Psicologia del Mercato
Il punto sul sentiment
Come ho scritto in un posto di qualche settimana fa, nonostante
in questo momento il trend (di lungo termine) sugli indici piu’
importanti resti positivo, ci sono diversi segnali che forse siamo
vicini ad un “top”.
Siamo in una situazione di estrema incertezza e non e’ facile
capire e decidere se il rialzo e’ terminato o se, invece, le
attuali discese sono solo delle momentanee correzioni.
In questa situazione di incertezza, devo dire che sarei molto più
deciso verso l’inversione al ribasso se avessimo un sentiment molto
più positivo.
Invece, in questa fase il sentiment è piuttosto negativo.
Ad esempio, l’AAII (American Association of Individual Investor)
sono negativi come mai lo sono stati in questo 2011. In questo momento,
solo il 25% circa degli investitori sono positivi. Quando nel 2009 (2 volte) e
2010 (altre 2 volte) il livello è stato così basso, nei 2-3 mesi successivi c’è
stato un forte rialzo dei mercati.
Ancora, tra i “newsletter writers” americani, la percentuale di chi si
aspetta una correzione di breve periodo è addirittura ai massimi degli
ultimi 25 anni.
Infine, anche il livello di confidenza degli “investor managers” è diminuito
quasi ai minimi degli ultimi 5 anni.
Considerando il tutto, vediamo un sentiment piuttosto negativo sui mercati.
E in genere, il sentiment negativo è un indicatore contrarian, cioè anticipatore
di un rialzo, non di un ribasso.
Dal sentiment, non riusciamo, in questo momento, ad avere chiari segnali.
Infatti, data la situazione ci si aspetterebbe un prossimo rialzo, il che
contrasta un po’ con l’analisi del trend che, appunto, segnalerebbe in
questo momento l’approssimarsi di un “top”.
Probabilmente, in questa fase e’ meglio non muovere troppo il proprio
portafoglio, aspettando di avere una situazione piu’ chiara.
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Quando inizieranno i rialzi dei tassi della FED?
Attualmente, molte banche centrali al mondo hanno iniziato ad
alzare i tassi dopo che questi erano stati portati ai minimi durante
la crisi del 2008.
Persino la BCE, dove molti paesi dell’area hanno una crescita
molto bassa e, anzi, rischiano una prossima recessione (non
ultima l’Italia), ha fatto un rialzo negli ultimi mesi.
L’unica (insieme al Bank of Japan, per ovvi motivi) delle grandi
banche centrali che non ha seguito questa linea è la FED, che
ancora continua a tenere i tassi prossimi allo zero e non sembra
intenzionata a rialzarli.
Il fatto che la FED inizi, eventualmente, ad aumentare i tassi nei
prossimi mesi è molto importante.
Infatti, storicamente, nonostante quanto si possa pensare, quando
la FED alza i tassi i mercati azionari reagiscono molto bene.
Negli ultimi 20 anni, le fasi di aumento dei tassi sono state accompagnate
da performance positive del mercato azionario.
Nel corso degli anni ’90, il grande Bull Market dal 1994 al 2000 ha
visto i tassi della FED salire molto in prima battuta per poi stabilizzarsi.
Allo stesso modo, il mercato Toro del 2003-2007 è stato accompagnato
da tassi in rialzo da parte della FED.
Il motivo è molto semplice.
Nei periodi di ribasso dei mercati, che generalmente anticipano un
po’ le fasi di recessione, la FED taglia il costo del denaro nel tentativo
di dare nuova linfa all’economia e sostenere i mercati con l’espansione
della liquidità.
Quando, invece, la FED smette di abbassare il costo del denaro, allora
dà al mondo il segnale che il peggio è passato e questa cosa è molto
apprezzata dai mercati che, quindi, reagiscono molto bene.
Il tutto finché la FED non esagera con i rialzi, data la struttura dell’economia.
A quel punto, con i tassi a breve troppo alti rispetto ai rendimenti dei
progetti di investimento intrapresi, molti di questi ultimi iniziano a
fallire, con conseguente nuova fase di recessione e nuovo ciclo di ribasso
dei tassi.
Pertanto, se la FED inizierà a rialzare i tassi, la cosa potrebbe essere
vista positivamente e potrebbe segnalare che il mercato azionario ha
ancora davanti a se un periodo positivo.
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Il punto sul mercato azionario
Durante il “Bear Market” del 2008-2009, parlai diverse
volte del tema dei cicli secolari dei mercati azionari, cioe’
dei trend che durano diversi anni, spesso decenni.
Allora scrissi che il mercato era, dagli inizi del 2000, in
una fase di “consolidamento secolare”. Si era cioe’ esaurito
il rialzo del degli anni ’80 e ’90 ed era iniziata una fase
di oscillazione delle quotazioni simile a quella avuta negli
anni ’70.
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Come gestire gli investimenti più volatili
La recente correzione sull’argento mi offre lo spunto per
scrivere un breve post sul tema della gestione delle posizioni,
in particolare per quanto riguarda gli investimenti più volatili.
All’interno del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
infatti, avevamo una posizione sul “metallo bianco” che e’ stata chiusa,
con buon profitto (+33% in pochi mesi), proprio a seguito del rispetto
di una regola di gestione.
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E’ rischioso investire sul Giappone?
Puo’ avere senso investire sul Giappone in questo momento?
Con tutti i danni che ha fatto il terremoto, le relative ripercussioni
per l’economia nipponica e le conseguenze del problema nucleare, non
e’ forse rischioso?
Domande che sicuramente si saranno fatti in molti. Il Giappone presenta
caratteri di sicura rischiosità.
Ma concretamente, quanto e’ rischioso il Giappone?
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Preoccupati del timing?
Molti investitori sembrano dedicare molto tempo al timing dei
mercati e, in ogni caso, il timing sembra essere una preoccupazione
di molti.
I mercati scendono e la domanda e’: “Puo’ essere un buon momento
per comprare, o i mercati scenderanno ancora?”
Viceversa, i mercati salgono e la domanda diventa: “Ha ancora
senso comprare a questi prezzi, dopo una salita cosi’ robusta?
Avrei dovuto comprare due settimane fa, ormai ho perso
questa occasione”.
Anche l’industria finanziaria si adegua a questa focalizzazione
sul timing con banche, SIM, societa’ di analisi, siti internet, analisti,
ecc… che forniscono consigli di Borsa incentrati sul timing.
La conseguenza e’ che, come dicevo, per gran parte del tempo
si pensa al timing.
A mio avviso, gran parte di questo tempo e’ sostanzialmente sprecato.
Sono circa 15 anni che seguo i mercati e ho studiato la storia degli
stessi degli ultimi 70-80 anni. Devo dire che non ho trovato mai
nessuno capace di prevedere i mercati con costanza.
Ho sottolineato “con costanza” perche’ questa e’ la cosa importante.
Ci sono stati centinaia di analisti ed operatori che hanno individuato
questo o quel rialzo o ribasso. Ma molti, poi, convinti delle proprie
capacita’ di analisi, si sono cimentati in altre previsioni che, regolarmente,
si sono rivelate sbagliate.
Ad oggi, forse uno dei piu’ grandi “market timer” e’ stato probabilmente
Warren Buffett, che si e’ esposto circa tre o quattro volte nella sua
carriera.
Disse che non riusciva a trovare piu’ azioni con grande valore
rispetto al prezzo sul finire degli anni ’60 (arrivando a rimborsare ai
sottoscrittori le quote della partnership che gestiva) e, infatti, ci fu
un forte Bear Market nei primi anni ’70. Disse invece che le azioni erano
estremamente economiche dopo il ribasso del 1974 e inizio’ a comprare.
Era abbastanza fiducioso anche dopo lo storno del 1987. Al contrario,
divenne molto preoccupato dei valori azionari sul finire degli anni ’90.
Infine, a fine ottobre 2008, disse che stava assistendo, probabilmente, ad
una “lifetime opportunity” sull’azionario.
Come si vede, Buffett si e’ cimentato sempre su cicli di lungho/lunghissimo
termine e senza l’assillo di vedere le sue previsioni confermate nell’arco
di qualche mese. Il piu’ delle volte ci ha preso.
Personalmente, è quanto consiglio anche io di fare. Per mia esperienza,
il day trading e comunque l’operativita’ di breve/brevissimo termine non
paga.
Molto meglio, invece, concentrarsi sul medio/lungo periodo analizzando
il trend generale e le valutazioni. Il che non garantisce il successo, ma
evita sicuramente i risultati generalmente scadenti del market timing di
breve termine.
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L’Investimento Perfetto
Il mio amico Giacomo Saver ha ultimato l’e-book “L’Investimento
Perfetto”.
Nell’e-book potrai trovare consigli e suggerimenti per gestire
al meglio il tuo portafoglio con un sistema statisticamente provato
ed evitare i tipici errori che si commettono sui mercati finanziari.
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Buone e cattive notizie
Sicuramente negli ultimi tempi non sono mancate le notizie
negative.
Le difficolta’ dei paesi europei, le crisi in Medio Oriente e, ovviamente,
il terremoto veramente devastante in Giappone e il conseguente pericolo
nucleare.
E se tutto questo non fosse bastato, sono anche arrivati gli attacchi
alla Libia ed il conseguente notevole aumento del prezzo del greggio.
I piu’, sicuramente, hanno percezione di una situazione generale
tutt’altro che rosea. E per certi versi e’ cosi’.
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