Oro Commodity e Peak Oil

Inflazione sì, inflazione no

Ad ormai circa due anni dal primo “quantitative easing” messo
in piedi per fronteggiare la grande crisi del 2008/2009, continua
la visione alternativa di cosa ci troveremo come conseguenza di
questa enorme espansione monetaria (e di quelle successive): da un
lato c’è chi vede l’inefficacia di queste manovre e, quindi, una
moderata deflazione in stile giapponese. Poi c’è chi, invece, crede
che presto o tardi questa liquidità finirà per uscire dal circuito
finanziario ed andrà ad aumentare i prezzi (inflazione).

Come sapete, io rientro nella seconda categoria.

Vediamo però ad oggi come è andata oggettivamente.
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Il futuro dell’argento

L’argento e’ a mio avviso uno dei migliori metalli preziosi
su cui investire in questo momento.

Personalmente, ritengo che un investitore debba detenere
sia oro che argento, ma se dovessi puntare per forza
su uno solo di questi due metalli, preferirei l’argento.
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Oro, argento e preziosi in euro e in dollari

Quando qualche mese fa oro e argento erano ai massimi ma,
in euro, la salita era un po’ smorzata dalla forza della valuta
europea, molti si ponevano il problema che, espressi nella
nostra valuta, i due metalli preziosi non stavano performando
al massimo.

Questo era in parte vero, ma allora dicevo a chi mi scriveva
che a noi non deve interessare cosa fanno oro e argento in dollari.

A noi interessa che oro e argento salgano in euro. Noi compriamo
oro e argento perché riteniamo che siano destinati ad apprezzarsi
in euro. Se poi essi salgono più in dollari a noi non interessa, quello
è un discorso valutario che ha a che fare con la debolezza del
dollaro e se si vuole puntare sulla debolezza del dollaro ci sono
altri investimenti.

E anche allora, nonostante la forza dell’euro, oro, argento e preziosi
in genere da inizio anno (e non solo) in euro stavano comunque mettendo
a segno una performance più che ottima e stavano facendo molto meglio
di diversi altri investimenti.

Beh, nelle ultime settimane, comunque, con la debolezza dell’euro oro
e argento stanno facendo molto meglio nella nostra valuta che non in
dollari.

Come dicevo, non è importante guardare cosa fanno questi asset
nelle altre valute. Ci sarà sempre una valuta in cui performeranno meglio
che in euro. Oggi può essere il dollaro, domani lo yen, ecc…

Ma a noi interessa solo la performance in euro. Ed in euro, direi
che entrambi stanno facendo molto bene e sono, sostanzialmente,
sui massimi.

C’e’ bolla sui metalli preziosi?

Abbiamo assistito ad un forte aumento del prezzo dei metalli preziosi
negli ultimi tempi, soprattutto se consideriamo i prezzi in euro. L’oro
e’ ovviamente cresciuto, ma anche platino e palladio e, sicuramente,
la superstar e’ stata l’argento che ha registrato ritmi di crescita
davvero notevoli.

In molti, ora, si chiedono se questa classe di investimento possa
essere in bolla ed in proposito mi sono arrivate diverse mail.

Effettivamente, sono diversi gli elementi che possono far pensare a questo.

Tuttavia, lasciatemi dire che è almeno dal 2006 che ad ogni accelerazione
del prezzo dei preziosi iniziano a circolare idee ed ipotesi su una bolla di oro,
argento e simili e ad oggi la cosa è sempre stata smentita.

Facciamo alcune premesse e considerazioni.

- Sicuramente i metalli preziosi sono stati la classe di investimento dell’ultimo
decennio e generalmente la migliore classe di un decennio difficilmente fa
bene in quello successivo;

- il fatto che questi investimenti possano non essere i migliori del decennio
in cui siamo entrati non significa che, su un arco temporale più ristretto, essi
non possano, comunque, performare molto bene;

- Non e’ comunque sempre detto che chi ha fatto bene in un decennio
non possa far bene anche in quello successivo. Le azioni americane
non furono le migliori negli anni ’80, ma fecero comunque molto bene.
Nel decennio successivo, gli anni ’90, continuarono a far bene e
furono la classe migliore.

- per una vera inversione di trend di lungo termine è comunque necessario
che cambino le condizioni fondamentali;

- i principali fondamentali che sostengono i prezzi dei metalli preziosi
sono espansione della liquidità e tassi reali bassi se non negativi.
Entrambe queste condizioni sembrano essere ancora stabilmente
presenti;

- nel Bull Market degli anni ’70, gli aumenti di prezzo furono molto più alti.

CONCLUSIONI

Ogni Bull Market di lungo termine alterna fasi di rialzo a fasi di correzione
(reazioni secondarie) che, in alcuni casi, possono anche essere piuttosto
violente.

I metalli preziosi sono cresciuti tanto ed una pausa potrebbe anche
essere dovuta. Se e soprattutto come si sviluppera’ tale correzione
non puo’ essere predetto. Potrebbe essere un mese di leggera discesa
e lateralizzazione, oppure un violento ribasso prima di trovare un supporto.

In ogni caso, non credo che il Bull Market sia finito. Quando questo finira’
vedremo i prezzi finire sotto le medie importanti, vedremo i supporti
rompersi uno dopo l’altro e, le resistenze riuscire a tenere.

Soprattutto, avremo qualche importante cambiamento dei fondamentali
a livello di politiche monetarie e tassi di interesse. Cose che, al momento,
non sembrano all’orizzonte.

E’ arrivato il QE 2.0

Con la riunione del 3 novembre del FOMC, organo della FED, abbiamo
a questo punto i dettagli della nuova fase di espansione monetaria, quella
che dai media finanziari è stata chiamata QE 2.0.

Il nuovo programma prevede tassi ancora prossimi allo zero e un nuovo
intervento sul mercato aperto per circa 600 miliardi di dollari.

Nelle scorse settimane, due erano le posizioni che si confrontavano
all’interno della FED. Ecco quello che pensavano due esponenti
della FED e che avevo riportato due settimane fa all’interno del
nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento:

- Charles Evans – Fed di Chicago: a suo avviso, persino un “remake” del
primo stimolo, cioè 1.500 miliardi, non sarebbe sufficiente. Secondo Evans
bisognerebbe allagare il mercato di liquidità, in modo tale che i tassi reali
arrivino ad essere negativi. Con i tassi attuali già prossimi allo zero, per
Evans si dovrebbe riuscire ad arrivare ad un’inflazione del 3%, in
modo che venga vinta la guerra contro la deflazione. Dopodiché,
l’economia ripartirà.

Richard Fisher – FED di Dallas: secondo Fisher, una parte rilevante del
precedente intervento è ancora fermo. Le banche hanno riserve enormi
depositate presso la FED e le società industriali, oltre ad essere piene
come non mai di liquidità, stanno investendo pochissimo rispetto ad altri
periodi post-crisi. Ulteriori stimoli non farebbero che incrementare ancora
la quantità di riserve, senza che necessariamente ci sia un effetto benefico
per l’economia.

Alla fine, sembra essere passata una linea intermedia. QE 2.0, ok, ma
per un importo comunque pari ad 1/3 rispetto al primo intervento.

Ai fini dei nostri investimenti, questo intervento è comunque positivo, poiché
dovrebbe sostenere ulteriormente le quotazioni di azioni e metalli preziosi, che
infatti nei giorni scorsi sono saliti bene (soprattutto i metalli preziosi).

Come ben sanno i nostri iscritti, sono due posizioni su cui da tempo siamo
molto investiti e con buon successo.

Entrambe queste componenti dovrebbero ben figurare in questo ambiente
di liquidità abbondante e tassi prossimi allo zero. Come ho ripetuto in passato,
i tassi reali ai minimi sono forse l’elemento più importante per sostenere il bull
market sui metalli preziosi. Poiché essi non pagano interessi e dividendi,
meno sono alti i rendimenti e minore è il costo-opportunità di rinunciare ad essi.

Se poi, come in questo caso, i rendimenti reali sono addirittura negativi, allora
il costo-opportunità nemmeno esiste.

Ma tassi bassi e liquidità abbondante sono anche un buon ambiente per
le azioni. Le aziende possono infatti raccogliere capitale di credito a costi
irrisori e con esso finanziare operazioni varie quali buy-back di azioni
proprie o operazioni straordinarie come fusioni o acquisizioni. Ne stiamo
già vedendo diverse in vari comparti e credo che la cosa continuerà. Le
operazioni straordinarie possono essere, nei prossimi mesi, il più
importante catalizzatore per il mercato azionario.

Ovviamente, i bassi tassi fanno bene anche agli utili, grazie ai minori
oneri finanziari e alla possibilità di usare maggiore leva.

Ma dal punto di vista economico, questa nuova espansione monetaria
può essere anche il segnale che qualche cosa non va oltreoceano (e non
solo) e potrebbe rappresentare un grosso punto interrogativo sul
dollaro.

In effetti, la valuta americana potrebbe soffrire non poco nei prossimi
anni. Non tanto e non solo nei confronti dell’euro, ma soprattutto nei
confronti degli asset reali.

Perche’ l’oro dovrebbe continuare a salire

Nell’ultimo post abbiamo parlato del trend di lungo termine dell’oro
e ho scritto che, al di là di qualche storno temporaneo, questo
lungo trend rialzista resta intatto e dovrebbe essere destinato a
durare.

Oggi vediamo una delle ragioni a mio avviso piu’ importanti che
sostiene questo trend.

Il principale elemento che spinge verso l’alto sono i tassi di interesse
reali.

La questione è molto semplice. Quando tenere semplicemente i soldi
su un conto remunerato permette di guadagnare dal punto di vista reale,
l’oro, che non paga interessi o dividendi, soffre.

Gli investitori, detenendo semplicemente liquidità, hanno una remunerazione
che, viceversa, non hanno detenendo oro.

Ma quando i tassi di interesse reali sono negativi, allore detenere cash è
comunque una perdita e si cercano delle alternative. L’oro, in questa
situazione, è spesso un buon “performer”, poiché quale asset reale tiene il
passo dell’inflazione.

Per determinare i tassi reali esistono diversi modi e, nei fatti, si possono
determinare diversi tassi reali a seconda dei tassi nominali che si prendono
come riferimento.

Poiché ho parlato di alternativa tra oro e cash, a mio avviso i tassi piu’
corretti da prendere in considerazione sono quelli a breve termine.

Diciamo che il nostro riferimento sono i titoli a 3 mesi, mentre per l’inflazione
prendiamo il CPI.

In USA, i Treasury a 3 mesi rendono circa lo 0,12%, mentre il CPI si
attesta all’1,1%. Abbiamo quindi un tasso reale negativo di quasi un punto
percentuale.

In Europa le cose non vanno molto meglio. I titoli a 3 mesi hanno un
rendimento dello 0,56% circa, mentre anche qui l’inflazione è poco sopra
l’1%. Anche in questo caso abbiamo interessi reali negativi.

Fintanto che questa situazione persisterà, ritengo che l’oro abbia molto
spazio davanti.

Un giorno i prezzi inizieranno ad implodere, visto che è oltre un decennio
che salgono a ritmi superiori rispetto a qualsiasi altro asset. Se inizieranno
ad implodere quando raggiungeranno 2000$ o 10.000$ non lo sappiamo.

Ma sono convinto che prima che questo accada dovremo avere dei
tassi reali stabilmente positivi.

Quale e’ la situazione su oro e metalli preziosi?

Fino ad un paio di settimane fa eravamo sui massimi per oro, argento e,
ovviamente, investimenti correlati come le azioni aurifere.

L’oro, ad esempio, in dollari e’ salito quasi senza soluzione di continuita’
da circa 1160$ a fine luglio a 1380$ a meta’ ottobre. Questa forte
cavalcata e’ stata sostenuta, in particolar modo, dalla debolezza
del dollaro, tanto che in euro la salita e’ stata molto meno eclatante
e della cosa avevo gia’ scritto.

Nelle ultime settimane l’oro ha corretto un po’, smaltendo cosi’ anche
l’elevato livello di ipercomprato.

Su queste discese piu’ recenti, qualcuno puo’ domandarsi se sia il
caso di prendere profitto o meno, visto che ormai da dieci anni
l’oro sale continuamente.

Sulla questione, la mia risposta è sostanzialmente quella che vado ora
a scrivere.

Oro, argento, azioni aurifere, ecc… sono in trend rialzista di lungo termine
e questo trend è destinato a continuare. Ovviamente, un trend rialzista di
lungo termine non procede ininterrottamente verso l’alto, ma è intervallato
da movimento di temporanea correzione.

In questo blog, cosi’ come nel mio servizio premium Trend e Strategie di Investimento,
siamo investitori di lungo termine, quindi non ci occupiamo frequentemente
di eventuali “entra ed esci”.

Il trend al momento continua ad essere rialzista e quindi per quanto mi riguarda
il suggerimento e’ di mantenere l’esposizione su oro, azioni aurifere e preziosi.

Aggiungiamo inoltre che, generalmente, discese di oro e argento vanno di pari
passo con rialzi del dollaro, quindi per noi europei ci sarebbe un elemento
in più per smorzare la volatilità e rendere meno difficile rimanere sul sentiero.

L’unica operazione che, pero’, suggerisco e’ di osservare il peso di preziosi
e azioni aurifere in portafoglio. A mio avviso queste dovrebbero essere
comprese tra il 15% e il 20%. Pertanto, se i rialzi di questi anni hanno
spinto questa classe di investimento ad avere un peso superiori a tali
percentuali, allora puo’ essere il caso di vendere parte di essa ed allocarla
su altre classi sottopesate (probabilmente potrebbe essere l’azionario,
vista la forte discesa del 2008).

Tale operazione non sarebbe di trading, bensi’ di normale ribilanciamento
di portafoglio. Ribilanciamento che andrebbe sempre effettuato ogni 6-12
mesi, o quando una classe di investimento va ad assumere un livello eccessivamente
alto rispetto a quanto previsto orginariamente.