La forza dell’oro non è più nella debolezza del dollaro

Che l’oro sia in un Bull Market lo scriviamo
da tempo e chiunque puo’ vederlo guardando
semplicemente i grafici o le quotazioni degli
ultimi anni. Persino nel 2008, l’anno orribile
praticamente per qualsiasi classe di investimento
(tranne le obbligazioni statali), l’oro è ruscito
comunque a chiudere i dodici mesi in positivo.

Dal 2000, quando è praticamente partito il
Bull Market, al 2007, la forza dell’oro è coincisa
con la debolezza del dollaro. La valuta americana
è praticamente franata contro l’euro e poiché
spesso quando il dollaro è debole l’oro è forte,
per tutti questi anni una giustificazione della
forza dell’oro è stata proprio la debolezza
del dollaro. Anche se, va detto, il metallo
giallo è stato forte anche contro euro. La
sua crescita contro la moneta europea
è stata meno trionfale, ma è stata di tutto
rispetto.

Il 2008, comunque, ha raccontato un’altra
storia. Dopo aver toccato i massimi contro
il dollaro a 1,60, la moneta europea ha
rapidamente ripiegato ed oggi naviga vicino
ad 1,30. Nel mentre, l’oro ha oscillato molto,
ma nel complesso è rimasto complessivamente
forte.

E la cosa più interessante è che nelle ultime
settimane e mesi l’oro sta salendo bene
nonostante la robustezza del dollaro.

Tutto ciò segnala che l’oro è in Bull Market
non solo per la debolezza del dollaro, ma
per motivi autonomi. Durante i giorni burrascosi
di ottobre e novembre, l’oro non è stato
un vero e proprio “safe heaven”, perché è
sceso abbastanza insieme a tutto il resto.
Probabilmente, questo fu dovuto alle
forti liquidazioni degli hedge funds che erano
a caccia di liquidità. Ma in definitiva, la
qualità dell’oro nei periodi di crisi è comunque
emersa e sta diventando sempre più importante.

La soluzione della crisi non è dietro l’angolo
e in ogni caso le soluzioni, che passeranno per
maggiori deficit pubblici e maggiori iniezioni
di liquidità, sono favorevoli all’oro.

Per noi investitori in euro, la debolezza
della nostra moneta contro il dollaro
renderà la crescita dell’oro ancora
più interessante. Un motivo in più per
investire sul metallo una parte della liquidità.

Bocciato il piano anticrisi. Cosa ci aspetta ora?

Per fronteggiare la bufera che sta interessando
il mondo finanziario, gli USA, nelle persone
di Paulson, Bernanke e Bush, hanno proposto
un piano da 700 miliardi di dollari.

Lunedì 29 settembre, dopo diversi giorni di
discussione, il Congresso americano ha
ufficialmente bocciato il piano e, come
reazione, Wall Street ha registrato un crollo
come non se ne ricordavano da diversi anni.

L’indice Dow Jones ha perso quasi il 7%,
lo S&P500 oltre l’8% e il Nasdaq ben
oltre il 9%.

Dopo questa giornata, si aprono ora
molti dubbi per il futuro. Cosa ci attende?

Personalmente, non credo che non sarà
intrapreso alcun piano. Magari con dei
cambiamenti, magari con aggiustamenti,
magari di dimensioni minori, credo che
un nuovo piano sarà sottoposto al Congresso
per l’approvazione e questo potrebbe dare
nuova linfa ai mercati azionari, che potrebbero
reagire con euforia.

Ma questo non risolverà i problemi. Il piano
bocciato o altri piani di soccorso futuri
potranno semplicemente tamponare
momentaneamente la situazione e magari,
come la politica monetaria di Greenspan
post-bubble nel 2001, potrebbero porre
le basi per nuove, ancora più incisive, crisi
future.

L’espansione monetaria degli anni (ma direi
anche dei decenni) scorsi è stato un errore
troppo grande per poter essere risolto da un
piano pubblico. Soltanto la progressiva
distruzione di massa monetaria dovuta a
fallimenti bancari può riportare la situazione
su binari più accettabili, dove moneta e finanza
torneranno ad avere un legame con l’economia
reale.

La crisi attuale, in altri termini, non è una crisi
legata a mutui inesigibili. E’ una crisi del sistema
finanziario, anzi, del sistema monetario. Un sistema
monetario dove la moneta non è garantita da nulla
se non dalla fiducia e dove il meccanismo della
riserva frazionaria amplifica enormemente la nuova
liquidità immessa nel sistema dalla banca centrale.

Il mercato azionario, come sempre, anticipa
le crisi ed essendo il mercato attuale decisamente
in trend ribassista, è probabile che la crisi sia ben
lontana dalla risoluzione. E nel frattempo, arrivano
in questa settimana segnali di “contagio” anche
per l’Europa, con Fortis e Dexia che sono sostanzialmente
state salvate e nazionalizzate.

In questa situazione, per ora, è l’oro a trarre i maggiori
vantaggi. Il metallo giallo ha sempre registrato corposi
rialzi quando l’incertezza è cresciuta. Se la crisi è lontana
dalla soluzione, il futuro dovrebbe essere positivo per
l’oro. E mentre nei mesi passati i grandi rally
erano soprattutto sostenuti dagli investimenti di
hedge funds e mondo finanziario come speculazione,
tanto che i rialzi dell’oro avvenivano in concomitanza
con quelli delle altre commodity, nelle ultime settimane
il suo andamento è slegato da esse e rappresenta
una sorta di “safe heaven”, di bene rifugio. L’oro si sta
comportando sempre meno da commodity e sempre
più da moneta.

Facciamo un gioco sul petrolio

Le persone spesso si chiedono come mai un calo del prezzo
del petrolio del 20% come quello che abbiamo visto
recentemente non si traduce in un calo del 20% del
prezzo alla pompa. Oggi cerchiamo di spiegarlo.

Anno Prezzo
Industriale
Prezzo
al consumo
Prezzo del
greggio in €
2008 0,573 1,36 81,00
2007 0,518 1,299 67,91
2006 0,507 1,285 45,56
2005 0,454 1,22 39,40
2004 0,379 1,125 27,65

Dati dal Ministero dello Sviluppo Economico ed elaborazione
propria riguardo al prezzo del greggio in euro. Prezzi al
consumo e prezzi alla produzione sono una media dell’anno,
i prezzi del greggio sono rilevati solo a valori di fine anno.

Vediamo che nel 2004 l’incidenza del prezzo industriale
sul prezzo al consumo era del 33,60%. Nel 2008,
l’incidenza è del 42%. Facendo una media dei cinque
anni, possiamo calcolare che l’incidenza media della
componente industriale sul prezzo alla pompa è stata
del 38%.

Dal 2004 al 2008, il prezzo del greggio in euro è
cresiuto del 31% l’anno in media. Il prezzo industriale,
nello stesso periodo, è cresciuto dell’11%. In altri termini,
possiamo dire che l’aumento del greggio si è riflettuto
solo per 1/3 sul prezzo alla produzione, perchè
ovviamente ci sono altri fattori produttivi il cui prezzo non si
modifica eccessivamente da un anno all’altro.

Ora, cosa possiamo aspettarci da un calo del prezzo del
greggio del 20%?

Dunque, il calo del greggio si ripercuote solo per 1/3 sul
prezzo industriale. Quindi, dal -20% del greggio
possiamo aspettarci un -6,66% di riduzione del prezzo
industriale.

Abbiamo anche visto che il prezzo industriale pesa per
il 38% sul prezzo al consumo. Quindi, -6,66% * 38% = -2,53%.

In termini definitivi, da un calo del 20% del prezzo
del greggio non dovremo attenderci una riduzione del
prezzo maggiore del 3%. Personalmente, ricordo che
da quando il petrolio toccò quota 145$ al barile la
discesa del prezzo alla pompa è forse stata un po’
maggiore del 3%. Quindi non c’è nulla di anomalo.

Questo ovviamente è un calcolo rapido e approssimativo,
praticamente un gioco. Sicuramente possono ancora
esserci dei margini di guadagno che possono essere
spostati sui consumatori, ma non credo si vada oltre
qualche centesimo e comunque non certo i 7-8
centesimi di cui sento parlare in questi giorni.

Non bisogna cadere nell’errore di pensare che
un calo del greggio debba ripercuotersi nella
stessa misura percentuale sul prezzo alla pompa,
anhce perché negli ultimi 8 anni in euro il greggio
è più che triplicato, ma il prezzo della benzina
non è certo cresciuto di tre volte

Il fatto è che ci sono diverse componenti di costo
all’interno della benzina che compriamo alla pompa.
Molte di queste componenti crescono stabilmente con
l’inflazione (stipendi, macchinari, ecc…). Da un 20% di
variazione del greggio, dobbiamo attenderci non oltre
un 3% di movimento.

Scritto da “Roberto” per Educazione Finanziaria

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Finalmente la globalizzazione può essere un’opportunità anche per te!

Se vivi e lavori in Italia sei sottoposto alle minacce della globalizzazione

Ma alcune persone stanno già traendo profitto da questo trend…

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Una buona occasione ora. - EF Report 250

Mentre sto scrivendo questa edizione (è venerdì
16 maggio), l’oro ha appena superato quota 900$.

Dopo il grande rally di inizio anno che ha portato
il metallo giallo oltre i 1000$ per alcune giornate,
è iniziata una forte correzione che ha rispedito
le quotazioni fino a quota 850$, vanificando
praticamente tutto il rialzo del 2008. Leggi il resto

Quando è troppo è troppo… - EF Report 249

Non passa giorno che stampa e siti
internet non scrivano dell’aumento delle
quotazioni del prezzo del petrolio.

Il petrolio è stato in questo 2008 senza
dubbio il miglior investimento, con una
crescita ben superiore al 20% e tutto
questo dopo che nel 2007 era già cresciuto
del 100% circa. Leggi il resto

Una previsione interessante - EF Report 246

Frank Holmes è il CEO e il Chief Investment Officer
della U.S. Global Investor, una delle società di gestione
di fondi su commodity di maggior successo.

In una recente conferenza, Holmes ha lanciato una
sua previsione particolarmente interessante nel
comparto commodity. Secondo Holmes, il prezzo
del rame, attualmente a 4$, potrebbe arrivare a 8$
o persino 10$ entro pochi anni.

Il motivo di questa previsione è legato sostanzialmente
al mondo delle infrastrutture. Leggi il resto

Una pausa estiva per le commodity - EF Report 242

Continua anche in queste giornate il momento difficile
delle commodity.

Dopo alcuni mesi in cui c’è stata una salita repentina, i prezzi
di oro, argento, petrolio e metalli industriali sono in ribasso.

E come sempre, la correzione sulle commodity è molto
forte, rapida, repentina, in grado di mettere a dura prova
i nervi degli investitori più pazienti, oltre alla convinzione
anche dei più incalliti sostenitori del loro “bull market”.

Dobbiamo concludere che il mercato toro sulle materie
prime è giunto al termine? Leggi il resto

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