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Tenere le posizioni per conseguire i maggiori guadagni
Con la crisi europea che, nonostante tutto, sembra in peggioramento
e gli USA il cui accordo sul debito trovato dal Congresso non sembra
aver soddisfatto i mercati, per molti potrebbe esserci la tentazione
di uscire dai propri investimenti.
La notevole volatilità, poi, porta molti a pensare di poter entrare
ed uscire continuamente dai vari investimenti cercando il timing
migliore. Questa cosa si chiama “swing trading” ed in una fase laterale
si cerca di uscire sulle resistenze ed entrare sui supporti. Poiché da
diverso tempo siamo, più o meno, in fase laterale, in molti ritengono
che questo sia il miglior modo di operare.
A mio avviso, questo approccio non porta molto lontano.
Come ho scritto qualche mese fa, “la maggior parte dei profitti vengono
fatti all’interno del trend primario”.
Entrare ed uscire può andare bene una volta, due, ma poi porta
inevitabilmente a sbagliare timing. La lateralità richiede tempo per
essere individuata e una volta che emerge, potrebbe essere vicina alla
fase di esaurimento, non lasciando agli investitori molti trade disponibili.
Quasi un secolo fa, il grande trader Jessie Livermore diceva: “It was never
my thinking that made the big money for me. It always was my sitting.
Men who can both be right and sit tight are uncommon“.
In altri termini, la maggior parte dei guadagni non vengono fatti ipotizzando
il futuro dei mercati, soprattutto nel breve termine, ma tenendo le proprie
posizioni nel tempo. Non è facile trovare persone capaci di prendere la
giusta posizione sul mercato, ma è ancora più difficile trovare, tra questi,
chi è capace poi di tenere nel tempo questa posizione senza cambiare idea
ogni momento.
Ogni investimento, per produrre i suoi risultati, ha bisogno di tempo.
Uscire troppo presto dalle posizioni finisce, inevitabilmente, per far
perdere una parte importante di questi guadagni.
I due migliori ETF del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
in questo momento, sono lo Ishares MSCI Emerging Markets (+60,40%) e il GBS Gold
Bullion Securities (+92,81%). Entrambi questi investimenti, sono in portafoglio
da diversi anni e sono rimasti in portafoglio nonostante i fisiologici cali
temporanei o le fasi laterali.
Questo ovviamente è ben diverso dal proporre un cieco “Buy and Hold”.
Le posizioni vanno tenute finché non c’è un’evidente inversione del trend di
lungo termine. Fino a che questo non accade, tentare di cogliere i massimi e i
minimi di breve termine è un “gioco” che, a mio avviso, finisce per risultare
perdente.
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Blog Economy Day

Con buona probabilita’ il 20 novembre partecipero’ al Blog Economy Day,
un evento che si terra’ ad Acqui Terme e raggruppera’ alcuni tra i migliori
blogger italiani in materia di economia e finanza. Tra l’altro, dovrebbe essere
prevista la presenza di Oscar Giannino ed altri giornalisti economici.
L’evento prevede anche una copertura in streaming e dovrebbero
esserci interventi dagli Stati Uniti anche di importanti blogger
d’Oltreoceano.
Qualora qualcuno di voi lettori dovesse partecipare all’evento, saro’
particolarmente contento di incontrarvi.
Per i dettagli, i contenuti e i temi dell’incontro, visitate il sito
dell’evento: http://blogeconomyday.altervista.org/?p=1
Il meglio del 2009 (Parte Seconda)
Continuiamo con la seconda ed ultima parte del meglio
del 2009.
Buona lettura.
03/07/09 – Come funzionano gli ETF a leva
Un articolo interessante sul vero funzionamento degli
ETF a leva. Uno strumento che sempre più investitori
usano per sfruttare l’effetto leva, ma che pochi comprendono
e questo poi porta ad errori nel loro utilizzo.
17/07/2009 – Non tutti gli emergenti sono uguali – parte 1 – parte 2
Due articoli che fanno il punto sui mercati emergenti, probabilmente
il più importante ed interessante tema di investimento del decennio
appena trascorso ed uno dei più interessanti del decennio appena
iniziato.
11/09/2009 – Non si investe guardando l’economia, ma
seguendo la giusta strategia
Perché chi investe guradando l’andamento e i dati dell’economia
generale è destinato a non ottenere grandi risultati.
17/09/2009 – Oro oltre quota 1000$
Dopo diversi tentativi, l’oro supera definitivamente il
muro dei 1000$ l’oncia.
5/10/2009: Anno 2008: la fine del Buy and Hold. Oppure no?
Il punto su una delle strategie più “promosse” ma anche più criticate
dopo uno dei peggiori Bear Market della storia.
20/10/2009: Indicizzazione vs. Gestione attiva
Meglio un portafoglio indicizzato tramite l’uso di ETF su
indici oppure una gestione attiva dello stesso tramite selezione
dei migliori titoli?
28/12/2009: Quanto sono efficienti i mercati?
Ancora sul tema dell’efficienza dei mercati e sulla possibilità
di fare meglio dell’indice.
Il meglio del 2009 (Parte Prima)
Il 2009 è stato un anno sicuramente interessante. In questo
penultimo giorno dell’anno, riassumiamo alcuni dei post
più interessanti dell’anno. Molti, nonostante siano passati
diversi mesi, sono ancora attuali e meritevoli di rilettura.
Poiché ce ne sono molti, li riepilogheremo in questo post
e in un altro la prossima settimana.
Buona lettura.
23/01/09 – La forza dell’oro non è più nella debolezza del dollaro
Per molto tempo, la buona performance dell’oro è stata legata
alla debolezza del dollaro. Ma nell’ultimo anno, è aumentata
sempre di più anche la forza contro le altre valute.
28/04/09 – Inflazione o deflazione?
Nel corso del 2009, si sono alternate diverse posizioni su
questo tema. Vinceranno le spinte inflattive, alimentate dalla
notevole espansione della liquidità, oppure predominerà la
deflazione in stile giapponese?
22/05/09 – Se non sarà un’altra Grande Depressione, allora
l’azionario dovrebbe darci buone soddisfazioni
Con il Bear Market che stava via via ritirandosi, si poteva
iniziare ad investire con maggior tranquillità e sicurezza e
viste le quotazioni interessanti, i rendimenti ottenibili nel
medio-lungo termine potevano essere (e possono essere)
veramente interessanti.
28/05/09 – I titoli di stato saranno il prossimo problema
I rischi futuri su questa classe di investimento dopo che i
tassi sono arrivati ad un livello molto basso.
23/06/09 – Una prospettiva di lunghissimo termine
L’analisi dei cicli secolari e in che parte del ciclo ci
troviamo.
Inflazione o deflazione?
Un tema che, da quando è iniziata questa crisi,
si ripropone spesso è il seguente: “Cosa ci
aspetterà prossimamente, una sorta di deflazione
che accompagnerà una “soft depression” come
quella che ha sperimentato, praticamente quasi
senza sosta, il Giappone a partire dagli anni ’80,
oppure avremo davanti anni di inflazione sostenuta?
Entrambi le visioni hanno la loro ragione di essere
e diversi analisti, economisti e blogger macroeconomici e
finanziari (la cui qualità è spesso superiore alle
opinioni degli addetti ai lavori) sono piuttosto divisi
sull’argomento.
Anche nel nostro paese, due blog che vanno per
la maggiore e che seguo spesso sono divisi sulla
questione.
Icebergfinanza di Mazzalai vede più probabile
una deflazione in stile giapponese. Mercato Libero
invece si aspetta inflazione.
Un altro sito che spesso ha anticipato gli eventi
ormai dai primi anni 2000, Usemlab, prevede
ugualmente inflazione.
Coloro che prevedono una deflazione si immaginano
una replica di quanto è avvenuto in Giappone dopo
l’esplosione della bolla borsistica ed immobiliare.
La progressiva distruzione degli aggregati monetari
dopo la bolla ha generato una moderata deflazione
dei prezzi nel Paese del Sol Levante e una crescita
economica praticamente asfittica. Tutti gli interventi
della Banca Centrale giapponese per stimolare la
ripresa economica e spezzare la spirale “bassa
crescita + deflazione dei prezzi” non hanno sortito
grandi effetti.
Chi, invece, si aspetta inflazione, prevede che prima
o poi lo stimolo monetario delle Banche Centrali (e della
FED in particolare) inizi ad entrare in circolo nell’economia
reale, favorendo la ripresa della crescita economica e
dei prezzi (dei beni e degli asset).
Personalmente, sposo la seconda ipotesi, anche se la
prima ha assolutamente la sua dignità e non è affatto
remota, tanto che dovremo comunque seguire bene
l’evolversi della situazione.
Ci sono alcuni motivi per cui la seconda ipotesi mi
sembra più plausibile.
In primo luogo, non è immediato paragonare un singolo
paese di qualche centinaia di milioni di abitanti con
l’intera economia mondiale. L’espansione monetaria
attuata in Giappone si è, in parte, diretta all’estero per
finanziare operazioni speculative. Lo Yen è stata la
valuta di indebitamento di base per alimentare il carry
trade ed altre operazioni speculative. L’espansione monetaria
coordinata delle varie Banche Centrali mondiali, invece, in
qualche modo deve riversarsi nell’economia e/o negli
investimenti finanziari.
Consideriamo inoltre la fondamentale differenza tra il
Giappone e molti altri paesi occidentali (USA in primis,
ma anche diversi paesi dell’Europa). Il Giappone come
paese è un creditore netto verso l’estero (non a caso
detiene una grande quantità di titoli del tesoro americano),
è un grande esportatore e la sua popolazione è
poco indebitata e detiene invece una grossa quantità
di risparmio. In questa situazione, una deflazione
moderata non compromette eccessivamente lo standard
di vita del paese.
Il caso del mondo occidentale è ben diverso. Qui, molti paesi
sono debitori netti, sono importatori e i cittadini sono molto
indebitati. In paesi che, come l’Italia, hanno un’elevata
patrimonializzazione dei privati, è lo stato ad essere molto
indebitato. Nel mondo occidentale, l’inflazione è fondamentale
per rendere più sostenibile il debito (pubblico o privato). Una
deflazione potrebbe essere benvenuta per il lungo
periodo (chi non vorrebbe prezzi moderatamente in discesa),
ma nell’immediato avrebbe effetti devastanti e per alcuni
paesi potrebbe essere insostenibile.
Faccio onestamente fatica a pensare alle conseguenze
della deflazione in USA, dove il cittadino medio è pieno
di debiti. E in Italia, dove per il privato una deflazione
non sarebbe da buttare, essa avrebbe effetti devastanti
nelle finanze pubbliche e in molte imprese private basate
sul debito.
In altri termini, nel mondo occidentale la deflazione è un
nemico per il gruppo dirigente e nessun politico o
governatore di Banca Centrale accetterebbe la deflazione
senza battere ciglio. Un conto è avere l’obiettivo di un’inflazione
moderata al 2% (che non è deflazione, perché in 10 anni si porta
via il 20% del potere d’acquisto), un conto è accettare la
deflazione. Non a caso, anche nei giorni peggiori di questa crisi
abbiamo solo visto il rallentamento dell’inflazione, ma di
deflazione non abbiamo avuto traccia.
Nel mondo occidentale, ormai dalla Grande Depressione
il fenomeno deflattivo è praticamente sconosciuto. E
teniamo presente che allora eravamo in Gold Standard.
Da quando è venuto meno il Gold Standard, la deflazione
dei prezzi ha cessato di esistere. Ovviamente, nulla esclude
che questa volta sia diverso, ma personalmente ritengo
più saggio iniziare a prepararsi alla ripresa dell’inflazione
piuttosto che ad uno scenario di persistente deflazione.
Prevedibile ed Inevitabile
Stiamo vivendo una delle crisi finanziarie
peggiori della storia. Abbiamo avuto
fallimenti bancari, necessità di forte intervento
delle banche centrali che stanno garantendo
liquidità al sistema finanziario, sicuramente
ci saranno forti inteventi statali e nel 2009,
con buona probabilità, l’economia reale
sconterà un anno difficile.
Le motivazioni della crisi si “sprecano”,
ognuno tra economisti e giornalisti economici
ha la sua spiegazione delle cause della crisi
e la sua ricetta.
Personalmente, devo dire che nessuna di queste
spiegazioni mi sembra molto convincente, a
parte qualche eccezione.
Il sito www.usemlab.com sta realizzando
un libro che comprenderà i numerosi
articoli pubblicati sul sito negli ultimi
sette anni (probabilmente riorganizzati ed
ampliati), i quali permetteranno di avere
un quadro di analisi e di riferimento che
aiuterà notevolmente la comprensione
delle cause di questa crisi. Usemlab è stato
uno dei primi siti a porre l’attenzione sull’espansione
monetaria e le sue disastrose conseguenze
già dai primi anni 2000 e sicuramente questo
testo, che nelle intenzioni dovrebbe essere
abbastanza godibile e di facile lettura, aiuterà
a farsi un’idea più chiara di quello che sta
accadendo.
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A partire da lunedì inizieremo la pubblicazione dei nuovi articoli. Pubblicheremo tra i tre e i cinque articoli per settimana.
Per ciò che riguarda gli articoli già pubblicati e presenti nel vecchio sito, stiamo completando il reinserimento. Abbiamo già reinserito oltre il 50% di tutto il materiale pubblicato. Nel corso del prossimo mese completeremo il processo.
Ci risentiamo quindi lunedì per i nuovi articoli.