi laterali.

Questo ovviamente è ben diverso dal proporre un cieco “Buy and Hold”.
Le posizioni vanno tenute finché non c’è un’evidente inversione del trend di
lungo termine. Fino a che questo non accade, tentare di cogliere i massimi e i
minimi di breve termine è un “gioco” che, a mio avviso, finisce per risultare
perdente.

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E’ difficile battere il mercato

Battere il mercato non è facile. Tra gli investitori istituzionali,
cioè in primis i fondi comuni, solo una ristretta minoranza riesce
e, generalmente, chi si è dimostrato capace di farlo nei 5-10 anni
precedenti, difficilmente riesce a ripetersi nel periodo successivo.

Gli hedge funds, che per diverso tempo sembravano in grado di
battere sistematicamente il mercato grazie all’uso di complesse
strategie, in realtà difficilmente, nel loro complesso, riescono a far
meglio della media.

Per pochi che vi riescono anche sistematicamente, sono moltissimi
quelli che non riescono a sopravvivere.

Relativamente alle newsletter e i servizi di informazioni per investire, poi,
c’è molto meno “accounting” delle performance, quindi spesso si trovano
soggetti che proclamano risultati eccellenti. Tuttavia, i modi di calcolare
questi risultati sono spesso alquanto discutibili e per esperienza posso
concludere dicendo che, non solo in Italia ma in tutto il globo, sono davvero
pochissime le newsletter che effettivamente fanno meglio di un semplice “buy
and hold” sugli indici principali.

Proprio per questo, il nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento, nei
suoi due portafogli, simula un capitale investito effettivo. In questo modo, il
valore dei portafogli non e’ legato a calcoli soggettivi, ma e’ esattamente quanto
si otterrebbe nel mondo reale.

Se, come detto, e’ molto difficile battere il mercato, quale puo’ essere l’utilita’
di un servizio premium come il nostro?

Il punto e’ che in questi anni, Trend e Strategie di Investimento, con entrambi
i portafogli, ha battuto il mercato. La cosa interessante, pero’, è che in questa
newsletter non facciamo “market timing” spinto e non abbiamo l’assillo di battere
il mercato su ogni orizzonte temporale.

Questo e’ stato probabilmente il segreto dei nostri risultati.

Sappiamo di non poter prevedere il futuro, pertanto preferiamo armarci
per proteggerci da esso.

E lo facciamo essenzialmente in due modi.

Il primo è tramite l’asset allocation.

Studi statistici ed accademici, ma anche i risultati delle gestioni reali, parlano
abbastanza chiaro. La maggior parte dei risultati in termini di rischio e rendimento
dipendono da come è combinato il nostro portafoglio a livello di diverse classi
di investimento.

Pertanto, la nostra prima preoccupazione è come allocare il nostro capitale tra le
diverse classi.

Il secondo è il trend following.

La maggior parte dei guadagni, come ho scritto in una recente edizione,
vengono fatti all’interno del trend primario positivo. I trend primari sono quelli
che durano da diversi mesi a molti anni e quando questo trend primario è
positivo noi aumentiamo la nostra allocation sulle azioni, mentre quando è
negativo la riduciamo.

I trend primari che osservo sono sull’azionario (con vari indici), sull’obbligazionario
e sui metalli preziosi, senza dimenticare uno sguardo alle valute.

Fino ad oggi questo mix tra allocazione e trend following ci ha
regalato ottimi risultati.

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Il punto sul mercato azionario

Durante il “Bear Market” del 2008-2009, parlai diverse
volte del tema dei cicli secolari dei mercati azionari, cioe’
dei trend che durano diversi anni, spesso decenni.

Allora scrissi che il mercato era, dagli inizi del 2000, in
una fase di “consolidamento secolare”. Si era cioe’ esaurito
il rialzo del degli anni ’80 e ’90 ed era iniziata una fase
di oscillazione delle quotazioni simile a quella avuta negli
anni ’70.
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Non vendete tutte le vostre azioni

Nelle ultime edizioni abbiamo visto la forza di oro e argento e
le motivazioni che stanno dietro a questa forza.

La conclusione e’ stata quella di mantenere i propri investimenti
su questi metalli preziosi.

Detto questo, comunque, ritengo anche che sia il caso di non
scaricare le proprie azioni per acquistare solo oro e argento.

Attualmente, le potenzialità dei metalli preziosi possono essere maggiori,
ma nel lungo/lunghissimo termine, le azioni si sono sempre dimostrate un
investimento migliore.

Sul mercato americano, negli ultimi 110 anni l’oro e’ salito al tasso del 3,95%
annuo composto. Ma l’indice DJ Industrial, uno dei riferimenti del mercato
generale, si e’ apprezzato del 4,89% annuo composto solo a livello di prezzo.

A questo, si aggiunge un altro 3,2% come dividendi, portando il rendimento
complessivo oltre l’8% (il reinvestimento dei dividendi, poi, ci offrirebbe qualche
altro decimale in piu’).

In altri termini, le azioni sono risultate un investimento migliore. E questo non
e’ strano.

Oro e argento ci proteggono dall’inflazione, cioe’ dalla cattiva gestione della
moneta da parte delle banche centrali. Le azioni, quali asset reali, ugualmente
ci dovrebbero proteggere dall’inflazione. In piu’, esse dovrebbero anche darci
un rendimento reale positivo a seguito del miglioramento dell’efficienza nei
processi di produzione e distribuzione e della crescita generale della produzione.

E’ quindi logico e giusto che le azioni diano rendimenti maggiori. Quello che a
volte finisce per “mangiare” la crescita reale sono le valutazioni eccessive. Se si
ha l’accortezza di restare fuori (o poco esposti) nei periodi di alte valutazioni, le
azioni dovrebbero garantire un rendimento migliore.

In questo momento, le valutazioni sono in linea, se non addirittura leggermente
sotto, la media storica, quindi a mio avviso le azioni restano un buon investimento
che non deve essere sacrificato per puntare tutto sui metalli preziosi.

Una buona distribuzione dei propri capitali tra azioni e metalli preziosi e’ la cosa
giusta. Essere investiti in azioni, in questo momento, non e’ secondo me un errore,
sempre nell’ottica di un’asset allocation adeguata alle proprie caratteristiche
psicologiche.

Il comparto che a mio avviso, invece, e’ sopravvalutato, è quello obbligazionario.

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L’argento e’ salito troppo?

L’argento è molto forte ormai da mesi, quindi la sua rottura dei massimi,
per certi versi, potrebbe anche far poca notizia.

Molto interessante, invece, la forza dell’oro, che ha rotto massimi che,
sostanzialmente, resistevano da novembre 2010.

Siamo in bolla?

Domanda che si sente da tempo.

Beh, vediamo la situazione sull’argento.
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E’ rischioso investire sul Giappone?

Puo’ avere senso investire sul Giappone in questo momento?

Con tutti i danni che ha fatto il terremoto, le relative ripercussioni
per l’economia nipponica e le conseguenze del problema nucleare, non
e’ forse rischioso?

Domande che sicuramente si saranno fatti in molti. Il Giappone presenta
caratteri di sicura rischiosità.

Ma concretamente, quanto e’ rischioso il Giappone?
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