Psicologia del Mercato
La crisi è grave, ma il mondo non finirà
Nei mesi di luglio e agosto, a seguito dei veri e
propri crolli dei mercati, sono molti gli analisti
che ipotizzano scenari apocalittici.
Del resto, le news sono tali che aspettative negative
sono ampiamente comprensibili.
Tuttavia, vorrei far presente quanto scritto da Buffett
nella sua ultima lettera del febbraio 2011:
“Il denaro si muove dove ci sono opportunità e in America
ci sono molte opportunità. I commentatori oggi parlano
di “grande incertezza”, ma in passato non è certo stato
diverso. Nel 1941, nell’ottobre del 1987, ecc…
Non importa quanto il mondo sia tranquillo in un certo
momento, il futuro è sempre incerto. Durante la mia
carriera, i politici ed i commentatori hanno sempre
avvisato dell’imminente catastrofe, ma nonostante
questo oggi viviamo 6 volte meglio di quando sono nato.
Il potenziale umano è ben lontano dall’essere esaurito.
Così come nel passato, anche oggi i giorni migliori
dell’America non sono andati, ma sono davanti a noi.”
Parole eccessivamente ottimiste, forse, ma è innegabile
che abbiano un fondo di verità.
Il ragionamento di Buffett non è errato e quanto dice
per l’America credo possa valere quantomento per
l’intero Occidente.
I rischi sono sempre presenti, ma anche il potenziale
umano è vivo e vegeto e non smetterà certo di creare,
inventare, costruire.
Molti in questo periodo si stanno difendendo dall’incertezza
comprando titoli obbligazionari e di stato.
Ma la crisi dei debiti sovrani ha mostrato che anche i
titoli di stato ritenuti “free risk” non sono poi così
free risk.
Comprare obbligazioni va bene nei limiti in cui queste
siano parte del proprio portafoglio diversificato nella
misura stabilita dalla propria asset allocation.
Ma aumentare ora la quota di obbligazioni nella propria
asset allocation solo perchè si ha paura lo ritengo
sbagliato, anche perché molti titoli di stato sono a mio
avviso addirittura in bolla (in particolare quelli USA e
tedeschi).
Per contro, ci sono azioni stabili, con business solido
e provato, che hanno rendimenti da dividendi persino
superiori a quelle dei titoli di stato, cosa che negli
ultimi 25-30 anni è accaduta molto raramente.
In questo stato di cose, credo sia buona cosa approfittare
degli storni e dei cali dei mercati per costruire la
propria posizione azionaria.
Ovviamente, non tutte le azioni reggeranno bene se ci sarà
una nuova recessione o, peggio, un drastico cambiamento nel
sistema occidentale. Migliaia, forse persino milioni di
business falliranno
Ma credo anche che le corporations grandi, diversificate
geograficamente, solide finanziariamente e che pagano bene
i propri azionisti saranno ancora qui tra 20, 30, 50 anni
e anzi potrebbero addirittura approfittare della crisi per
aumentare il loro divario con la concorrenza.
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condizione di mercato e con bassa volatilita’ - un servizio orientato al medio-lungo termine. No day-trading
che spesso si rivela un disastro - alert per ogni operazione di acquisto o vendita
La strada per la sicurezza finanziaria richiede di risparmiare ed investire
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Queste azioni possono dare buoni risultati
Il ribasso a cui abbiamo assistito da luglio ad oggi
è stato davvero notevole ed eccezionale.
Per certi versi, non è stato diverso dal crash del
1987. Allora il crollo si sviluppò in una sola giornata
(sul mercato USA). In seguito, dopo un rimbalzo, proseguì
per qualche tempo, ma sostanzialmente il grosso venne fatto
il 19 ottobre, quando l’indice Dow Jones perse il 22%.
Questa volta, la discesa si è realizzata nell’arco di un
mese (e forse non è ancora finita) ed è stata del 20%
circa per quanto riguarda l’indice S&P500.
Gli indici europei, invece, hanno stornato anche di più,
con discese vicine al 30% ed alcuni anche oltre questa
soglia (ad esempio Piazza Affari).
Cali non certo bassi in un arco di tempo di 1-2 mesi soltanto.
Ma non tutte le azioni, ovviamente, sono scese allo stesso modo.
Mentre l’indice S&P500 è sceso, come detto, del 20%, c’è un
gruppo di azioni che hanno perso molto meno.
E non sto parlando di piccole small cap che magari hanno avuto
nel periodo buone news o un solido insider buying.
Parlo invece di grandi corporations, delle Blue Chip dai nomi
noti e famosi.
Qualche esempio?
Coca Cola, General Mills, Colgate, Kraft, Altria, Pepsico e
molti altri.
La maggior parte di questi nomi hanno un elemento in comune.
Questo elemento è di avere un business incentrato su prodotti
di base poco soggetti a variazioni di domanda consistenti e,
come conseguenza, tutte queste società pagano un dividendo che,
storicamente, aumenta anno dopo anno.
Nella storia, questi business non hanno quasi mai deluso,
offrendo ai loro azionisti performance ben superiori alla media
del mercato.
Nel portafoglio di Trend e Strategie di Investimento abbiamo ben
tre societa’ di questo tipo: due sono recenti aggiunte, l’altra
è una presenza storica del nostro portafoglio.
Credo che investire ora in questo genere di business non dovrebbe
deludere nei prossimi mesi ed anni.
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Tenere le posizioni per conseguire i maggiori guadagni
Con la crisi europea che, nonostante tutto, sembra in peggioramento
e gli USA il cui accordo sul debito trovato dal Congresso non sembra
aver soddisfatto i mercati, per molti potrebbe esserci la tentazione
di uscire dai propri investimenti.
La notevole volatilità, poi, porta molti a pensare di poter entrare
ed uscire continuamente dai vari investimenti cercando il timing
migliore. Questa cosa si chiama “swing trading” ed in una fase laterale
si cerca di uscire sulle resistenze ed entrare sui supporti. Poiché da
diverso tempo siamo, più o meno, in fase laterale, in molti ritengono
che questo sia il miglior modo di operare.
A mio avviso, questo approccio non porta molto lontano.
Come ho scritto qualche mese fa, “la maggior parte dei profitti vengono
fatti all’interno del trend primario”.
Entrare ed uscire può andare bene una volta, due, ma poi porta
inevitabilmente a sbagliare timing. La lateralità richiede tempo per
essere individuata e una volta che emerge, potrebbe essere vicina alla
fase di esaurimento, non lasciando agli investitori molti trade disponibili.
Quasi un secolo fa, il grande trader Jessie Livermore diceva: “It was never
my thinking that made the big money for me. It always was my sitting.
Men who can both be right and sit tight are uncommon“.
In altri termini, la maggior parte dei guadagni non vengono fatti ipotizzando
il futuro dei mercati, soprattutto nel breve termine, ma tenendo le proprie
posizioni nel tempo. Non è facile trovare persone capaci di prendere la
giusta posizione sul mercato, ma è ancora più difficile trovare, tra questi,
chi è capace poi di tenere nel tempo questa posizione senza cambiare idea
ogni momento.
Ogni investimento, per produrre i suoi risultati, ha bisogno di tempo.
Uscire troppo presto dalle posizioni finisce, inevitabilmente, per far
perdere una parte importante di questi guadagni.
I due migliori ETF del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
in questo momento, sono lo Ishares MSCI Emerging Markets (+60,40%) e il GBS Gold
Bullion Securities (+92,81%). Entrambi questi investimenti, sono in portafoglio
da diversi anni e sono rimasti in portafoglio nonostante i fisiologici cali
temporanei o le fasi laterali.
Questo ovviamente è ben diverso dal proporre un cieco “Buy and Hold”.
Le posizioni vanno tenute finché non c’è un’evidente inversione del trend di
lungo termine. Fino a che questo non accade, tentare di cogliere i massimi e i
minimi di breve termine è un “gioco” che, a mio avviso, finisce per risultare
perdente.
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Uno dei migliori mercati degli ultimi anni
Molti lettori potrebbero pensare a qualche mercato
emergente o a qualche paese maturo ma comunque
di dimensione ridotta.
Ora, sicuramente negli ultimi anni c’è qualche emergente
o qualche signolo paese maturo che ha messo a segno,
singolarmente, delle performance magari stellari.
Ma quando pensiamo a paesi di una certa consistenza,
può sorprendere, ma uno dei migliori paesi è stata
l’America.
Nonostante tutti i suoi problemi quali declino del
dollaro, budget in deficit, problemi a livello locale
e quant’altro, le azioni USA hanno messo a segno
una performance che pochi altri paesi o aree
sono riusciti a replicare.
Negli ultimi 2 anni, lo “Spider”, nome comune con
cui nella Borsa USA è denominato l’ETF sull’ S&P500
gestito da State Street Global Advisors, l’ETF
probabilmente più liquido e scambiato al mondo,
ha guadagnato oltre il 50%.
Nello stesso periodo, l’ETF sulla Cina ha realizzato
solo un +15%, quello sull’Europa +40% e solo
il paniere replicato dall’Ishares _MSCI Emerging Markets
ha raggiunto un risultato simile.
In pratica, gli USA hanno fatto meglio dei mercati
emergenti e di paesi come la Cina che sono viste come
le nuove potenze di domani.
Complessivamente, gli USA, misurati dall’intero mercato
(quindi non l’S&P500, ma lo Wilshire 5000) sono:
- a +115% dai minimi di marzo 2009
- a +2,7% dalla chiusura di dicembre 2007, anno prima
della crisi
- a soli 3,3 punti percentuali dallo “all time high” di
ottobre 2007.
Non male per un paese che, già oggi, ha la maggiore
capitalizzazione del mondo.
Anche se, tra le grandi Borse, ce ne è una che
ha fatto meglio…
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E’ difficile battere il mercato
Battere il mercato non è facile. Tra gli investitori istituzionali,
cioè in primis i fondi comuni, solo una ristretta minoranza riesce
e, generalmente, chi si è dimostrato capace di farlo nei 5-10 anni
precedenti, difficilmente riesce a ripetersi nel periodo successivo.
Gli hedge funds, che per diverso tempo sembravano in grado di
battere sistematicamente il mercato grazie all’uso di complesse
strategie, in realtà difficilmente, nel loro complesso, riescono a far
meglio della media.
Per pochi che vi riescono anche sistematicamente, sono moltissimi
quelli che non riescono a sopravvivere.
Relativamente alle newsletter e i servizi di informazioni per investire, poi,
c’è molto meno “accounting” delle performance, quindi spesso si trovano
soggetti che proclamano risultati eccellenti. Tuttavia, i modi di calcolare
questi risultati sono spesso alquanto discutibili e per esperienza posso
concludere dicendo che, non solo in Italia ma in tutto il globo, sono davvero
pochissime le newsletter che effettivamente fanno meglio di un semplice “buy
and hold” sugli indici principali.
Proprio per questo, il nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento, nei
suoi due portafogli, simula un capitale investito effettivo. In questo modo, il
valore dei portafogli non e’ legato a calcoli soggettivi, ma e’ esattamente quanto
si otterrebbe nel mondo reale.
Se, come detto, e’ molto difficile battere il mercato, quale puo’ essere l’utilita’
di un servizio premium come il nostro?
Il punto e’ che in questi anni, Trend e Strategie di Investimento, con entrambi
i portafogli, ha battuto il mercato. La cosa interessante, pero’, è che in questa
newsletter non facciamo “market timing” spinto e non abbiamo l’assillo di battere
il mercato su ogni orizzonte temporale.
Questo e’ stato probabilmente il segreto dei nostri risultati.
Sappiamo di non poter prevedere il futuro, pertanto preferiamo armarci
per proteggerci da esso.
E lo facciamo essenzialmente in due modi.
Il primo è tramite l’asset allocation.
Studi statistici ed accademici, ma anche i risultati delle gestioni reali, parlano
abbastanza chiaro. La maggior parte dei risultati in termini di rischio e rendimento
dipendono da come è combinato il nostro portafoglio a livello di diverse classi
di investimento.
Pertanto, la nostra prima preoccupazione è come allocare il nostro capitale tra le
diverse classi.
Il secondo è il trend following.
La maggior parte dei guadagni, come ho scritto in una recente edizione,
vengono fatti all’interno del trend primario positivo. I trend primari sono quelli
che durano da diversi mesi a molti anni e quando questo trend primario è
positivo noi aumentiamo la nostra allocation sulle azioni, mentre quando è
negativo la riduciamo.
I trend primari che osservo sono sull’azionario (con vari indici), sull’obbligazionario
e sui metalli preziosi, senza dimenticare uno sguardo alle valute.
Fino ad oggi questo mix tra allocazione e trend following ci ha
regalato ottimi risultati.
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Attenti alla media
Come sapete, uno degli indicatori di trend che seguo
maggiormente, anzi sicuramente quello a cui presto
maggiore attenzione, è la media mobile a 10 mesi.
Quando i prezzi scendono sotto tale media, il trend è
ribassista, viceversa, quando i prezzi sono sopra il trend
è rialzista. Il trend è anche accentuato dal movimento
stesso della media. Se la media è crescente, il trend è
positivo, se è decrescente è negativo.
Di seguito, una tabella con gli ultimi prezzi e i livelli attuali
della media a 10 mesi, con la relativa distanza dalla media.
L’analisi riguarda tre indici, il DAX, l’S&P500 e il DJ
Eurostoxx50. In più, ho inserito anche l’ETF su mercati
emergenti IEEM.MI.
|
Indice
|
Prezzo
|
Media 10 mesi
|
Distanza
dalla media |
| Indice DAX |
7109
|
6974
|
+1,93%
|
| Indice S&P500 |
1300
|
1271
|
+2,28%
|
| Indice DJ Eurostoxx50 |
2782
|
2857
|
-2,63%
|
| Mercati Emergenti (IEEM.MI) |
31,28
|
32,02
|
-2,34%
|
Da questa tabella vediamo che i due indici più importanti
e che negli ultimi anni sono stati anche più forti, cioè il DAX e
l’S&P500, sono ancora in trend positivo, con i prezzi sopra
i livelli della relativa media mobile.
Tuttavia, il DJ Eurostoxx50 è già in trend negativo e lo stesso
vale per l’ETF Ishares MSCI Emerging Markets.
Va sottolineato che la media mobile a 10 mesi considerata
è quella prospettica di giugno. A maggio, tutti i quattro indici
erano in trend LONG. Giugno è ancora lungo, quindi
basterebbero anche solo piccoli rialzi di questi ultimi due indici
e il trend sarebbe ancora LONG per tutti.
Allo stesso modo, comunque, possiamo dire che basterebbero
ribassi piuttosto ridotti da parte del DAX e dell’S&P500 e si
andrebbe in generale trend ribassista. Tutte le medie sono
ancora crescenti, ma l’entità della crescita mese su mese si sta
riducendo e presto potrebbero divenire decrescenti.
Ancora una volta, da tutto questo vediamo quanto sia incerta
la situazione. Siamo in una fase in cui l’inversione del trend da
rialzista a ribassista sta diventando sempre più probabile. Per
scongiurare questo, servirebbe un bello slancio dai livelli attuali.
La media a 10 mesi è tenuta sotto osservazione da tutto
il mondo della finanza, quindi in questa fase ci giochiamo
sicuramente molto a livello di trend.
In questa fase, continuo a suggerire estrema calma nella
gestione delle posizioni. Non aprire adesso posizioni LONG e
tenere presente che nelle prossime settimane potrei decidere
di ridurre qualche posizione attualmente in portafoglio.
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La maggior parte dei guadagni si fanno dentro il trend
Ogni giorno, migliaia di analisti studiano ed analizzano centinaia,
anzi migliaia di società quotate di tutto il mondo. Gli stessi, studiano
la macroeconomia, i tassi di interesse, le politiche economiche, ecc…
Infine, grande attenzione viene prestata ai grafici e alle centinaia
di indicatori che l’analisi tecnica ha elaborato nel tempo.
Il loro lavoro è sicuramente encomiabile, ma nulla di tutto questo
ha la capacità di essere di aiuto nel guadagnare sui mercati rispetto
ad una semplice analisi del trend.
Con molto meno sforzo e maggior percentuale di successo, essere
sul mercato quando il trend è favorevole è la principale fonte di guadagno
sui mercati, insieme alle decisioni relative all’asset allocation.
Solo nell’ultimo decennio, un “noioso” sistema di trend following come
quello a cui prestiamo notevole attenzione all’interno del nostro servizio
premium Trend e Strategie di Investimento, cioè la media mobile a 10 mesi,
avrebbe permesso di essere fuori dall’azionario durante il crollo del Nasdaq
e durante la grande crisi del 2008, mentre si sarebbe stati investiti durante le
principali fasi rialziste.
E questo non vale solo per le azioni. Lo stesso funziona per i bond, le
commodity, le valute e molte altre classi di investimento. Ovviamente, c’è
la classe che segue maggiormente il trend (ad esempio le commodity) e
quella che lo segue meno (i bond), ma quando abbandoniamo il breve
termine e seguiamo il lungo, vediamo che un qualche trend è sempre
presente in quasi ogni momento su ogni classe.
Questo ci porta ad un altro paradosso, e cioè che non ragionare,
non pensare, non farsi mille domande, ma semplicemente guardare
dove sono i trend principali ed investire su di essi porta ai migliori
risultati.
Questa cosa può sembrare strana, ma storicamente è innegabile
che sia così.
“The trend is your friend, don’t fight the trend”.
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