Oro Commodity e Peak Oil

Un possibile Bull Market sulle diverse classi di investimento

Una cosa che sicuramente gli investitori piu’ attenti avranno
notato e’ che nelle ultime settimane e, soprattutto nelle ultime
giornate, c’è un generale Bull Market su praticamente tutte
le classi di investimento.

Oro, petrolio e materie prime sono in rialzo, i bond tengono
bene e salgono, fondi e titoli immobiliari si muovono bene
e l’azionario sale. Qualcuna delle precedenti classi una volta
convertite in euro sono salite un po’ meno rispetto a quanto
hanno fatto in dollari a causa della debolezza della valuta
USA, ma nel complesso anche in euro ci sono stati discreti
guadagni e sicuramente nessuna grave discesa.

Per gli investitori che si sono già posizionati e non hanno una
quantità eccessiva di ulteriore cash da investire, questo è un
vero e proprio luna park.

Certo, c’è l’investimento che sale più degli altri e quello che
sale di meno, ma nel complesso, possiamo dire che
indipendentemente da ciò che si è acquistato si sta guadagnando
un po’ su tutto nelle ultime settimane.

E a mio avviso, la cosa è destinata a continuare per un po’
(dove “un po’” potrebbero essere diversi mesi).

Vediamo di capire il perché, anche se diverse volte ho già scritto
in proposito.

In questo momento possono realizzarsi due scenari, più un terzo
che però dovrebbe essere piuttosto improbabile.

Lo Scenario 1 vede l’economia migliorare e gli utili societari continuare
a salire sia in termini nominali che reali. In questo scenario, le azioni,
spinte dai corporate earnings, salgono, ma l’economia in miglioramento fa
salire anche le commodity e magari anche gli asset immobiliari.

Lo Scenario 2 vede invece l’economia ancora ristagnare. Tuttavia, in
questa situazione il governo cerca di fare di tutto per invertire la situazione.
Il termine ormai entrato nel linguaggio economico e finanziario comune è
“Quantitative Easing” e sotto questo nome rientrano le espansioni di
liquidità, gli acquisti di asset sul mercato e quant’altro. In questo scenario,
anche se in prima battuta le forze di domanda ed offerta non sarebbero
favorevoli ad un apprezzamento degli asset, l’intervento di governo e
banche centrali finisce con l’inflazionare i prezzi.

Secondo me, uno di questi due scenari è molto probabile che si verifichi. E in
questo modo, lo vediamo, è molto difficile perdere.

Ovviamente in finanza non esistono pasti gratis e non c’è mai la certezza
assoluta, quindi ecco che è necessario introdurre il terzo scenario.

Lo Scenario 3 vede le medesime premesse dello scenario 2. Tuttavia, questa
volta le azioni di governi e banche centrali non sono sufficienti e non riescono
ad invertire la situazione e, anzi, l’economia peggiora

Personalmente, in prima battuta non assegno a questo scenario molta probabilità.

Eventualmente, se dovesse materializzarsi, credo possa essere cosa della seconda
parte del 2011.

Come detto, in finanza non esistono certezze assolute, ma bisogna muoversi
secondo probabilità. E con due scenari su tre favorevoli, anzi molto favorevoli,
credo che il downside sia piuttosto limitato.

E’ quindi mia opinione che questo sia, come poche altre volte nella storia
recente, tempo di abbandonare la prudenza eccessiva e la liquidità parcheggiata
ed investire sui mercati.

Nel portafoglio generale di Trend e Strategie di Investimento siamo già ben
posizionati, ma per chi fosse ancora rimasto alla finestra credo non sia troppo
tardi. Il sentiment generale, soprattutto sull’azionario, è ancora piuttosto negativo
e ciò ha impedito agli indici di spiccare il volo. C’è ancora tempo per investire,
quindi, ma questa situazione favorevole non durerà, comunque, per sempre.

Oro in dollari ed oro in euro

Nelle ultime settimane l’oro ha nuovamente fatto nuovi massimi
in dollari.

Tuttavia, data la notevole forza dell’euro contro il dollaro, la quotazione
nella valuta europea e’ ancora sotto i massimi fatti quest’anno, sebbene
anche in euro ci sia stata una discreta salita nelle ultime settimane.

Questa differenza notevole nelle recenti performance ha portato diversi
investitori a chiedersi del problema del cambio e se investire in titoli o
ETC auriferi non comportasse un rischio cambio.

A mio avviso questo è un errato modo di porsi il problema. Anzi, è
un problema che proprio non esiste.

Quando investiamo ad esempio in ETC auriferi, come il Lyxor Gold
Bullion Securities (GBS.MI) che da molti anni e con ottimi risultati è
presente nel portafoglio generale di Trend e Strategie di Investimento,
dobbiamo considerare che esso è sostanzialmente un sostituto della
detenzione dell’oro fisico.

Se comprassimo un lingotto di oro fisico, noi europei pagheremo in euro
all’acquisto e incasseremo in euro alla vendita. Complessivamente, otterremmo
sempre la performance dell’oro in euro.

Il problema di oro in dollari ed oro in euro è solo di natura psicologica. Quando
compriamo oro, lo facciamo perché riteniamo che esso sia destinato ad
apprezzarsi in euro. Se pensiamo che l’oro in dollari sia destinato ad
apprezzarsi di più rispetto all’oro in euro, automaticamente stiamo dicendo
che riteniamo che il dollaro sia destinato a svalutarsi contro l’euro e se
vogliamo trarre profitto da questo ci sono strumenti diversi rispetto
all’investimento in oro (come ad esempio l’operativita’ sul FOREX),
che, ripeto, viene da noi fatto esclusivamente perché riteniamo che esso
sia destinato ad apprezzarsi anche se espresso in euro.

Se, ad esempio, pernso che l’oro sia destinato a salire del 5% in
dollari e il dollaro destinato a perdere il 10% contro euro, cosi’
che, in sostanza, l’oro perde il 5% contro euro, non avrebbe
senso comprare l’ETC e poi proteggermi dal rischio cambio,
ma converrebbe operare direttamente sul cambio euro/dollaro.

Ripeto, l’unico motivo per cui compriamo un ETC aurifero è
perché pensiamo che esso sia destinato ad apprezzarsi in euro.
Non dobbiamo pensare se in dollari sale di più o di meno, quello
è un altro campo, è il campo delle valute. Cercando protezione
dal rischio cambio stiamo facendo ulteriori previsioni ed aggiungiamo
ulteriore complessità all’operazione e mentre è certo che aggiungiamo
ulteriori costi, non è detto che siamo destinati a guadagnare di più.

Infatti, molti si accorgono di questo andamento degli ultimi mesi, ma
dimenticano invece l’andamento eccezionale da gennaio a giugno.

Allora l’oro in dollari fece bene, ma niente di eclatante, mentre il GBS.MI
ebbe un apprezzamento eccezionalmente alto. Questo fu dovuto al forte
deprezzamento dell’euro a causa della crisi europea, che amplificò non
poco la performance dell’ETF aurifero.

Chi si fosse coperto, avrebbe guadagnato meno di chi avesse semplicemente
comprato il normale ETC.

A mio avviso è quindi importante separare le due cose. L’oro va analizzato
in rapporto al suo andamento in euro, mentre il mercato dei cambi è una
cosa diversa e ci sono altri strumenti per operarci.

Interessanti evoluzioni monetarie

C’è qualcosa di interessante nello stato americano del Michigan. Sembra
che in questo stato si stiano sviluppando monete alternative al dollaro,
in competizione con il biglietto verde. Mentre le banche e gli uffici
pubblici, ovviamente, debbono essere sempre pagati in dollari, molti
“small business” accettano anche altre monete, come ad esempio l’oro e
l’argento.

In altri termini, sembra essere possibile pagare determinati acquisti, se accettati
dall’esercente, tramite questi metalli (o altre forme di pagamento). Qui l’articolo
completo: http://www.connectmidmichigan.com/news/story.aspx?id=481793

Questo si aggiunge all’intenzione della Malaysia di introdurre una moneta legale
d’oro e d’argento, il gold dinar e il silver dirham in una regione del paese. Il governo
pagherà i lavoratori pubblici con il dinaro d’oro e accetterà queste valute in pagamento.

Altre 600 imprese commerciali accetteranno queste valute.

Qui l’articolo completo: http://fmxconnect.com/fmxmetalsconnect/post/2010/07/19/Guardian-Can-Malaysias-

Personalmente non credo che nell’immediato futuro faremo spesa con lingotti
d’oro o d’argento, ma di certo questi esperimenti segnalano una certa insofferenza
verso le monete cartacee, che sono considerate troppo facilmente inflazionabili.

Entrambi gli articoli mi portano a ripensare ad una previsione fatta dal think-thank
europeo “Europe 2020”, secondo cui il decennio 2010-2020 vedrà la vittoria
dell’oro nei confronti del dollaro e delle altre valute cartacee.

Mentre aspettiamo gli sviluppi, gli investimenti su oro, azioni aurifere ed altri metalli
preziosi dovrebbero continuare a far bene.

Recessione o depressione?

Da diverso tempo c’è un dibattito in cui si discute se quanto stiamo
vivendo sia una recessione “normale” o qualcosa di peggio, cioè una
vera e propria depressione.

Vediamo oggi quali sono gli argomenti relativi al fatto che questa, in
realtà, sia una depressione piuttosto che una recessione.

Il primo argomento relativo alla depressione è ovviamente la
disoccupazione.

Attualmente, in America la disoccupazione per la popolazione lavorativa
dei maschi adulti (25-64 anni) ha toccato un livello superiore a quello
della crisi dell’82, picco del dopoguerra, mentre la disoccupazione per
i giovani tocca addirittura il 25%.

Che questa sia più una depressione puo’ essere poi indicato dal fatto
che il costo per il Governo dello stimolo continua ad essere elevato.
Nelle scorse settimane, la Casa Bianca ha alzato la sua previsione circa
il budget 2011, che vedrà un deficit di 1,4 trilioni, dai precedenti
1,267 trilioni.

Ancora, dopo quasi due anni dall’inizio della crisi la FED sta ancora
cercando misure di stimolo monetario. E, intanto, nel 2010 altre 103
banche sono sostanzialmente fallite e il credito bancario continua a
contrarsi.

Tutti segnali, questi, che la crisi è ancora lontana dall’essere superata e
che effettivamente quella che stiamo vivendo può essere persino una
depressione. Sicuramente, la crisi maggiore dai tempi del ’29.

La notizia positiva, a livello di mercati, è che mentre dal punto di vista
nominale le quotazioni azionarie si sono ben riprese dopo i minimi del
2008/2009, dal punto di vista reale (quotazioni azionarie / prezzo dell’oro)
i prezzi sono notevolmente più bassi rispetto al 2007 o al picco,
sempre in termini reali, del 2000.

Cosa, questa, dovuta in parte ai ribassi dei corsi azionari, in parte al forte
apprezzamento dell’oro, che continua a mantenersi elevato, anticipando
quello che in precedenti post ho chiamato “Quantitative Easing 2.0”,
cioè un nuovo forte stimolo monetario.

A proposito di oro, negli ultimi due anni gli investitori hanno acquistato oro
ad un livello record, depositando poi lo stesso presso le banche commerciali
(direttamente o tramite ETF/ETC che detengono fisico). Le banche commerciali,
essendo piene di oro, potrebbero iniziare ad usare questo asset come nuovo
collaterale. L’uso dell’oro come collaterale per le operazioni finanziarie potrebbe
rappresentare un nuovo motivo per l’apprezzamento.

Le previsioni di un grande esperto

Nel mese di luglio è uscita la lettera trimestrale di Jeremy Grantham,
uno degli analisti ed addetti all’Asset Management più interessanti in
America. La sua capacità di anticipare il futuro dei mercati ad oggi è
stata molto buona, per non dire quasi eccezionale.

Nell’ultimo decennio, ha previsto con anticipo sia l’esplosione della
bolla tecnologica nel 2000-2002, sia il punto di acquisto a marzo
2009.

Nell’ultima lettera uscita, Grantham ha toccato diversi temi anche di
carattere macroeconomico, quale l’invecchiamento della popolazione,
il problema della spesa sanitaria e molto altro. La lettera completa può
essere ritrovata qui: http://www.gmo.com/websitecontent/JGLetter_SummerEssays_2Q10.pdf

A noi, comunque, interessa principalmente la parte dedicata al mondo
degli investimenti.

Nella sua lettera trimestrale, Grantham presenta sempre l’analisi sul
rendimento atteso per i prossimi sette anni di varie classi di investimento.

Nell’ultima lettera, la classe per cui viene previsto il rendimento più elevato
e’ quella delle azioni USA di elevata qualità (società grandi, con notevole
vantaggio competitivo e ben stabilite, come ad esempio Coca Cola, Wal Mart,
IBM, ecc…). Per questa classe di investimento Grantham prevede un
rendimento reale annuo composto del 7,3%.

Subito dietro ci sono i mercati emergenti, per i quali è previsto un rendimento
reale annuo composto del 6,6%.

Al terzo posto, con un rendimento reale ancora soddisfacente, ci sono le
azioni internazionali ad alta capitalizzazione (prevalentemente Europa,
Giappone, ecc…), con un rendimento del 4,4%.

Quindi seguono altre classi di investimento con rendimenti meno interessanti
come le small cap internazionali e le large cap USA (non “quality”), con un
rendimento reale del 2,9% e le small cap americane con un rendimento atteso
reale dell’1,1%.

Sul fronte bond, Grantham è invece piuttosto pessimista. Solo i bond
emergenti offrono un ritorno reale abbastanza buono, con un +2,2% annuo
composto. Gli inflation linked si posizionano al +0,5%, i governativi
USA allo 0,1%, mentre i governativi a breve termine (30 giorni – 2 anni)
americani hanno un rendimento atteso reale addirittura negativo, -0,1%,
così come i governativi internazionali, addirittura -0,8%.

Complessivamente, l’idea di Grantham non è molto diversa da quanto
proposto nel nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento.

Nel portafoglio generale del nostro servizio premium abbiamo sia societa’
USA di elevata qualita’, sia una forte esposizione sugli emergenti, mentre
gli investimenti che Grantham prevede abbiano poche potenzialita’ sono
fortemente sottopesati o non presenti.

E questa composizione ci ha permesso di sovraperformare ampiamente
gli indici generali: +25% circa da settembre 2006 ad oggi, mentre gli
indici europei ed americani, nello stesso periodo, hanno perso tra il 20%
e il 30%.

Quantitative Easing 2.0

In un vecchio articolo di circa un mese fa, scrissi sul tema del
rendimento del debito. In particolare, questa è la parte che ci
interessa:

“Il debito, in linea teorica, viene contratto per coprire spese ed
investimenti che dovrebbero contribuire al miglioramento delle
condizioni economiche nel paese. In altri termini, per creare la prosperità.

Fino a che la prosperità aumenta e il debito non va fuori controllo, la
cosa puo’ continuare e, per certi versi, si puo’ dire che il debito non e’ troppo
alto anche quando si trova ad una percentuale rilevante sul PIL prodotto.

Quando, però, gli impieghi del debito non sono particolarmente remunerativi,
le cose si fanno difficili. A livello di economia nazionale, dire che gli impieghi
del debito non sono remunerativi equivale a dire che essi non generano più
sufficiente crescita. Se la ricchezza prodotta non cresce adeguatamente e i
debiti si accumulano, il loro “servizio” (cioè il pagamento di interessi)
diventa progressivamente meno sostenibile.

In molti paesi occidentali sta accadendo proprio questo. La recente crisi
ha portato non ad un ristagno, bensì addirittura ad una contrazione del PIL.
Di conseguenza, la sostenibilità dei debiti è divenuta più problematica”.

Storicamente, lo sviluppo, la crescita, arriva dagli investimenti privati. Gli investimenti
pubblici creano importanti sistemi di supporto (come infrastrutture, spesa sociale, ecc…),
ma difficilmente di per se sono motori della crescita. Inoltre, è spesso molto alta la
probabilità che gli investimenti pubblici finiscano per essere improduttivi.

Contemporaneamente all’aumento dei debiti pubblici, stiamo assistendo ad
un deleverage sul fronte privato.

Il fatto che aumenti il debito pubblico per finanziare la relativa spesa, mentre cala
quello destinato a imprese e privati che, oltre ai consumi, finisce col finanziare anche
investimenti, non è affatto positivo. O meglio, di per se il calo del debito privato,
visto gli alti livelli raggiunti, non è un male, ma è il debito pubblico in aumento
che è preoccupante.

Difficilmente, quindi, si potrà innescare un circolo virtuoso su queste basi. Molto
probabilmente, serviranno nuovi stimoli. Questo, mi porta a trattare il tema di un
possibile nuovo stimolo monetario, che su molti siti e testate economiche e finanziarie
viene definito “Quantitative Easing 2.0”, per segnalare che segue quello messo in atto
tra il 2008 e il 2009.

Anche Jim Grant, una delle voci più ascoltate in campo finanziario ed editore della
pubblicazione “Grant’s Interest Rate Observer” vede come inevitabile il Quantitative
Easing 2.0. Se sarà come quello del 2008/2009 o se sarà il doppio, dice Grant, è
abbastanza irrilevante. Quel che è certo è che ci sarà, poiché è l’unica opzione dei
banchieri centrali.

Oro e metalli preziosi, di conseguenza, dovrebbero continuare a trovare supporto
dall’espansione monetaria.

L’oro è in bolla?

Domanda, questa, che ci siamo fatti in passato, ma che, con l’oro che continua a
salire ormai da anni, è bene di tanto in tanto rifarci e fare l’analisi della situazione.

Consideriamo oggi due bolle, quella dell’oro degli anni ’70 e del Nasdaq degli anni
’90 e mettiamola in confronto con l’andamento attuale dell’oro.

Negli anni ’70 l’oro ha moltiplicato il capitale iniziale di un ipotetico investitore di
ben 18 volte, mentre il Nasdaq lo moltiplicò per 10.

Attualmente, il rialzo dell’oro è poco superiore al 300% rispetto ai livelli di partenza,
quindi ci sarebbe ancora molta strada da fare se, come anche io credo, questo rialzo
dell’oro si concluderà alla fine a livelli di vera bolla.

Dopo circa 9 anni di percorso, l’attuale salita dell’oro è ancora dietro a quanto fatto
dalle altre due bolle.

Inoltre, entrambe queste bolle dopo un rialzo costante e regolare sono esplose proprio
tra il nono e il decimo anno, raggiungendo le loro vette più alte per poi deflagare. Se la
storia è di qualche guida, potremmo non essere lontani dalla fase finale di questo rialzo
dove i prezzi inizieranno ad accelerare in modo esponenziale.

Lungo il percorso ci saranno sicuramente correzioni, ma l’analisi storica sembra
essere di buon auspicio.