Oro Commodity e Peak Oil
Lo storno dell’oro
La scorsa settimana abbiamo visto una forte correzione
sull’oro e sui metalli preziosi.
Molti si sono chiesti perchè, in questa fase di incertezza,
l’oro abbia stornato in modo così repentino, considerando che
esso è spesso considerato un buon asset per proteggersi nelle
fasi di incertezza.
Il punto è che se vediamo quanto successo nel 2008, anche
allora, quando si manifestarono i problemi e ancora non era
chiara la possibile soluzione che le autorità politiche e
monetarie avrebbero intrapreso, l’oro stornò e anche in modo
pesante.
Solo quando le soluzioni furono sul tavolo e si iniziò
l’espansione monetaria decisa con il “Quantitative Easing”,
l’oro iniziò una forte fase rialzista.
Comunque vedremo se lo storno sarà, come nel 2008, qualcosa
di temporaneo, o se, invece, è l’inizio di un vero e proprio
cambio di trend.
Questa settimana la situazione sembra essersi un po’ stabilizzata
e quindi dovrebbe essere più probabile il primo scenario.
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Correzione sull’oro?
Torniamo con gli articoli free di Educazione Finanziaria dopo la
pausa estiva ed iniziamo con il tema dell’oro.
Durante i ribassi degli indici azionari degli ultimi mesi, l’oro è
stato sicuramente l’investimento che ha retto meglio. Da inizio
luglio ad oggi la crescita del metallo giallo è stata del 26%,
sovraperformando enormemente il mercato azionario.
Il rischio è che sull’oro si stia generando una situazione simile
a quella dell’argento di qualche mese fa e quindi, dopo questa
forte crescita, non è da escludere una correzione.
Personalmente non credo che questa correzione rischi di compromettere
il Bull Market di lungo termine sull’oro, ma nel breve potrebbe essere
saggio togliere qualcosa “dal tavolo”.
Il discorso vale soprattutto per chi è molto esposto sul metallo
giallo, con allocazioni superiori al 15-20% del capitale totale.
Sotto questo livello, invece, un’eventuale correzione potrebbe
essere usata per accumulare.
Attualmente, c’è già stata una correzione dai massimi nell’ordine
del 5% circa. Questa correzione, a mio avviso, dovrebbe diventare
ancora più ampia. Quindi, quando saranno in molti a dire che la
“bolla dell’oro” è ormai scoppiata, il rialzo dovrebbe riprendere.
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Vincere incertezza e volatilita’ con i metalli preziosi
Siamo reduci da alcune delle giornate piu’ volatili degli
ultimi anni. Anzi, forse di tutta la storia dei mercati.
L’Europa sta affrontando la sua piu’ grave crisi finanziaria,
laquale potrebbe mettere a rischio la stessa sopravvivenza
dell’euro, mentre gli USA per la prima volta hanno perso la
tripla A.
Anche se ora le acque si sono un po’ calmate (ed era ora!),
le fondamenta dell’attuale sistema finanziario sono tutt’altro
che solide e sono diverse (e giustificate) le preoccupazioni
per i prossimi mesi. L’autunno potrebbe essere molto movimentato.
In questa fase di incertezza, i chiari vincitori sono i metalli
preziosi, dato che storicamente questi investimenti sono visti
come “safe heaven” nei momenti difficili.
In particolare, l’oro ha ora fatto nuovi massimi ed ha rotto
importanti resistenze.
Il metallo giallo sta attirando l’attenzione di molti. Per la prima
volta nella sua storia ha superato il prezzo del platino, che pure
sta andando piuttosto bene.
In questo momento, ci sono persino diverse voci che rilanciano per
un nuovo gold standard, visto che molti si sono accorti che le “fiat
valute” sono troppo instabili e possono essere “prodotte”, quindi
inflazionate, con estrema facilita’.
L’oro, invece, essendo una riserva di valore “fisica”, non ha questo
problema. Molti governi e banche centrali di paesi piccoli e grandi
stanno aumentando l’importazione di oro per diversificare ulteriormente
le loro riserve.
Il portafoglio del nostro servizio premium Trend e Strategie di Investimento
e’ da sempre molto investito in oro e suggerisco a tutti di tenere una
buona allocazione su questo metallo anche per i prossimi mesi.
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Se il prezzo del petrolio scendesse?
Da quando questo blog è partito (parliamo del 2004 sottoforma di
newsletter), tra i temi d’investimento abbiamo sempre
avuto una costante, e cioè un prezzo del petrolio sostanzialmente alto
ed in salita, con una parentesi, piuttosto breve temporalmente, del crollo tra
la seconda parte del 2008 e l’inizio 2009. Crollo a cui, però, è seguito un robusto
rebound.
Qualche settimana fa il petrolio scese un po’, dopo un forte rialzo in
concomitanza con la guerra in Libia.
Il prezzo del greggio tutto sommato sostenuto è ormai una costante che
molti investitori considerano scontata, ma cosa succederebbe se il
prezzo scendesse ed il ribasso fosse un nuovo trend?
Il prezzo del petrolio è un “peso” reale per le economie occidentali.
Si stima, solo per gli USA, che 10$ sul prezzo (in più o in meno) generi
una differenza nella crescita del PIL di 0.5 punti percentuali.
Un calo importante del prezzo del petrolio, quindi, può avere un ruolo
di vero e proprio stimolo, al pari di un nuovo QE, la cui “terza edizione”
sembra ora abbastanza improbabile.
Non dimentichiamoci che il petrolio è una materia prima molto politica
e che in molti enti ed agenzie internazionali che in qualche modo possono
influenzare il greggio (ad esempio l’IEA – International Energy
Agency) il peso americano è notevole e questo “peso” potrebbe spingere
per avere prezzi più bassi.
Questa ovviamente non è una certezza e, come sempre, quello che
seguiremo sarà il trend. Solo in questo modo potremo capire veramente
quale sarà la direzione.
Ma iniziare a considerare la possibilità di una netta inversione di tendenza
è un esercizio che può tornarci utile.
E in caso di ribasso del prezzo del petrolio, chi ne guadagnerà di più?
A mio avviso, i paesi emergenti.
Infatti, è verso questi paesi che si è spostata e si sta ancora spostando la
produzione industriale e sono questi paesi che stanno vedendo i consumi
energetici in aumento. L’aumento del petrolio dell’ultimo periodo, insieme
all’aumento delle materie agricole, è stata una delle principali cause
di una preoccupante inflazione. Il calo del greggio, al contrario, potrebbe
liberare varie risorse e spingere verso una ripresa della crescita economica
che, nell’ultimo anno, è stata rivista un po’ in calo.
Vedremo nei prossimi mesi…
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Cosa puo’ far scendere i metalli preziosi
Recentemente abbiamo visto un forte calo sui metalli
preziosi.
Quali sono i motivi di questo calo?
Personalmente, ritengo prevalentemente speculativi e
da considerare come correzione nell’ambito del trend
di lungo termine.
Si e’ parlato molto dell’aumento dei margini relativamente
al trading sull’argento e sicuramente questo ha inciso
molto, dal momento che proprio l’argento ha pagato
maggiormente dazio.
E anche il fatto che molti operatori volessero portare a
casa i profitti dopo questo forte rialzo ha indubbiamente
giocato un ruolo importante.
Queste, comunque, sono prevalentemente elementi di
breve termine che non dovrebbero modificare il trend
di lungo periodo che, al momento, resta rialzista, anche se
ulteriori correzioni non sono affatto da escludere.
A mio avviso, infatti, non e’ ancora scattato il principale
nemico dei metalli preziosi.
Quale?
Semplice, il rialzo dei tassi di interesse reali.
Il discorso e’ molto semplice. Un investitore puo’
investire 1.000 euro (o dollari) in oro o argento
o platino, ad esempio.
Questo impiego non paga interessi e non paga dividendi.
Quando liquidera’ l’investimento, se il prezzo del metallo
sara’ salito avra’ piu’ euro (e quindi un guadagno), se sara’
sceso una perdita.
Ma non e’ importante solo guadagnare. E’ importante
anche guadagnare di piu’ rispetto ad un impiego di capitale
a rischio ridotto.
Semplificando, se l’investitore impiega i 1.000 euro, ad esempio,
in titoli tedeschi che rendono l’1% annuo, dopo un anno avra’
1.010 euro. Da un impiego in metalli preziosi, quindi, si aspetterebbe
almeno questo risultato.
Seppur a fasi alterne nella storia e con una certa volatilita’, si puo’
dire che i metalli preziosi coprono dall’inflazione dei prezzi.
Quindi, l’inflazione e’ uno dei driver piu’ importanti relativamente
al prezzo di preziosi. Se l’inflazione e’ alta, ci si puo’ ragionevolmente
aspettare una buona performance dai preziosi, viceversa se
l’inflazione e’ bassa.
Se i tassi nominali sono “nemici” dei preziosi, mentre l’inflazione e’
“amica”, possiamo arrivare alla conclusione.
Piu’ e’ alto il rendimento di un’obbligazione free-risk in termini reali
e piu’ e’ costoso detenere metalli preziosi.
Di conseguenza, all’aumento dei tassi reali il rischio di un’inversione
di lungo termine sui preziosi diventa piu’ probabile, dato che gli
investitori troveranno sempre piu’ alto il costo-opportunita’ di rinunciare
agli interessi.
Ad oggi, non abbiamo avuto nulla di tutto questo, visto che l’aumento
dei tassi e’ stato accompagnato (e anche battuto) dalla crescita
dell’inflazione, pertanto io resto ancora piuttosto positivo nel lungo periodo
su questa classe di investimento.
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Perche’ oro e argento continuano a salire?
Sono state date diverse motivazioni, molte delle quali corrette.
Tra queste, recentemente una serie di motivi a mio avviso molto corretti
li ha forniti la Bank of Japan, parlando dell’aumento del prezzo delle commodity.
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L’argento e’ salito troppo?
L’argento è molto forte ormai da mesi, quindi la sua rottura dei massimi,
per certi versi, potrebbe anche far poca notizia.
Molto interessante, invece, la forza dell’oro, che ha rotto massimi che,
sostanzialmente, resistevano da novembre 2010.
Siamo in bolla?
Domanda che si sente da tempo.
Beh, vediamo la situazione sull’argento.
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