Cinque trend di lungo termine che sono molto interessanti
Nel lungo termine, investire seguendo un trend di durata pluriennale
spesso paga molto bene.
Naturalmente, per farlo sono importanti due cose: individuare i giusti
trend ed evitare di non pagare eccessivamente l’investimento all’inizio.
Sul secondo aspetto, abbiamo scritto diverse volte ed altre volte scriveremo.
Oggi, però, vorrei provare ad individuare cinque macro-trend che potrebbero
pagare bene in futuro.
1 – Scarsità di materie prime.
Dal peak oil ad altri picchi. Molti avranno sentito parlare del “peak-oil”,
cioè del raggiungimento del picco massimo di produzione nel
settore petrolifero.
Il peak oil non significa che non c’è più petrolio. Solo che la produzione
ha raggiunto il livello massimo e quindi sono necessari aumenti di prezzo e
ricerche di pozzi meno accessibili.
Dal punto di vista della scarsità, poi, c’è sicuramente il problema dell’acqua.
Circa il 20% della popolazione mondiale non ha accesso ad acqua potabile
ed in uno dei paesi che sta crescendo maggiormente, la Cina, il 75% dell’acqua
potabile è a rischio inquinamento. In questo settore, le società che si occupano
di filtri antiinquinamento per l’acqua e di desalinizzazione dovrebbero avere
un buon mercato davanti.
2 – Agricoltura
Anche il problema agricolo e del cibo è uno di quelli con cui il mondo del
futuro dovrà confrontarsi. In particolare, non si tratta solo di abbondanza di cibo,
ma anche di varietà. Man mano che i paesi emergenti diventano più ricchi,
vogliono una dieta più simile a quella occidentale composta maggiormente di
proteine.
La necessità di aree dedicate all’allevamento, i vegetali necessari a sfamare
questi animali e la generale riduzione delle superfici agricole metterà sicuramente
sotto pressione la produttività agricola. Di conseguenza, chi si occupa di fertilizzanti,
equipaggiamenti per l’agricoltura e relativi servizi dovrebbe essere ben posizionato
per i prossimi decenni.
3 – Globalizzazione ed infrastrutture
Non è mistero che uno dei punti di vantaggio in passato e ancora oggi dell’occidente
verso i paesi emergenti è la dotazione infrastrutturale. Ferrovie, strade, autostrade,
ponti, reti fognarie ed idriche, infrastrutture per la trasmissione elettrica, ponti, ecc…
hanno contribuito moltissimo ad aumentare la produttività e ridurre i tempi
di comunicazione. Ora, anche i paesi emergenti, man mano che vanno avanti nella
loro crescita, avranno bisogno di incrementare la loro dotazione infrastrutturale.
Anche in questo caso, le imprese che soddisferanno questo bisogno hanno davanti
un trend molto interessante.
4 – La generazione dei baby-boomer
Se quelli visti nei primi tre punti sono trend che interesseranno sopratutto i paesi
emergenti (anche se non esclusivamente loro), ne abbiamo altri che sono vicini
a noi. Il primo è il comportamento dei baby-boomer. E’ risaputo che l’occidente
sperimentò un forte aumento di natalità nell’immediato dopoguerra e nei decenni
successivi.
I nati in quei decenni sono oggi la quota maggiore della popolazione (visti anche
i successivi cali di natalità) e, soprattutto, coloro che detengono la maggior parte
della ricchezza. Capire il loro comportamento sarà quindi importante per
comprendere quali saranno le imprese meglio posizionate per servirle.
Sebbene non sia facile individuare il loro comportamento, una cosa è abbastanza
certa: spenderanno in salute e “healthcare” più di ogni altra generazione precedente.
In questo campo, le prospettive possono quindi essere interessanti.
5 – Mobile Device
In occidente (ma in generale anche presso le classi abbienti dei paesi emergenti),
le apparecchiature mobili (smartphone) sono sempre di più le apparecchiature
ordinarie di cui molti non possono più fare a meno.
Anche qui, le aziende del settore come Apple, Nokia ma anche altri player
dovrebbero avere nei prossimi anni un mercato in espansione.
All’interno di questi cinque trend si possono quindi selezionare singoli titoli
o ETF che possono dare buone soddisfazioni per il futuro. Come detto in
apertura, bisogna fare attenzione a non pagare troppo l’investimento ed
evitare, quindi, di acquistare titoli o settori quando sono in bolla.
Tuttavia, il “Bear Market” del 2008 ha ripulito molti eccessi e quindi
ci sono sicuramente buone opportunità di investimento su questi cinque
macro-trend.
Mercato Toro sull’oro o mercato Orso sul dollaro?
L’oro continua nella sua marcia
e nelle ultime settimane sta accelerando
notevolmente.
La resistenza intorno a quota 1000$
in passato aveva sempre retto e le
quotazioni, una volta raggiunto quel
livello, erano sempre tornato indietro.
Questa volta, invece, quota 1000$ è
stata superata con decisione e, quindi,
possiamo dire che la resistenza è
ormai archiviata.
In concomitanza con la forza dell’oro,
c’è anche una notevole debolezza
del dollaro e quindi sorge ora una
domanda:
“è questo un mercato Toro per l’oro o
è un mercato Orso per il dollaro?”
Spieghiamo meglio.
Oro e dollaro sono molto correlati
storicamente. Quando il dollaro è forte
contro le altre valute, l’oro è debole, mentre
quando è l’oro ad essere forte, allora
generalmente è il dollaro ad essere debole.
Per noi investitori europei, è importante
capire se un rialzo dell’oro in termini di
dollari è un “Toro” generale del metallo
giallo o solo debolezza del biglietto verde.
Ad esempio, dall’inizio del 2002 all’inizio
del 2005, l’oro mise a segno un gran bel
rialzo, salendo del 50% circa. Quello fu,
però, un mercato Orso del dollaro. Infatti,
nonostante il +50% circa contro il dollaro
(da 280$ a 420$), in termini di euro l’oro
oscillò intorno a quota 320€ per tutto
il tempo. In quei tre anni, ci fu
sostanzialmente un “Orso” sul dollaro.
Un investitore in euro non avrebbe
guadagnato nulla in quel periodo
investendo in oro.
Un mercato “Toro” sull’oro si ha quando
il metallo giallo sale contro tutte le altre
valute, soprattutto contro le quattro più
scambiate: dollaro, euro, yen e sterlina.
Bene, in questo momento c’è un mercato
Toro sull’oro, col metallo che è in rialzo
su tutte le quattro valute prima citate.
Quindi questo è un Bull Market sul
metallo giallo.
E l’evidenza storica è molto incoraggiante:
dal 1971, l’oro è salito contro tutte e quattro
queste valute solo per il 31% del tempo
e quando questo è accaduto, il rendimento
annuo composto (in dollari) è stato un
“mostruoso” +31%. Di conseguenza,
chi ha investito e sta investendo in oro
in questo momento puo’ attendersi un
rendimento davvero interessante.
Oro oltre quota 1.000$
Dopo molti mesi di consolidamento,
l’oro ha raggiunto e superato
quota 1.000$.
Non è la prima volta che accade.
L’oro fece il suo massimo nel
primo trimestre del 2008, a cui
fece seguito una moderata discesa.
Nel secondo semestre dello stesso
anno, ritentò senza successo di
infrangere il precedente massimo.
La grande crisi del 2008 poi
portò l’oro ad una rapida e
robusta correzione, con il metallo
che ripiegò fino a 700$. Da lì,
nuovo slancio e nuovo approccio
a quota 1.000$. Questo esattamente
un anno dopo il massimo del 2009.
Anche questa volta, però, quota
1.000$ non venne violata e la rottura si
dimostrò nuovamente una falsa
rottura.
Altro ripiegamento, questa volta
fino a quota 850$ e, dopo alcuni mesi
di consolidamento laterale, l’ultimo
slancio, quello di queste settimane
che quindi si presenta come un nuovo,
ulteriore tentativo di battere quota 1.000$.
Quando l’oro fece il suo massimo
nel 2008, preannunciò un’inflazione
sostenuta e, infatti, per tutto
il primo semestre 2008 l’inflazione
fu molto alta (erano i tempi del
petrolio a 140$). Il successivo
calo anticipò l’attuale fase
di temporanea deflazione.
Poiché l’oro è sempre stato un
buon anticipatore dell’andamento
dell’inflazione, questo nuovo
rialzo potrebbe segnalare che
le iniezioni di liquidità dei
mesi scorsi presto inizieranno a
farsi sentire sui prezzi.
Questo rialzo è piuttosto interessante
perché arriva in un periodo che storicamente
è di stagionalità negativa per l’oro.
Abbiamo visto, infatti, che generalmente
i massimi di periodo vengono fatti
nel primo trimestre dell’anno. Il fatto
che il rialzo sia partito in questi
mesi, potrebbe essere molto positivo.
Comunque, prestiamo anche attenzione.
Con questo, sono cinque i tentativi
da parte dell’oro di attaccare ed infrangere
quota 1.000$. Se anche questa volta
dovesse fallire, bisognerà prestare
attenzione perché forse il mercato
potrebbe dirci che non ci sono motivi
fondamentali per andare oltre quota
1.000$. I punti a favore sono molti:
un lungo consolidamento, una forte
inflazione monetaria, ecc… Se questo
non dovesse bastare, beh, bisognerà
iniziare a prenderne atto.
Nel mentre, comunque, l’oro dovrebbe
essere ben presente nel portafoglio
di ogni investitore e non da oggi. Gli
iscritti al nostro servizio premum
Trend e Strategie di Investimento
hanno una rilevante posizione in oro
ormai da molto tempo (praticamente,
pur con qualche momentanea interruzione,
abbiamo un investimento in oro fin
dal lancio del servizio) e più di recente
abbiamo aggiunto anche un ETF su
azioni aurifere che sta facendo già
molto bene.
Se quota 1.000$ dovesse venir
infranta con decisione, ci aspettiamo
notevoli profitti su queste posizioni.
Dei temi di investimento interessanti da qui a fine anno
Non è mai facile trovare un buon tema
di investimento in grado di sovraperformare
il mercato.
Sebbene il mercato sia ben lungi
dall’essere perfettamente efficiente come
ritengono i sostenitori della “Teoria
dell’efficienza del mercato”, non vi è
dubbio che esso presenta un elevato grado
di efficienza. Pertanto, anche quando si
trova un tema di investimento che
sembra molto promettente per un periodo
futuro, c’è sempre l’elevata probabilità che
i prezzi incorporino già queste aspettative.
Così, molto spesso, è bene concentrarsi
sull’Asset Allocation detenendo strumenti
finanziari poco costosi (come ad esempio
gli ETF) per replicare alcuni indici tra i più
importanti nelle diverse classi di investimento
(cioè indici azionari, obbligazionari, ecc…).
Detto questo e sottolineato il fatto che
la parte “core” di ogni portafoglio dovrebbe
essere dedicato all’indicizzazione, ci sono
comunque alcuni temi di investimento che
si presentano importanti da analizzare.
Questi temi possono rappresentare una
buona base per la parte del portafoglio
che si decide di investire in modo “attivo”,
oppure semplicemente per decidere se
aumentare o diminuire determinate classi
di investimento anche nell’ambito del
proprio portafoglio indicizzato.
Di seguito, alcuni temi che io ritengo abbastanza
interessanti da qui a fine anno.
1 - Discesa dell’obbligazionario di stato.
In questo 2009 l’obbligazionario statale non è stato
un grandissimo investimento sia in valore
assoluto, sia confrontato con l’azionario. Ma
soprattutto, non è stato un grande investimento
se confrontato con quanto ha fatto nel 2008,
quando ha messo a segno quasi una performance
a doppia cifra in particolare nelle scadenze
più lunghe.
A mio avviso, a fine 2008 i titoli di stato erano
piuttosto sopravvalutati e la scarsa performance
di questo 2009 non ha “eroso” questa sopravvalutazione,
anche perché non abbiamo certo assistito a dei
crolli, bensì solo a dei bassi rendimenti o piccole
perdite, a seconda delle scadenze.
I bilanci pubblici dei grandi paesi sviluppati,
siano essi gli USA o i grandi paesi europei, sono
stati messi sotto pressione dalla crisi e gli impegni
presi continueranno a metterli sotto pressione
negli anni a venire. Tassi bassi come in questo
momento, a mio avviso, non cono compatibili
con questo deterioramento delle finanze pubblico.
Di conseguenza, un investimento in titoli di stato a
lungo continuerà ad essere, a mio avviso, poco
remunerativo.
2 - Mercati emergenti e commodity.
Continuo a ritenere i mercati azionari dei paesi
emergenti preferibili a quelli dei paesi maturi.
E’ vero che questi mercati sono cresciuti
molto, ma è anche vero che essi avevano
perso molto nel precedente “Bear Market”.
Ed in definitiva, la condizione strutturale
delle aziende dei paesi emergenti è spesso
migliore di quella dei paesi maturi, con un
mercato di consumo in sviluppo, bassi
costi di produzione e governi non particolarmente
esosi dal punto di vista fiscale. I tassi di
profitto e la loro crescita rispecchiano questa
diversità strutturale.
Per cio che riguarda le commodity, esse hanno
subito una carneficina durante il Bear Market
del 2008. Se si pensa al petrolio, c’è ancora
un margine di crescita del 100% prima di
arrivare al picco del 2008. Certo, quello
era un livello probabilmente di “bolla”,
ma non dimentichiamo che nel mentre
le banche centrali hanno inflazionato al
massimo dal punto di vista monetario.
3 - Oro e Azioni aurifere
L’ultima parte del punto 2 ci introduce
a questa classe di investimento. Niente più
dell’oro risponde bene alle politiche
inflazioniste delle banche centrali. Ora l’oro
si sta avvicinando alla soglia psicologica dei
1.000$ ed ha provato a superarla nelle ultime
giornate. Se dovesse superare questa resistenza,
le potenzialità di apprezzamento sarebbero
notevoli e le azioni aurifere dovrebbero addirittura
amplificare il rialzo.
In ogni caso, mai il detto “non è tutt’oro cio’
che luccica” è stato appropriato. Non è la prima
volta negli ultimi due anni che l’oro approccia
questa resistenza di 1.000$ e tutte le volte è
stato respinto. Nell’ultima edizione di
Trend e Strategie di Investimento ho scritto che
dobbiamo seguire bene il movimento su questa zona,
perchè se dovesse essere respinto anche questa
volta, dovremo allora iniziare a prendere atto
che forse non ci sono ragioni fondamentali
perché il metallo quoti sopra 1.000$.
Questi tre temi sono a mio avviso piuttosto
importanti da seguire. Sottopesare l’azionario,
privilegiare sull’azionario i mercati emergenti,
tenere qualcosa legato alle commodity, all’oro
e alle azioni aurifere (ma monitorando bene
queste ultime due classi di investimento), si
dovrebbero ottenere buoni risultati.
Un settore interessante
Con il mercato azionario che sembra
aver ripreso un po’ di slancio, ci sono
molti settori che in questo momento
che meritano di essere considerati.
Il gruppo dei bancari e finanziari in questi
giorni sta facendo faville: è stato il settore
che ha anticipato la crisi e che è stato
penalizzato moltissimo ed ora è quello
che rimbalza più di tutti. Un discorso
simile puo’ essere fatto per il settore
delle risorse naturali e delle azioni
petrolifere ed energetiche. Negli USA,
anche il settore real estate è rimbalzato
bene.
Questi settori (a parte i petroliferi e
le risorse naturali che restano interessanti)
sono pero’ un po’ delle scommesse. Lo
stato di salute di banche e finanziari e del
real estate non è dei migliori. Magari
abbiamo toccato il fondo e il mercato
ha già scontato il peggio, ma il livello
di aleatorietà e di incognite è ancora
molto elevato. Se i piani di salvataggio
non dovessero funzionare, potremo avere
un nuovo storno.
Altri settori invece come le utility o
i tecnologici si stanno muovendo
un po’ meno ma erano stati settori
piuttosto forti e resistenti durante le
ultime cadute. Tuttavia, potrebbero
non essere ideali per sfruttare i rimbalzi.
Un settore che invece ha buone potenzialità
di rimbalzo e presenta anche buoni fondamentali
è a mio avviso quello delle azioni aurifere.
Normalmente, le azioni aurifere dovrebbero
muoversi insieme all’oro, dato che il prezzo
del metallo giallo è quello che maggiormente
influenza i ricavi e quindi gli utili. Anzi, generalmente
le azioni aurifere amplificano il movimento
dell’oro.
Questo non è stato pero’ il caso degli ultimi
anni. A fronte della crescita del prezzo
dell’oro, le azioni aurifere hanno ampiamente
sottoperformato l’andamento del metallo.
I motivi sono diversi.
In primo luogo, esse hanno mostrato una
correlazione con il mercato azionario generale
maggiore rispetto a quella storica. Probabilmente
anche molti fondi hedge avevano investito
in gold stocks e quando hanno dovuto
liquidare per fare cassa hanno venduto
massicciamente anche questo genere
di azioni.
In secondo luogo, il management di queste
aziende ha spesso commesso gravi errori,
in particolare facendo “hedging” sui prezzi
di vendita. Questo significa che, ad esempio,
quando il prezzo dell’oro era a 400$ queste
società vendevano la produzione dei successivi
mesi (6, 12 mesi, ecc…) appunto a 400$,
bloccando praticamente il prezzo. In questo
modo esse erano immuni ad eventuali cali
di prezzo, ma perdevano anche le opportunità
di apprezzamento. Il vantaggio principale
era una maggiore stabilità e certezza dei
flussi, ma si perdevano gli incrementi di
prezzo che in questi anni sono stati notevoli.
Infine, nelle miniere e nella produzione
aurifera si usa molto petrolio ed energia
in genere e negli anni scorsi il petrolio è
cresciuto più del prezzo dell’oro. In
pratica, i costi di produzione sono cresciuti
di pari passo con la crescita dei prezzi di
vendita dell’oro e spesso anche di
più.
Il risultato, in ogni caso, è stato quello
di una performance piuttosto deludente
rispetto a chi ha semplicemente investito
in oro.
Negli ultimi mesi, tuttavia, la situazione
sembra cambiata. L’Amex Gold Bugs,
un indice che raggruppa le maggiori società
aurifere, ha iniziato a sovraperformare
l’oro e considerando il buon andamento
del metallo l’indice e le società che lo compongono
dovrebbero continuare a trovare sostegno.
All’interno del nostro servizio Trend e Strategie
di Investimento abbiamo investito già da alcune
settimane in azioni aurifere tramite l’ETF quotato
su Borsa Italiana Market Access amex Gold Bugs
(GOLDA.MI) e in queste settimane l’ETF è
già in guadagno del 15% circa.
Non credo che sia troppo tardi per salire su
questo carro. Dopo i buoni rialzi delle ultime
settimane è probabile che le azioni aurifere
rifiatino un po’ e quando accadrà potrebbe
essere un buon momento per entrare su questo
settore.
La forza dell’oro non è più nella debolezza del dollaro
Che l’oro sia in un Bull Market lo scriviamo
da tempo e chiunque puo’ vederlo guardando
semplicemente i grafici o le quotazioni degli
ultimi anni. Persino nel 2008, l’anno orribile
praticamente per qualsiasi classe di investimento
(tranne le obbligazioni statali), l’oro è ruscito
comunque a chiudere i dodici mesi in positivo.
Dal 2000, quando è praticamente partito il
Bull Market, al 2007, la forza dell’oro è coincisa
con la debolezza del dollaro. La valuta americana
è praticamente franata contro l’euro e poiché
spesso quando il dollaro è debole l’oro è forte,
per tutti questi anni una giustificazione della
forza dell’oro è stata proprio la debolezza
del dollaro. Anche se, va detto, il metallo
giallo è stato forte anche contro euro. La
sua crescita contro la moneta europea
è stata meno trionfale, ma è stata di tutto
rispetto.
Il 2008, comunque, ha raccontato un’altra
storia. Dopo aver toccato i massimi contro
il dollaro a 1,60, la moneta europea ha
rapidamente ripiegato ed oggi naviga vicino
ad 1,30. Nel mentre, l’oro ha oscillato molto,
ma nel complesso è rimasto complessivamente
forte.
E la cosa più interessante è che nelle ultime
settimane e mesi l’oro sta salendo bene
nonostante la robustezza del dollaro.
Tutto ciò segnala che l’oro è in Bull Market
non solo per la debolezza del dollaro, ma
per motivi autonomi. Durante i giorni burrascosi
di ottobre e novembre, l’oro non è stato
un vero e proprio “safe heaven”, perché è
sceso abbastanza insieme a tutto il resto.
Probabilmente, questo fu dovuto alle
forti liquidazioni degli hedge funds che erano
a caccia di liquidità. Ma in definitiva, la
qualità dell’oro nei periodi di crisi è comunque
emersa e sta diventando sempre più importante.
La soluzione della crisi non è dietro l’angolo
e in ogni caso le soluzioni, che passeranno per
maggiori deficit pubblici e maggiori iniezioni
di liquidità, sono favorevoli all’oro.
Per noi investitori in euro, la debolezza
della nostra moneta contro il dollaro
renderà la crescita dell’oro ancora
più interessante. Un motivo in più per
investire sul metallo una parte della liquidità.
Bocciato il piano anticrisi. Cosa ci aspetta ora?
Per fronteggiare la bufera che sta interessando
il mondo finanziario, gli USA, nelle persone
di Paulson, Bernanke e Bush, hanno proposto
un piano da 700 miliardi di dollari.
Lunedì 29 settembre, dopo diversi giorni di
discussione, il Congresso americano ha
ufficialmente bocciato il piano e, come
reazione, Wall Street ha registrato un crollo
come non se ne ricordavano da diversi anni.
L’indice Dow Jones ha perso quasi il 7%,
lo S&P500 oltre l’8% e il Nasdaq ben
oltre il 9%.
Dopo questa giornata, si aprono ora
molti dubbi per il futuro. Cosa ci attende?
Personalmente, non credo che non sarà
intrapreso alcun piano. Magari con dei
cambiamenti, magari con aggiustamenti,
magari di dimensioni minori, credo che
un nuovo piano sarà sottoposto al Congresso
per l’approvazione e questo potrebbe dare
nuova linfa ai mercati azionari, che potrebbero
reagire con euforia.
Ma questo non risolverà i problemi. Il piano
bocciato o altri piani di soccorso futuri
potranno semplicemente tamponare
momentaneamente la situazione e magari,
come la politica monetaria di Greenspan
post-bubble nel 2001, potrebbero porre
le basi per nuove, ancora più incisive, crisi
future.
L’espansione monetaria degli anni (ma direi
anche dei decenni) scorsi è stato un errore
troppo grande per poter essere risolto da un
piano pubblico. Soltanto la progressiva
distruzione di massa monetaria dovuta a
fallimenti bancari può riportare la situazione
su binari più accettabili, dove moneta e finanza
torneranno ad avere un legame con l’economia
reale.
La crisi attuale, in altri termini, non è una crisi
legata a mutui inesigibili. E’ una crisi del sistema
finanziario, anzi, del sistema monetario. Un sistema
monetario dove la moneta non è garantita da nulla
se non dalla fiducia e dove il meccanismo della
riserva frazionaria amplifica enormemente la nuova
liquidità immessa nel sistema dalla banca centrale.
Il mercato azionario, come sempre, anticipa
le crisi ed essendo il mercato attuale decisamente
in trend ribassista, è probabile che la crisi sia ben
lontana dalla risoluzione. E nel frattempo, arrivano
in questa settimana segnali di “contagio” anche
per l’Europa, con Fortis e Dexia che sono sostanzialmente
state salvate e nazionalizzate.
In questa situazione, per ora, è l’oro a trarre i maggiori
vantaggi. Il metallo giallo ha sempre registrato corposi
rialzi quando l’incertezza è cresciuta. Se la crisi è lontana
dalla soluzione, il futuro dovrebbe essere positivo per
l’oro. E mentre nei mesi passati i grandi rally
erano soprattutto sostenuti dagli investimenti di
hedge funds e mondo finanziario come speculazione,
tanto che i rialzi dell’oro avvenivano in concomitanza
con quelli delle altre commodity, nelle ultime settimane
il suo andamento è slegato da esse e rappresenta
una sorta di “safe heaven”, di bene rifugio. L’oro si sta
comportando sempre meno da commodity e sempre
più da moneta.